26/04/2026
Le Quattro Ore di Mascalucia
C’è un paese, ai piedi dell’Etna, che oggi si è fatto grosso, anzi gonfio, come un albero cresciuto storto e in fretta: Mascalucia. Oltre trentamila abitanti, strade larghe, villette a schiera e voci di città. Ma nel 1943, di quella Mascalucia non c’era che il nome.
C’erano tremila anime stanche, e in più cinquemila sfollati arrivati da Catania, che a quel tempo tremava sotto le bombe. Gente con valigie leggere e occhi pesanti. Il paese si stringeva, come poteva: in una stanza dormivano in dieci, l’acqua si centellinava, il pane si divideva col coltello e senza recriminazioni.
Ma a volte basta una giornata storta — il 3 agosto, per esempio — per far esplodere tutto.
A Mascalucia bivaccavano duemila soldati tedeschi, stanchi pure loro, col dito sul gr*****to e la faccia dura. I soldati italiani, pochi, silenziosi, erano addetti alle fotoelettriche.
L’Italia era ancora “alleata” della Germania, almeno sulla carta. Ma la realtà, come spesso accade, smentiva i documenti.
I tedeschi cominciarono a razziare: animali, vettovaglie, biciclette, perfino la pazienza della gente. La goccia scivolò nel vaso quando un gruppo di soldati tentò di rubare una camionetta. Ma il proprietario aveva staccato la batteria.
In quel momento intervenne Francesco Wagner, 22 anni, mantovano, soldato italiano con la schiena dritta e il moschetto carico.
Li minacciò. I tedeschi, sorpresi, si ritrassero. Ma promisero vendetta, com’è usanza dei prepotenti.
Poco dopo, Wagner fu sorpreso mentre era fermo con la sua moto. Gliela presero. E lui, che non era tipo da mandare giù la rabbia, li rincorse, e li trovò. Erano accanto a un camion carico di soldati. Lui tirò fuori il moschetto, e poi — gesto da cinema, ma reale — una bomba a mano con la linguetta tra i denti.
I nazisti si fermarono. La paura parla tutte le lingue. Gli restituirono la moto.
Più tardi, Wagner catturò un altro tedesco che tentava un’irruzione. Ma quello, con una pi***la nascosta, gli sparò alle spalle. E lo lasciò lì.
Francesco Wagner morì così: da solo, in piedi, tradito.
E mentre in una parte del paese si piangeva, dall’altra scoppiava il fuoco. A Villa Amato, i nazisti cercavano armi. Il proprietario, Giovanni Amato, non chinò la testa. Lo fucilarono davanti al cancello. I familiari risposero, spararono, colpirono. I cadaveri tedeschi vennero nascosti, ché l’odore della rappresaglia già si sentiva.
La notizia si diffuse come una miccia corta. E Mascalucia esplose.
Si sparava dai tetti della Chiesa Madre, di San Vito, dai balconi, dalle ville. Si piazzò perfino una mitragliatrice alle porte del paese. Dalle 17 alle 21, fu guerriglia urbana, senza quartiere, senza ordini, senza tregua.
Poi, alle 21, una pausa silenziosa. Le mani tremavano, i corpi andavano raccolti.
Ma alle 22 arrivarono i rinforzi tedeschi. Con loro, un panzer, e la richiesta glaciale:
“Cento mascaluciesi da fucilare. Subito. Per rappresaglia.”
Il podestà tentava di trattare, ma i nazisti stringevano. Finché Tommaso Nicolosi, vigile militarizzato, fece il gesto che nessuno si aspettava: disarmò l’ufficiale tedesco e gli puntò la pi***la alla testa.
Non fu retorica, fu istinto. Con gli inglesi alle porte e l’arma alla tempia, il comandante si arrese. La colonna lasciò il paese.
14 tedeschi morti. Altri scomparsi.
Di civili feriti o uccisi, nessuna lista certa. Alcuni rimasero anonimi per scelta, per paura, per dignità. Ma si sa che, oltre a Wagner e Amato, morì un cittadino e due soldati italiani che avevano preso parte alla rivolta.
Il 7 agosto arrivarono gli inglesi. Ma la guerra, per Mascalucia, era finita quattro giorni prima, quando il popolo prese in mano il proprio destino.
Il 12 novembre 2022, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella consegnò al Comune la Medaglia d’Argento al Merito Civile.
La motivazione era limpida come il sangue versato:
“Primo comune in Europa a insorgere contro l’esercito tedesco.”
Ecco, Mascalucia. Quattro ore bastarono per fare la storia. E ancora oggi, vale la pena ricordarlo.
Fonti : mascalucia. Org :- La Resistenza etnea: le quattro ore di Mascalucia del 3 agosto 1943 di Francesca Calì ; palermo.anpi. It :- Estate 1943: Una lunga scia di sangue nell’area etnea. Le stragi naziste di Domenico Stimolo; La resistenza italiana in Sicilia. I martiri e gli eroi di Mascalucia e Pedara di Nicola Musumarra