04/11/2025
Dopo il crollo della Torre dei Conti, in cui ha perso la vita un operaio, è partita la consueta caccia al colpevole all’italiana, così che ognuno possa pulirsi la coscienza e tornare serenamente alla propria vita.
C’è chi si affretta a dire che a giugno la torre fosse strutturalmente sicura, che avesse superato prove di carico e analisi necessarie; chi invece punta il dito sui lavori in corso.
Troppo facile, miei cari.
La realtà è molto più complessa di così.
Partiamo da un fatto: questo edificio storico, di cui oggi tutti ci indigniamo, era in completo stato di abbandono dal 2007.
Dal sito del Campidoglio si legge:
“Paramento murario esterno con estesi e diffusi fenomeni di decoesione, che hanno favorito in diversi punti lo sviluppo di vegetazione spontanea.”
“Si segnalano all’interno il crollo di alcuni controsoffitti moderni, l’ammaloramento degli infissi di finestre e porte e danni alle pitture.”
“All’ultimo piano due ambienti hanno subito infiltrazioni causate dal continuo ristagno d’acqua sulla terrazza sovrastante, a seguito del distacco della guaina di protezione del pavimento. La guaina è stata rinnovata nel novembre 2019, ma il solaio e le pareti danneggiate non sono mai stati sanati.”
La responsabilità cadrà sicuramente su qualcuno — di solito su chi interviene per ultimo, perché così funziona il nostro sistema — ma la colpa, quella vera, è molto più diffusa, è radicata in noi. E' la somma di decenni e decenni di scelte sbagliate.
Ecco un piccolo elenco, sicuramente non esaustivo:
- incuria e abbandono;
- burocrazia che spesso richiede tempi infiniti togliendo tempo a progettazione e esecuzione dei lavori;
- superfetazioni e trasformazioni che, nei decenni, hanno indebolito la struttura invece di rinforzarla;
- tempi folli imposti per rispettare il PNRR (in questo caso) e non perdere i fondi (qui mi espongo, ci scommetto);
- menefreghismo della collettività, e quindi anche della politica (dove erano le proteste prima del crollo?);
- mancanza di consapevolezza di istituzioni, politica e cittadini: senza visione e senza interesse, tutto è destinato a deteriorarsi.
Potrei continuare, ma mi fermo qui.
E' troppo comodo pensare che sia colpa solo della ditta, di un progetto sbagliato o — come ho letto da qualche parte — del piccolo terremoto avvenuto pochi giorni fa in zona.
Diamoci una svegliata collettiva.
Perché, se non cambia qualcosa, di crolli come questo ne vedremo sempre di più.
E tenere pulite le coscienze richiederà voli pindarici sempre più alti.