03/06/2025
🗞️ Qualche giorno fa leggevo un curioso articolo che circolava tra gli addetti ai lavori. Citava una dichiarazione (pare vera) del 𝗠𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮:
“Non basta più che gli impianti siano invisibili da strade o spazi pubblici. Ora per gli uffici territoriali non è accettabile nemmeno che i pannelli siano visibili… dai droni.”
🤯 Un’affermazione così assurda che speri fino all’ultimo sia il solito articolo , e invece… è pubblicato da una testata giornalistica, non da un blog con dieci follower.
📌 hashtag .
Da un lato, si invoca la tutela del paesaggio fino al cielo.
Dall’altro, basta alzare gli occhi in volo per osservare ettari di teloni plastici agricoli a pochi passi da due delle città più belle della Puglia.
🎭 Queste strutture non richiedono autorizzazioni, né studi paesaggistici, né smaltimenti tracciati.
Nessuna conferenza dei servizi. Nessuna fascia di mitigazione. Nessuna Commissione regionale.
Ma se proponi un agrivoltaico:
– con riqualificazione agronomica,
– con tecnologie non fossili,
– con integrazione paesaggistica,
– con biodiversità favorita,
🗂️ allora ti aspettano 5 anni di iter autorizzativo, se tutto va bene. E forse, pure un passaggio al TAR.
🌍 Eppure, per raggiungere gli obiettivi climatici servirebbe occupare meno dell’𝟭% del territorio nazionale. Un’inezia. Ma l’unico “male” del paesaggio, oggi, pare siano le 𝗿𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶.
𝗘 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗪 𝗹’𝗜𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗔.
Con le sue contraddizioni, ma anche con tanti professionisti e operatori che non smettono di credere in un futuro diverso.