Unione Inquilini Fiumicino

Unione Inquilini Fiumicino Dal 2015 unico sindacato inquilini sul territorio di fiumicino per il diritto alla casa

🔴La casa non è una rendita, è un diritto🔴Ci raccontano che trasformare ogni appartamento in una locazione breve sia prog...
11/06/2026

🔴La casa non è una rendita, è un diritto🔴

Ci raccontano che trasformare ogni appartamento in una locazione breve sia progresso, innovazione, opportunità. La realtà è un’altra: è la mercificazione dell’abitare.

Le locazioni turistiche, incentivate dalla ricerca del massimo profitto, hanno di fatto sottratto migliaia di abitazioni al mercato residenziale. Dove prima vivevano famiglie, giovani coppie, lavoratori e studenti, oggi si cercano ospiti per pochi giorni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno case disponibili, affitti sempre più alti e una città costruita sulla rendita invece che sui bisogni delle persone.

La casa non può essere trattata come una qualsiasi merce finanziaria. È un diritto costituzionale, la base della dignità, della stabilità e della vita di una comunità.

A Fiumicino questa contraddizione è particolarmente evidente. È un territorio che cresce, che ospita migliaia di lavoratrici e lavoratori dell’aeroporto, del turismo, della logistica e dei servizi. Eppure trovare una casa a un prezzo sostenibile è diventato sempre più difficile. Molti sono costretti a vivere lontano dal luogo di lavoro, a subire affitti insostenibili o contratti precari, mentre una quota crescente del patrimonio abitativo viene destinata alle locazioni brevi e alla rendita turistica.

La conseguenza è un’emergenza abitativa che colpisce soprattutto chi ha redditi medi e bassi: giovani che non riescono a emanciparsi, famiglie che rinunciano a trasferirsi, lavoratori essenziali che non trovano un alloggio dignitoso nel comune in cui operano.

Non è una questione di demonizzare chi affitta una casa, ma di denunciare un modello economico che privilegia il profitto immediato rispetto all’interesse collettivo. Quando il mercato viene lasciato senza regole, il diritto all’abitare soccombe davanti alla rendita.

Servono politiche pubbliche coraggiose:

* regolamentare le locazioni brevi nelle aree ad alta tensione abitativa;
* aumentare l’offerta di edilizia pubblica e sociale;
* incentivare gli affitti a lungo termine;
* contrastare la speculazione immobiliare;
* riportare la funzione della casa al centro delle politiche urbane.

Una città senza residenti è un palcoscenico, non una comunità. E una casa che produce solo rendita smette di svolgere la sua funzione sociale.

La casa non è un bancomat. È un diritto. Difendere il diritto all’abitare significa difendere il futuro delle nostre città e di territori come Fiumicino.

09/06/2026

Italia Nostra si unisce al fronte contrario: nel mirino l’impatto dell’opera su biodiversità, paesaggio, salute dei cittadini e patrimonio archeologico

Domani ore 18:00 presso i Bilancioni del Faro a   non potete mancare
09/06/2026

Domani ore 18:00 presso i Bilancioni del Faro a non potete mancare

🌬️🏴‍☠️ PONENTINO #1
C'era una volta il ponentino. Quel vento che dal mare attraversava Roma e portava sollievo nelle sere d'estate.

Oggi quel vento fatica ad arrivare. Si infrange contro il cemento, contro la speculazione, contro una città costruita sempre più per il profitto e sempre meno per chi la vive.

Per questo nasce PONENTINO, la rassegna di (contro)cultura del Bilancione: uno spazio di incontro, confronto e immaginazione collettiva tra libri, musica, teatro e poesia.

📚 Mercoledì 10 giugno alle ore 18:00 inauguriamo la rassegna con la presentazione del libro "L'Internazionale della Terra" insieme all'autore Giuseppe De Marzo.
Disuguaglianze, inquinamento, povertà, esclusione sociale, collasso climatico, nuove malattie, eventi meteorologici sempre più estremi, guerre. Sono parole che sentiamo ogni giorno e che troppo spesso vengono raccontate come problemi separati. Ma lo sono davvero? O fanno parte di uno stesso modello economico e sociale che sta consumando territori, relazioni e futuro? Quali cambiamenti economici, sociali e politici dobbiamo costruire per invertire la rotta?

