27/06/2025
Lei è Silvia Curione, a molti di noi questo nome e questo volto non dicono nulla. E, invece, l’Italia dovrebbe essere orgogliosa di questa giovane donna magistrata di 39 anni che, praticamente da sola, ha scardinato un presunto sistema di potere basato su intimidazione, corruzione e patriarcato tossico.
È stata lei la prima - e l’unica - a denunciare, in un clima di paura e omertà, l’attuale procuratore capo di Taranto Carlo Maria Capristo (a Trani all’epoca dei fatti) che, insieme ad altri, le aveva fatto pressioni di ogni genere - anche a sfondo sessuale - per indurre lei, Sostituto Procuratore, a perseguire in sede penale una persona senza che esistessero i presupposti.
Per mesi Silvia è stata oggetto di ogni genere di commenti, avance e apprezzamenti svilenti, pelosi. Ogni giorno Capristo le diceva: “Ricordati che sei solo una bambina”. “Ricordati che sei mia.” “Bambina mia” la chiamava. Lei, una pm che ha firmato indagini su mafie, criminalità organizzata e su alcuni dei casi più duri e complessi degli ultimi anni, trattata come una bambolina da un potere maschile che pensava di poterne disporre come di una cosa propria. Quanto si sbagliava.
Per mesi Silvia ha incassato, apparentemente subìto. È rimasta in silenzio, e intanto annotava tutto: i fatti e le parole; i commenti e la manipolazione.
Poi, al momento giusto, ha denunciato un intero sistema con un effetto domino che ha tirato giù con sé, oltre a Capristo (ora ai domiciliari), un collega magistrato, un poliziotto e tre imprenditori. Tutti rigorosamente uomini. Tutti di potere.
Questa è la storia di una magistrata, di una donna, di una servitrice dello Stato che ha onorato fino in fondo il suo giuramento. Lo ha fatto rischiando tutto e mettendosi contro i poteri forti, quelli veri.
Provate a parlare di lei, se avete il coraggio.
Provate a insultare anche lei, se ci riuscite. Provate a dire qualcosa su questa donna del sud libera, di questa straordinaria professionista che non ha piegato la schiena e la testa.
L’Italia, il Presidente della Repubblica, premi questa donna. Questa grande donna. Altro che “bambina”.