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Vitanova Ristrutturiamo e riqualifichiamo case, condomini e spazi per le imprese, rendendoli più efficienti e confortevoli. La nostra sicurezza? Non ci credi?

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3,57 milioni di italiani lavorano anche da remoto.Lo smart working non è più soltanto un'eredità della pandemia. Nel 202...
16/10/2026

3,57 milioni di italiani lavorano anche da remoto.

Lo smart working non è più soltanto un'eredità della pandemia. Nel 2025 il numero dei lavoratori da remoto in Italia è tornato a crescere e il modello ibrido si è ormai consolidato in molte organizzazioni.

E se cambia il luogo in cui lavoriamo, cambia anche il modo in cui utilizziamo le nostre case.

Più ore trascorse negli ambienti domestici significano nuove esigenze in termini di comfort termico, qualità dell'aria, illuminazione, acustica ed efficienza energetica. E anche una parte dei consumi si sposta verso casa.

Uno studio realizzato da Banca d'Italia con uno strumento sviluppato da ENEA ha stimato, nel campione analizzato, 1,1 kgCO₂e di emissioni aggiuntive per ogni giornata di lavoro da remoto, legate soprattutto a riscaldamento e raffrescamento.

C'è però l'altra faccia del dato: nello stesso studio le emissioni medie associate agli spostamenti casa-lavoro sono pari a 4,1 kgCO₂e al giorno, quasi quattro volte tanto.

Lo smart working, quindi, non significa semplicemente consumare di più a casa. Significa anche spostare una parte delle attività e dei consumi verso l'abitazione, rendendo ancora più importanti le sue prestazioni.

📊 Nel carosello guardiamo i numeri e cosa possono raccontarci sul modo in cui utilizziamo gli spazi domestici.

Più tempo viviamo uno spazio, più conta come è progettato.

Fonti: Osservatorio Smart Working – Politecnico di Milano, 2025; ISTAT, 2026; Banca d'Italia–ENEA, 2026.

15/10/2026

Doveva concludersi il 15 ottobre. Abbiamo deciso di prolungarla fino al 31 dicembre 2026.

Affidando a Vitanova i lavori di riqualificazione del condominio, puoi avere fino a 5 anni di energia elettrica delle parti comuni pagata da noi.

Un aiuto concreto sulle spese condominiali, insieme a un intervento che migliora l’edificio.

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Il cappotto termico compirà 70 anni nel 2027, ma è più attuale che mai.Per risalire alle sue origini dobbiamo tornare al...
15/10/2026

Il cappotto termico compirà 70 anni nel 2027, ma è più attuale che mai.

Per risalire alle sue origini dobbiamo tornare al 1957, a Berlino, dove viene realizzato su un edificio residenziale quello che è considerato uno dei primi moderni sistemi di isolamento termico a cappotto.

L'idea era semplice: anziché intervenire soltanto all'interno degli ambienti, proteggere le pareti dell'edificio applicando uno strato isolante direttamente all'esterno.

In realtà, i primi passi erano stati compiuti già negli anni precedenti. Negli anni Cinquanta, sistemi di isolamento esterno venivano utilizzati anche nei silos, per limitare la formazione di condensa e contribuire alla conservazione dei prodotti immagazzinati.

Dalla Germania, la tecnologia si diffonde anche in altri Paesi europei. Ma è soprattutto negli anni Settanta, con la crisi petrolifera e l'aumento dei costi energetici, che l'isolamento degli edifici acquista una nuova importanza.

Ridurre le dispersioni di calore diventa una necessità sempre più concreta.

Da allora, il cappotto termico continua a evolversi. Cambiano i materiali, le tecniche di posa e le prestazioni richieste, ma il principio rimane lo stesso: creare uno strato isolante continuo sulle pareti esterne, per limitare gli scambi di calore tra interno ed esterno.

Oggi quello che chiamiamo comunemente cappotto è in realtà un sistema composto da più elementi: pannelli isolanti, collanti, eventuali fissaggi, rete di armatura, rasatura e finitura protettiva.

Un'invenzione che ha attraversato quasi settant'anni di evoluzione edilizia, diventando una delle soluzioni più utilizzate nella riqualificazione energetica degli edifici.

Se stai pensando di migliorare l'isolamento della tua casa o del tuo condominio, contattaci: possiamo valutare insieme le soluzioni più adatte per dare nuova vita ai tuoi spazi.

13/10/2026

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Quante volte, guardando un tetto, ci fermiamo a pensare a quanto possa pesare?Tegole, struttura, isolamento. E poi, in a...
08/10/2026

Quante volte, guardando un tetto, ci fermiamo a pensare a quanto possa pesare?

Tegole, struttura, isolamento. E poi, in alcuni casi, pannelli fotovoltaici. Senza dimenticare ciò che una copertura può trovarsi a sopportare quando arrivano neve e vento.

Come fa tutto questo a rimanere sopra le nostre teste?

Basta partire dalle tegole per avere un’idea delle grandezze in gioco: a seconda del tipo, un manto può pesare indicativamente 40–50 kg per metro quadrato.
Su una copertura di 100 m² significa già circa 4–5 tonnellate.

E stiamo parlando soltanto del manto.

Sotto ci sono la struttura portante e gli altri elementi che compongono la copertura: supporti, isolamento, impermeabilizzazione, eventuale ventilazione. Materiali e sistemi costruttivi possono essere molto diversi e, con loro, cambia anche il peso complessivo del tetto.

