03/05/2026
Quante marche di Televisori a tubo catodico (CRT) hai riparato?
Penso di aver aperto e riparato la maggior parte di tutte le marche TV consumer presenti sul mercato.
Nel tempo della loro massima diffusione ho avuto la fortuna di lavorare in Citta', e i laboratori in quegli anni erano sempre pieni.
Ricordo le marche piu ottuse, a volte solo nel recuperare i ricambi quali le Panasonic e le Sony.
Queste ultime pesantissime da trasportare e gigantesche (lo schermo era circondato da uno strato di acciaio per una questione di sicurezza sulle implosioni) avevano una serie di ricambi gestiti unicamente dal produttore.
Ricordo poi gli schemi sempre davanti agli occhi per le riparazioni dei marchi Thomson e Nordmende, dove i transistor, diodi e regolatori pareva si moltiplicassero col tempo.
Di Philips e Rex si conoscevano modello, telaio e anno di produzione solo a vederle dal di fuori.
Posso dire la stessa cosa di Sinudyne marchio italiano nato negli stessi anni di Mivar, che si occupava inizialmente solo di radio. Sinudyne e Mivar si riparavano ad occhi chiusi, dimostrando che in Italia si potevano costruire ottimi TV CRT in maniera relativamente semplice.
Era anche il periodo in cui difficilmente si scartava una tv perchè aveva smesso di funzionare.
La riparazione era d'obbligo.
Le Tv costavano molto piu di oggi, invecchiavano meno lentamente.
Come non parlare bene dunque di un azienda, che ha sempre fatto scuola ai tecnici e incentivato gli appassionati alla riparazione?🤓
Nel 1999, un'azienda di Abbiategrasso produceva 950.000 televisori all'anno e controllava il 35% del mercato italiano.
Più di Philips. Più di Sony. Più di Samsung. Tutti e tre messi insieme.
Si chiamava MIVAR. E quasi nessuno fuori dall'Italia ne ha mai sentito parlare.
Carlo Vichi aveva fondato tutto nel 1945 come Var, riparando radio a Milano. Undici anni dopo nasce il marchio MIVAR. Poi arriva lo stabilimento di Abbiategrasso, in Via Dante, e quello che sembrava un'officina diventa una fabbrica da 940 dipendenti.
Tutta produzione italiana. Zero export. Ogni televisore usciva da quelle linee e finiva in una casa italiana.
Aspetta. Perché la parte più strana non è ancora arrivata.
Dentro la scatola del televisore MIVAR c'era lo schema elettrico completo. Vichi lo metteva lì di proposito: se il televisore si rompeva, tu potevi ripararti da solo. Nessun altro produttore lo faceva. Nessuno.
Fatturato 1999-2000: 350 miliardi di lire. Mercato dominato. Concorrenza internazionale schiacciata sul mercato domestico.
Spoiler: non finisce bene.
Nel 2005 arrivano i LCD. MIVAR tenta la conversione, avvia la produzione di schermi piatti, ma i costi asiatici sono una parete verticale. Non si reggono. Nel 2014 arriva il fallimento.
Quando chiude, MIVAR era l'ultimo produttore europeo di televisori CRT ancora in attività. L'ultimo. In tutto il continente.
Azzerata non da un rivale italiano, non da un concorrente europeo, ma da una scelta fatta decenni prima: restare solo in Italia, dominare quel mercato, non cercare altro.
Un'azienda che controllava un terzo delle televisioni nelle case italiane è sparita nel 2014. Il mondo non lo ha notato perché non aveva mai venduto un televisore fuori da qui.
In breve:
MIVAR di Abbiategrasso controllava il 35% del mercato TV italiano nel 1999 — più di Sony, Philips e Samsung insieme
Produceva 950.000 televisori l'anno, tutti in Italia, senza esportarne nemmeno uno
Nel 2014 fallì: era l'ultimo produttore europeo di televisori CRT ancora in attività