Ne parleremo insieme, a partire dal libro ma andando oltre il libro. Ci chiederemo come affrontare queste sfide, se le risposte che ci vengono proposte siano davvero sufficienti e quali cambiamenti siano necessari per costruire una società più giusta, solidale ed ecologica.

Lo faremo nel modo che conosciamo meglio: in riva al mare, in uno spazio difeso, libero, autogestito e vissuto collettivamente da oltre tredici anni, dove la cultura non è intrattenimento ma strumento di incontro, di conflitto e di trasformazione.

A seguire aperitivo preparato dalla ciurma del Bilancione e qualche musichetta ad accompagnare il tramonto.

Perché il ponentino forse non arriva più a Roma. Ma possiamo ancora far circolare idee, utopie e resistenza. 🏴‍☠️🌊

04/06/2026

Sotto Fiumicino e Ostia non c’è solo terra. C’è una storia intera che continua a stare zitta.

Un canale romano largo 90 metri. Non un rigagnolo, non un fossato da poco. Un’opera grande, pesante, pensata per muovere cose, persone, traffici. Una di quelle strutture che ti fanno capire subito che i Romani, quando decidevano di cambiare un paesaggio, non lo facevano con mezze misure.

Eppure oggi non lo vedi.
Non lo vedi passeggiando.
Non lo vedi in macchina.
Non lo vedi nemmeno dal satellite, come se la terra avesse deciso di tenerlo coperto con gelosia.

Sta lì sotto. Seppellito.
Nascosto da strati di terreno, da bonifiche, da secoli di spostamenti, di lavori, di trasformazioni della costa.
E la cosa più forte è proprio questa: il canale non è sparito. È ancora lì, solo che il nostro occhio moderno non riesce più ad afferrarlo.

Per chi oggi guarda quella zona, tra Fiumicino e Ostia, c’è un paesaggio apparentemente normale. Campi, strade, argini, case, percorsi di tutti i giorni. Ma sotto quella normalità si stende una geografia antica, fatta di collegamenti e di movimento.

Quel canale serviva a tenere insieme Portus e Ostia.
Due punti fondamentali del mondo romano, due porte sul mare e sul fiume, due posti dove passava roba, vita, denaro, gente che lavorava, scaricava, caricava, partiva, tornava.
Per oltre 400 anni quel collegamento ha fatto il suo mestiere.
Poi il paesaggio è cambiato. I sedimenti hanno coperto. La memoria si è allentata. La linea dell’antico è rimasta sotto, come succede a tante cose romane: sparisce la vista, non la sostanza.

È questa la parte che colpisce di più.
Noi pensiamo spesso alle rovine come a qualcosa che resta fuori, in alto, in vista.
Qui invece il contrario: la rovina sta giù, e il presente le cammina sopra senza accorgersene.

E allora cambia tutto anche il modo di guardare quel pezzo di Lazio.
Non è solo una zona di passaggio verso il mare.
È un luogo dove il sottosuolo conserva ancora una macchina antica enorme, fatta per collegare, far scorrere, tenere vivo un porto e l’altro.
Una cosa così grande che oggi sembra impossibile non vederla.
E invece sì. Sta lì. Sotto i nostri piedi.

E forse è proprio questo il bello, e il brivido, dei resti romani più nascosti: non hanno bisogno di farsi vedere per ricordarti quanto erano grandi.
Basta sapere che ci sono.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 canale romano largo 90 metri
👉 collegamento tra Portus e Ostia per oltre 400 anni
👉 struttura ancora sepolta sotto terra
👉 invisibile persino dal satellite
📚 Fonti: openedition, romanoimpero, geoportale

04/06/2026

🌬️🏴‍☠️ PONENTINO #1
C'era una volta il ponentino. Quel vento che dal mare attraversava Roma e portava sollievo nelle sere d'estate.

Oggi quel vento fatica ad arrivare. Si infrange contro il cemento, contro la speculazione, contro una città costruita sempre più per il profitto e sempre meno per chi la vive.

Per questo nasce PONENTINO, la rassegna di (contro)cultura del Bilancione: uno spazio di incontro, confronto e immaginazione collettiva tra libri, musica, teatro e poesia.