Quel peso, naturalmente, non rimane tutto “sul tetto”. La struttura della copertura lo trasferisce agli elementi portanti dell’edificio, come pareti e pilastri, e da questi alle fondazioni, fino al terreno.

E il peso proprio della copertura è solo una parte di ciò che deve essere considerato.
Neve, vento ed eventuali altri carichi entrano nelle verifiche necessarie a dimensionare correttamente la struttura.

Per questo non esiste un peso massimo valido per tutti i tetti.
Forma, dimensioni, materiali, struttura e luogo in cui si trova l’edificio determinano condizioni diverse e richiedono valutazioni specifiche.

Se devi intervenire sulla copertura della tua casa, contattaci e raccontaci il tuo progetto: insieme troveremo le soluzioni più adatte per dare nuova vita ai tuoi spazi.

06/10/2026

La vostra soddisfazione è anche la nostra.
Grazie a chi ci sceglie e ci dà fiducia.

29/09/2026

"Brava amore...ma ceeerto che mi fido!"

Perdonateci....lo sappiamo che siete bravissime!

22/09/2026

Doccia con possibilità di precipitazioni intense. ⛈️
Anche nel tuo bagno è prevista pioggia?

16.766 sono le malattie professionali denunciate nel 2024 dai lavoratori del settore delle costruzioni. Un numero cresci...
18/09/2026

16.766 sono le malattie professionali denunciate nel 2024 dai lavoratori del settore delle costruzioni. Un numero cresciuto del 29,3% in un solo anno e del 145% rispetto al 2020, quando le denunce erano 6.846.

È un dato che aiuta a guardare il tema della sicurezza in cantiere da una prospettiva più ampia.

Perché quando si parla di sicurezza il pensiero va quasi inevitabilmente agli infortuni. Ma lavorare in sicurezza significa anche tutelare la salute delle persone dagli effetti che determinate attività possono produrre nel tempo.

I dati INAIL lo mostrano chiaramente: al netto dei casi non codificati, il 77,5% delle patologie denunciate nelle costruzioni riguarda l'apparato muscolo-scheletrico e il tessuto connettivo. Seguono le malattie del sistema nervoso (10,3%) e quelle dell'orecchio (9,2%).

Dietro queste percentuali ci sono aspetti molto concreti della vita di cantiere: movimentazione dei carichi, posture, movimenti ripetuti, vibrazioni, rumore, utilizzo delle attrezzature.

E ai rischi tradizionali se ne affiancano altri che stanno acquistando sempre maggiore attenzione.

Uno di questi è il caldo. Nel 2026 INAIL ha intensificato le iniziative dedicate allo stress termico nei cantieri e, ad agosto, insieme a Formedil, ha pubblicato una nuova guida dedicata proprio alla prevenzione dei rischi da alte temperature e radiazione solare.

Il quadro che emerge è quindi più complesso del solo rischio di incidente: sicurezza significa considerare le condizioni nelle quali le persone lavorano, organizzare correttamente le attività e adattare la prevenzione anche a rischi che evolvono nel tempo.

📊 Nel carosello abbiamo raccolto alcuni numeri INAIL che aiutano a leggere questa realtà.

Perché un cantiere non è fatto solo di lavorazioni, tempi e risultati. È prima di tutto un luogo in cui le persone lavorano ogni giorno.

Fonti: INAIL, Dati Inail dicembre 2025; INAIL Open Data e materiali sulla prevenzione del rischio caldo, aggiornati al 2026.

Siamo abituati a pensare al calcestruzzo come a una superficie compatta. Quello drenante, invece, è progettato per lasci...
17/09/2026

Siamo abituati a pensare al calcestruzzo come a una superficie compatta. Quello drenante, invece, è progettato per lasciarsi attraversare dall’acqua.

La differenza sta nella sua struttura: la ridotta presenza di componenti fini lascia tra gli aggregati una rete di spazi comunicanti. Quando piove, l’acqua può così attraversare la pavimentazione e raggiungere gli strati sottostanti, dove viene gestita in base a come è stato progettato il sistema.

È una caratteristica che lo rende particolarmente interessante negli spazi esterni. Parcheggi, percorsi pedonali, piazzali e aree pubbliche possono essere realizzati con superfici drenanti per favorire la gestione dell’acqua piovana e ridurne il deflusso superficiale.

E non parliamo solo di sperimentazioni. A Bologna, per esempio, il calcestruzzo drenante è stato utilizzato anche nella sistemazione degli spazi esterni di Villa Erbosa, interessando la viabilità e le aree di parcheggio del complesso ospedaliero.

Naturalmente il materiale da solo non basta. Il comportamento della pavimentazione dipende anche dagli strati sottostanti, dalle caratteristiche del terreno e da come viene progettata la gestione dell’acqua.

È qui che la scelta dei materiali incontra il progetto: non esiste una soluzione adatta a tutto, ma soluzioni diverse per esigenze e spazi diversi.

Se stai pensando di intervenire sui tuoi spazi, contattaci e raccontaci il tuo progetto: insieme troveremo le soluzioni più adatte per dare nuova vita ai tuoi spazi.

Indirizzo

Via Radici In Piano, 1
Fiorano Modenese
41042

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 18:30
Martedì 08:30 - 18:30
Mercoledì 08:30 - 18:30
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