16/10/2026
3,57 milioni di italiani lavorano anche da remoto.
Lo smart working non è più soltanto un'eredità della pandemia. Nel 2025 il numero dei lavoratori da remoto in Italia è tornato a crescere e il modello ibrido si è ormai consolidato in molte organizzazioni.
E se cambia il luogo in cui lavoriamo, cambia anche il modo in cui utilizziamo le nostre case.
Più ore trascorse negli ambienti domestici significano nuove esigenze in termini di comfort termico, qualità dell'aria, illuminazione, acustica ed efficienza energetica. E anche una parte dei consumi si sposta verso casa.
Uno studio realizzato da Banca d'Italia con uno strumento sviluppato da ENEA ha stimato, nel campione analizzato, 1,1 kgCO₂e di emissioni aggiuntive per ogni giornata di lavoro da remoto, legate soprattutto a riscaldamento e raffrescamento.
C'è però l'altra faccia del dato: nello stesso studio le emissioni medie associate agli spostamenti casa-lavoro sono pari a 4,1 kgCO₂e al giorno, quasi quattro volte tanto.
Lo smart working, quindi, non significa semplicemente consumare di più a casa. Significa anche spostare una parte delle attività e dei consumi verso l'abitazione, rendendo ancora più importanti le sue prestazioni.
📊 Nel carosello guardiamo i numeri e cosa possono raccontarci sul modo in cui utilizziamo gli spazi domestici.
Più tempo viviamo uno spazio, più conta come è progettato.
Fonti: Osservatorio Smart Working – Politecnico di Milano, 2025; ISTAT, 2026; Banca d'Italia–ENEA, 2026.