📚 Mercoledì 10 giugno alle ore 18:00 inauguriamo la rassegna con la presentazione del libro "L'Internazionale della Terra" insieme all'autore Giuseppe De Marzo.
Disuguaglianze, inquinamento, povertà, esclusione sociale, collasso climatico, nuove malattie, eventi meteorologici sempre più estremi, guerre. Sono parole che sentiamo ogni giorno e che troppo spesso vengono raccontate come problemi separati. Ma lo sono davvero? O fanno parte di uno stesso modello economico e sociale che sta consumando territori, relazioni e futuro? Quali cambiamenti economici, sociali e politici dobbiamo costruire per invertire la rotta?

Ne parleremo insieme, a partire dal libro ma andando oltre il libro. Ci chiederemo come affrontare queste sfide, se le risposte che ci vengono proposte siano davvero sufficienti e quali cambiamenti siano necessari per costruire una società più giusta, solidale ed ecologica.

Lo faremo nel modo che conosciamo meglio: in riva al mare, in uno spazio difeso, libero, autogestito e vissuto collettivamente da oltre tredici anni, dove la cultura non è intrattenimento ma strumento di incontro, di conflitto e di trasformazione.

A seguire aperitivo preparato dalla ciurma del Bilancione e qualche musichetta ad accompagnare il tramonto.

Perché il ponentino forse non arriva più a Roma. Ma possiamo ancora far circolare idee, utopie e resistenza. 🏴‍☠️🌊

03/06/2026

In queste settimane siamo preoccupate per una serie di episodi violenti che si sono verificati nella zona tra il Vecchio Faro e la spiaggia dei Bilancioni, casa nostra.
Quando diciamo che questo luogo è casa nostra non lo diciamo in modo retorico: lo diciamo perché da oltre 13 anni ce ne prendiamo cura, lo attraversiamo, lo difendiamo dalle speculazioni e dagli interessi privati. È il luogo dove molte di noi sono cresciute e dove continuiamo a costruire comunità, cultura e partecipazione.
Per questo ogni episodio di violenza rappresenta per noi una ferita alla nostra stessa lotta e una sconfitta a livello sociale perché non siamo solo parte di un territorio ma siamo soprattutto parte di una comunità.

Quello che troviamo però inaccettabile è il tentativo, ormai puntuale, di utilizzare qualsiasi fatto di cronaca per criminalizzare realtà sociali, collettivi e percorsi di autogestione.
Siamo nauseate dalle accuse e dalle insinuazioni di alcuni mezzucci di stampa, che ancora una volta preferiscono costruire narrazioni preconfezionate piuttosto che raccontare la realtà dei fatti.

La realtà è che il Collettivo No Porto e la comunità dei Bilancioni, in oltre tredici anni di attività, hanno portato in questo luogo musica, teatro, libri, poesia, dibattiti, iniziative ambientali, momenti di aggregazione e partecipazione popolare. Accusateci di questo e ci dichiareremo colpevoli. Ma non provate ad associarci a episodi criminali o a costruire collegamenti fantasiosi con fatti che non ci riguardano.

Ancora più grave è vedere come, prima ancora che vengano svolte indagini approfondite, politicanti corrano ad evocare sgomberi, repressione e misure emergenziali. Come se il problema fosse chi vive e difende il territorio e non le condizioni sociali di marginalizzazione e violenza che troppo spesso vengono ignorate fino a quando non diventano un titolo di giornale.

Questa continua strumentalizzazione ci preoccupa profondamente e ci fa chiedere: da adesso in poi ogni volta che accadrà qualcosa in un territorio vasto e frequentato quotidianamente da centinaia di persone, ci accolleranno la responsabilità di ogni episodio violento? Se da oggi in poi qualsiasi episodio dovesse essere automaticamente ricondotto al Collettivo No Porto o alla comunità dei Bilancioni, senza prove e senza alcun accertamento, come potremo non leggere questo meccanismo come un tentativo di criminalizzazione costruito a tavolino per screditarci, rendere più accetabile la nostra espulsione dall'area e avere così piazza pulita per fare i propri comodi svendendo a privati e mafia appalti e cementificazione della zona?

