27/05/2026
Maggio arriva piano, quasi senza farsi notare. Non ha l’urgenza dell’estate né la malinconia dell’inverno. Si infila nelle giornate mentre sei distratto, tra le finestre aperte al mattino, le prime cene sul balcone.
Sei in macchina nel traffico, stai tornando dal lavoro, e parte “Rimmel” di Francesco De Gregori. Ti ritrovi immediatamente nei tuoi diciotto anni, quando maggio sembrava lunghissimo.
I pomeriggi a studiare svogliatamente con le finestre spalancate, i motorini parcheggiati sotto casa, le interrogazioni che ormai contavano poco perché l’estate era troppo vicina per avere davvero paura.
Le giornate si allungano e la luce entra nelle stanze fino a tardi. In casa le persiane verdi restano socchiuse per non far entrare troppo caldo, ma abbastanza da lasciare passare il vento.
Le case di maggio hanno qualcosa di rustico e familiare. Il cotto consumato dal tempo, i mobili in noce troppo pesanti per essere spostati, le credenze con dentro i bicchieri buoni che nessuno usa mai davvero.
Dal cortile sale il profumo del glicine che si arrampica sulle ringhiere e in sottofondo qualcuno tiene la radio accesa. Passa “Fiore di Maggio” di Fabio Concato, gracchiata da una vecchia radio appoggiata sul davanzale.
La sera si cena più tardi. Ma tu comunque in orario non ci arrivavi mai. I tuoi genitori si arrabbiavano, ti chiedevano dove fossi stato e cosa avessi fatto per tutto il pomeriggio. Ma la verità è che non facevate davvero nulla. Eravate seduti a casa di Lucrezia, la tua amica con i genitori sempre fuori, quella che vi apriva la porta ancora in pigiama anche alle quattro del pomeriggio.
La casa di Lucrezia sembrava uscita da un’altra epoca. Soffitti alti, il pavimento in cotto freddo sotto le scarpe consumate. Il tavolo in salotto abbastanza lungo da raccogliervi tutti: libri aperti, merendine lasciate a metà, bicchieri pieni di tè freddo e fogli sparsi ovunque.
Le pareti odoravano sempre di moka appena fatta e di quel profumo pulito delle case abitate davvero.
Ogni tanto qualcuno metteva su un disco. “Il ragazzo della via Gluck” di Celentano.
E mentre fuori il sole iniziava a scendere, voi parlavate di tutto senza dire niente di importante.
Esci sul balcone dalla finestra del salone con la colazione in mano. Sotto casa qualcuno lava la macchina con la radio accesa che riproduce “A mano, a mano” di Rino Gaetano, qualcuno annaffia le piante nei vasi di terracotta, qualcuno parla già ad alta voce dal marciapiede. Tutto sembra identico da anni, eppure ogni maggio riesce a sembrarti nuovo.
Forse è per questo che certe canzoni riescono ancora a riportarti lì. A quelle case con le finestre sempre aperte, alle cucine con il tavolo grande al centro, ai pomeriggi lenti che odoravano di legno, caffè e vento tiepido.
Per questo, se ti va, noi di Domidea stiamo creando delle playlist che sappiano riportarci esattamente in quei momenti: nelle case che abbiamo abitato, nelle estati che stavano per iniziare, nei ricordi che hanno ancora un suono preciso.
Seguici su Spotify e cerca la nostra playlist “Stile Rustico”. Trovi il link quì:
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