25/10/2026
L’OLIO TUNISINO CHE DIVENTA EUROPEO GRAZIE A UNA SIGLA MAGICA: TPA
Un litro di olio extravergine dichiarato 100% italiano a 3,99 euro. Un prezzo che fa sorgere più di un interrogativo, tanto da spingere a segnalare il caso all’ICQRF, l’organismo del Ministero dell’Agricoltura che si occupa dei controlli e della repressione delle frodi agroalimentari.
Come racconta Il Fatto Alimentare, il prezzo è difficilmente compatibile con i costi dell’olio italiano. E tra le ipotesi da verificare c’è quella dell’impiego di olio tunisino.
Ma qui si apre una questione che merita di essere spiegata.
L’olio tunisino può entrare nell’Unione europea anche attraverso il traffico di perfezionamento attivo (TPA): un regime doganale che consente di importare olio senza pagare i dazi, a condizione che, dopo la lavorazione o il confezionamento, venga riesportato fuori dall’UE.
Quell’olio, in regime TPA, non può essere venduto sul mercato italiano. Non basta imbottigliarlo in Italia per trasformarlo in olio italiano. Esistono invece altri canali d’importazione, comprese le quote agevolate, attraverso i quali l’olio tunisino può essere commercializzato legalmente, purché ne venga dichiarata correttamente l’origine.
Perché mentre i nostri olivicoltori affrontano costi crescenti, raccolte impegnative e prezzi che spesso non remunerano il lavoro, come segnalato nella grafica che sta spopolando sui social, la grande distribuzione continua a utilizzare l’olio come prodotto civetta, trasformando il prezzo stracciato in un’arma commerciale.
E quando un extravergine italiano finisce sullo scaffale a 3,99 euro, la domanda è inevitabile: chi paga davvero la differenza?