Questo è un atteggiamento che dovrebbe mettere in allerta tutta la popolazione locale: istituzioni e amministrazioni che rinunciano ad accertare i fatti e preferiscono indicare preventivamente dei colpevoli finiscono per perdere credibilità e alimentare il sospetto di essere più attente a tutelare determinati interessi che il bene della collettività.

Noi invece rispondiamo a queste stupide accuse organizzando anche quest'anno la nostra famosa RASSEGNA di (CONTRO)CULTURA che prenderà il nome del vento PONENTINO, vento che con cemento e palazzoni (a Corviale) non soffia quasi più dalle nostre zone su Roma ma che riporteremo sulla costa con una programmazione tra teatro, letture, musica, proiezioni e poesia.
Perché la risposta alla criminalizzazione è continuare a vivere questi spazi🏴‍☠️

29/05/2026

COMUNICATO STAMPA
Unione Inquilini: “Altro che registro dei morosi: si distinguano i casi di morosità incolpevole e si crei un registro dei proprietari che affittano in nero”

Roma, 28 maggio 2026 – Di fronte alla proposta di Fratelli d’Italia di istituire un Registro nazionale degli inquilini morosi, l’Unione Inquilini denuncia l’ennesimo tentativo di criminalizzare chi vive una condizione di difficoltà economica invece di affrontare le cause reali della morosità.

La morosità, infatti, è in larga parte incolpevole: perdita del lavoro, malattia, separazioni, aumento incontrollato dei canoni, assenza di politiche pubbliche efficaci. Prima di schedare gli inquilini, sarebbe necessario capire quanti di questi “morosi” sono in realtà persone colpite da fragilità economiche e sociali, aggravate dall’assenza nel Piano Casa degli strumenti fondamentali:
- rifinanziamento del Fondo per la morosità incolpevole,
- sostegno all’affitto,
- incremento dell’edilizia sociale,
- prevenzione degli sfratti.

L’Unione Inquilini rilancia quindi una provocazione politica chiara:
se davvero si vuole trasparenza nel mercato immobiliare, si istituisca un Registro nazionale dei proprietari che affittano in nero, che applicano canoni fuori legge o condizioni vessatorie nei confronti degli inquilini.
Solo così si avrebbe un quadro completo e reale delle distorsioni del mercato.
«Schedare gli inquilini morosi senza distinguere chi è in difficoltà da chi è realmente inadempiente è una misura ingiusta e inefficace. La vera trasparenza si ottiene colpendo l’affitto in nero e le pratiche vessatorie, non criminalizzando la povertà»
dichiara Silvia Paoluzzi, Segretaria Nazionale di Unione Inquilini.

28/05/2026

📢 *DOMANI 29 MAGGIO – ORE 10:00*
Presidio e sciopero davanti al Ministero dell’Economia

L’Unione Inquilini aderisce e invita tutte e tutti a partecipare allo sciopero indetto dai sindacati del lavoro contro le politiche sociali di questo Governo e contro un cosiddetto “Piano Casa” che rappresenta una scelta grave e inaccettabile.

❌ Un piano che non risponde alla crescente precarietà abitativa che colpisce milioni di persone.
❌ Nessuna risposta concreta a sfratti, affitti insostenibili, emergenza sociale e mancanza di edilizia pubblica.
❌ Un progetto che consegna ancora una volta il diritto alla casa ai fondi speculativi e alla finanza immobiliare, trasformando l’abitare in merce e profitto.

La casa non può essere affidata alla speculazione.
La casa è un diritto sociale fondamentale.

Per questo saremo in piazza insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari, ai pensionati, agli studenti e a tutte le persone colpite da salari bassi, affitti alle stelle e assenza di tutele.

✊ *Fermare la mercificazione della casa è una battaglia che riguarda tutte e tutti.
✊ Servono investimenti pubblici, edilizia popolare, blocco degli sfratti per fragilità sociali e un vero controllo degli affitti.

📍 Ministero dell’Economia
🗓 29 maggio
🕙 Ore 10:00

ADERIRE ALLO SCIOPERO SIGNIFICA DIFENDERE DIRITTI, SALARIO, CASA E DIGNITÀ.

Indirizzo

Via Giorgio Giorgis, 136
Fiumicino
00054

Orario di apertura

Mercoledì 15:30 - 18:30
Venerdì 09:30 - 13:00

Telefono

+393299591741

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