04/05/2023
ENJOY THE SILENCE...
Ci eravamo presi a maleparole per giorni, forse addirittura per settimane.
Poi avevamo ceduto al silenzio, una parentesi di vita afona che, dopo tanto sbraitare, ci era parsa la Terra Promessa.
"Troppo tardi", "Forse domani", "Perché?", "Forse", "Non adesso", "Aspetta", "No" e molte altre.
L'ammasso di vocali e consonanti continuava a passarmi davanti agli occhi nonostante il buio armonico nel quale ero sprofondata.
Pensai a come se la passasse lui.
Era svuotato quanto lo ero io?
Oppure aveva già dato inizio a un nuovo capitolo della sua vita?
Un capitolo che non prevedeva il mio nome scritto sulle pagine, nemmeno tra le righe, per la verità.
Il suo, di nome, rimbombava nella mia testa come la cassa di una batteria, neanche fosse l'unico nome proprio di genere maschile a disposizione del genere umano.
Quella mattina decisi di andare in spiaggia all'alba, con la speranza che il rumore ipnotico prodotto dalle onde a contatto con la battigia mi liberasse dall'incantesimo armonico del quale ero vittima.
Lui era lì, con uno spazzolone in mano, intento a ripulire la sabbia dalle poercherie lasciate dai turisti.
In fondo faceva il bagnino, e quello era uno dei suoi compiti.
Quando mi vide si fermò all'istante e prese a fissarmi come se mi vedesse per la prima volta.
E probabilmente lo feci anch'io.
Poi lui cominciò a recitare una litania fatta delle stesse parole che ci avevano messo uno contro l'altra, e a dare un colpo di spazzolone sulla sabbia tra una e l'altra.
"Troppo tardi".
Colpo di spazzolone.
"Forse domani".
Colpo di spazzolone.
"Perché?".
Colpo di spazzolone.
"Forse".
Colpo di spazzolone.
"Non adesso".
Colpo di spazzolone.
"Aspetta".
Colpo di spazzolone.
- Stai ripulendo la nostra storia d'amore? - gli chiesi andandogli incontro.
Lui annuì, senza fermarsi, però, ma cambiando registro.
"Ti amo".
Via lo spazzolone e un passo verso di me.
"Ora".
Un nuovo passo verso di me.
"Per sempre".
Un nuovo passo verso di me.
"Tu".
Faccia a faccia con me.
Prima di baciaralo, mi chiesi se avesse avuto l'ardire di parcheggiare l'auto in spiaggia.
Ma nel momento in cui finì di formulare la domanda più inutile del mondo, le sue labbra divennero le mie, e calò di nuovo il silenzio.
Sacro come l'amore.
(Illustrazione by Yuval Robichek)
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