08/02/2026
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Benvenuti nell’infodemia IA: quando tuo zio condivide il trailer di un videogioco credendolo il TG1
C’è una nuova pandemia, ma stavolta non serve il tampone: basta aprire Facebook.
Si chiama infodemia IA: immagini, video e audio creati o ritoccati dall’intelligenza artificiale che arrivano nel feed travestiti da “prove definitive” su Ucraina, NATO, UE, migranti e compagnia bella.
L’obiettivo non è convincerti di una singola bugia, ma buttarti addosso così tanta roba che alla fine dici: “non si capisce più niente, quindi credo a chi urla di più”. E chi urla di più è sempre lo stesso giro che ti ha già spiegato il 5G, i Soros‑chemtrail e la fine dell’Occidente a colpi di meme.
Due numeri per capire il casino
Secondo l’osservatorio europeo EDMO, a dicembre 2025 i fact‑checker hanno analizzato 1.605 casi di disinformazione: il 16% riguardava contenuti creati o manipolati con IA.
I bersagli principali: immigrazione, guerra in Ucraina, Unione Europea.
Cioè esattamente gli stessi temi che ricompaiono ogni volta che in Italia parte il rosario: “migranti, NATO e Bruxelles che ci odia”. È un climax alla Sanremo, ma con più fake e meno Ferragni.
L’IA è entrata in guerra (Ucraina & NATO edition)
Se ti ricordi, già nel 2022 era girato il deepfake di Volodymyr Zelensky che “si arrendeva” ai russi: video palesemente manipolato, mandato online e persino finito su un sito di news ucraino hackerato, prima di essere rimosso e smentito.
Faccia un po’ strana, voce non proprio la sua, contesto che non tornava: ma bastava un minuto per qualcuno per dire “eh vedi, è tutto un teatro”.
Da lì in poi, la macchina non si è fermata:
– video e immagini manipolate per dipingere i rifugiati ucraini come ingrati, viziosi, ostili ai Paesi che li ospitano;
– campagne tipo “Operation Overload”, dove account e siti filo‑Cremlino imitano loghi e stile di media occidentali (Wall Street Journal, E! News ecc.) per far sembrare reali video falsi su USAID, LGBT, complotti vari.
È la versione 2.0 della vecchia propaganda: prima ti piazzavano il volantino, adesso ti mettono Zelensky IA nel feed, con la stessa qualità di recitazione del doppiaggio di un film di serie B.
Bruxelles, “dittatura LGBT” e altre fanfiction
Poi c’è il capitolo UE / Bruxelles. Qui la trama è sempre quella:
– l’Unione Europea è una dittatura tecnocratica,
– ti imporrà migranti e ideologia gender,
– censura chi “dice la verità”.
I briefing di EDMO segnalano che l’UE è un bersaglio stabile: false notizie che presentano le proteste locali come “l’intero popolo europeo in rivolta”, mischiando immagini reali, vecchie e AI in un minestrone perfetto per l’algoritmo.
E abbiamo persino l’immagine AI della vicepresidente della Commissione Kaja Kallas in stile pioniera sovietica, usata per dire “vedete, i veri sovietici sono loro”.
È la versione digitale del “chi lo dice, sa di esserlo”: regimi che soffocano media e opposizione che piangono perché Bruxelles sarebbe una dittatura censoriale. Manca solo il meme di Spider‑Man che si indica da solo.
Migranti, Natale e la “Grande Sostituzione” a colpi di IA
Altro grande filone: migrazione.
Nelle ultime festività, EDMO ha documentato immagini e video, spesso IA o pesantemente ritoccati, che mostrano:
– “migranti musulmani” che distruggono mercatini di Natale,
– f***e che bruciano alberi e presepi,
– scene di caos spacciate per “Europa invasa”.
Molti contenuti:
– sono generati con IA,
– riciclano clip vecchie e fuori contesto,
– alimentano direttamente la narrativa della “Grande Sostituzione”: l’idea che esista un progetto per rimpiazzare la popolazione europea.
Il Consiglio d’Europa avverte che la combinazione IA + migrazione non è solo clickbait: è un vero strumento di destabilizzazione politica, utile a chi vuole far esplodere il discorso pubblico sul tema.
Tradotto: basta chiedere a un generatore di video “fammi una scena di migranti che assaltano un mercatino europeo” e hai pronto il contenuto ideale per la prossima campagna di indignazione a comando.
