27/12/2022
I giorni di Natale sono quelli in cui la solitudine e le sofferenze che ognuno di noi ha dentro si fanno sentire di più.
Condivido, allora, con voi alcune parole dell’omelia di ieri di Don Paolo Arzani, con la speranza e l’augurio per tutti noi di riuscire ad ascoltare con orecchi diversi la “voce” degli angeli, e di non aver mai paura di aprirsi all’altro. Perché “per crescere, guarire ed entrare nella vita occorre essere almeno in due”.
Buon Natale!
💫💫💫
“Dio fin dalle origini ci ha la vita, la pienezza della vita, e tutti noi lo avvertiamo dentro. Siamo infatti esseri desiderosi, inquieti, in ricerca, camminiamo inseguendo un sogno, ed è proprio questa inquietudine che ci fa essere veramente umani.
Poi tante cose possono sembrar ostacolare la piena realizzazione di questa promessa: eventi dolorosi e incomprensibili, certe ferite, quegli oscuri nodi interiori che sembrano impedirti la vita, quella misteriosa sofferenza che in qualche modo tutti ci attraversa.
Nella notte di Natale, gli annunciano che quel bambino che è nato a Betlemme è il “Salvatore”. A noi non piace molto oggi questa parola. Per cosa io devo essere salvato? L’immagine del Salvatore però non vuol essere svalutante, ma è un energico invito a uscire dalla presunzione dell’ . 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗶 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗗𝗶𝗼 𝘁𝗶 𝗵𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗿𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼. 𝗣𝗲𝗿 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲, 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗲𝗱 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗼𝗰𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗱𝘂𝗲. Abbiamo bisogno dell’altro, di chi ci è accanto, dell’altro in generale. Nessuno può conoscere se stesso da solo; nessuno può sciogliere i propri nodi interiori da solo; nessuno può realizzare veramente se stesso da solo.
L’immagine del Salvatore afferma che abbiamo sempre bisogno di un altro che, in modo più o meno consapevole, ci faccia da tramite per Dio, ci illumini interiormente, ci accompagni nello scioglimento dei nostri nodi e ci introduca nella vita.
Così, allora, la voce degli angeli non solo ci aiuta ad uscire dalla presunzione di autosufficienza, ma ci annuncia anche che quella piccola luce che brilla nella notte di Betlemme è il segno che Dio non si è dimenticato della sua promessa…E che quindi il passato e l’oggi non sono l’ultima parola, che quelle ferite e quei nodi che a volte sembrano annientare il tuo anelito alla vita non sono l’ultima parola”.