Quando la protesta non esiste, ma il bonifico sì
E non sempre lo scopo è solo ideologico: c’è proprio il business.
L’inchiesta di Maldita.es ha trovato 550 account TikTok che hanno pubblicato più di 5.800 video di proteste generate con IA, legate a 18 Paesi diversi, raccogliendo oltre 89 milioni di visualizzazioni.
La ricetta:
– usano strumenti di generazione video per creare f***e, bandiere, gente che urla contro il governo, ultra‑realistici a colpo d’occhio;
– cavalcano temi caldi (Palestina, Iran, Venezuela, politica interna europea),
– riempiono i post di hashtag, call to action e indignazione prêt‑à‑porter,
– monetizzano con i programmi di ricompense di TikTok, o rivendono gli account “pompati”.
È nato un nuovo settore: industria della protesta inesistente.
La rivoluzione non sarà televisiva, sarà generata da IA per pagare l’iPhone al tipo che ti ha “aperto gli occhi”.
Ok, ma come cavolo le riconosci?
Non serve diventare esperti di forense digitale. Bastano alcune buone abitudini.
Prima il profilo, poi il contenuto
Profilo nato da poco, con pochi post ma tutti virali, bio vaga (“ama la verità”, “analista indipendente”), feed pieno solo di politica estrema e zero fonti verificabili? Non è un whistleblower, è un secchio.
Dettagli sospetti nelle immagini
Le IA inciampano ancora su:
– mani, dita, orecchie, occhiali;
– f***e sullo sfondo tutte simili;
– testo su cartelli e magliette con lettere sbagliate;
– luci e ombre che non tornano.
Se la foto di “migranti che devastano il mercatino di Natale” sembra uno screenshot di un vecchio gioco per PS3, fai un bel respiro.
Nei video: labiale, audio e contesto
Il deepfake di Zelensky ne è stato un esempio da manuale: labiale strano, qualità ballerina, accento off.
In generale:
– labbra leggermente fuori sync,
– sfondo che si ripete a loop,
– audio troppo pulito per una scena caotica,
– zero informazioni su luogo, data, fonte.
Se davvero un presidente “si arrende” o un ministro “confessa il complotto”, ne parlano testate grosse, non solo la pagina “Io so cose ma non ve le dicono”.
Due click di verifica
Non è sexy, ma funziona:
– fai uno screenshot e usa la ricerca inversa: se la stessa immagine appare dal 2017 con un’altra storia, è riciclo;
– prendi una frase chiave + “fact check” (o il nome del tema + “EDMO”): spesso la smentita esiste già.
La regola dell’orgasmo morale
Il contenuto perfetto è quello che ti fa godere perché “ti dà ragione” nel tuo odio.
Se vedi un video e pensi “ah ah, beccati questi migranti/gay/europeisti/ucraini, avevo ragione io”, quello è esattamente il momento in cui dovresti fermarti e dubitare.
Perché a Mosca (e non solo) l’IA piace tantissimo
Per chi fa propaganda, l’IA è l’arma ideale:
– è veloce (migliaia di contenuti in poco tempo),
– costa poco,
– imita media e personaggi reali,
– scala benissimo (centinaia di account IA coerenti e “umani”).
Per questo l’UE sta correndo ai ripari con:
– l’AI Act, che impone etichette per i deepfake e regole severe per l’uso dell’IA in contesti sensibili come le elezioni;
– il Digital Services Act (DSA), che obbliga le piattaforme grandi a misurare e ridurre i rischi di disinformazione sistemica;
– strutture come EDMO ed iniziative tipo EUvsDisinfo, che fanno monitoraggio e formazione.
Ma anche la miglior legge del mondo non regge se poi, davanti al post indignato, chiami prima tuo zio e mai il neurone.
L’IA non ha inventato la disinformazione, l’ha solo resa più veloce, più economica e più fotogenica, soprattutto su Ucraina/NATO, UE e migranti.
Il modo più semplice per difendersi non è diventare hacker, ma recuperare tre skills base: guardare la fonte, leggere i dettagli, diffidare della roba che ci fa godere troppo nel sentirci “dalla parte giusta”.
Se il video sembra uscito da un vecchio videogioco, l’audio è da film doppiato male, la folla sullo sfondo è clonata e tuo zio lo condivide scrivendo “APRITE GLI OCCHI”… l’unica intelligenza artificiale di cui devi davvero preoccuparti, in famiglia, non è quella del computer.
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