28/02/2026
Nell’ottobre 2023 mi trovavo a Manama, nel Regno del Bahrein, all’interno della base USA, per partecipare a una riunione tecnica con rappresentanti del Governo degli Stati Uniti.
Ero lì in qualità di progettista (DOR ) per alcuni interventi infrastrutturali all’interno della base.
In quei giorni ho visto una realtà fatta di organizzazione, sicurezza, pianificazione rigorosa, procedure, controllo dei rischi. Una macchina complessa, dove ogni dettaglio è studiato e ogni intervento è pianificato con precisione.
Oggi vedere che quella stessa base è sotto attacco da parte dell’Iran mi ha fatto riflettere profondamente.
Quando si lavora come ingegnere in contesti militari o strategici, si è concentrati sugli aspetti tecnici: carichi, normative, sicurezza strutturale, resilienza, protezione passiva.
Ma dietro ogni disegno, dietro ogni relazione tecnica, dietro ogni dettaglio costruttivo, ci sono persone. Professionisti, militari, civili.
Visitare quei luoghi ti fa comprendere quanto le infrastrutture non siano solo opere di ingegneria, ma nodi sensibili di equilibri geopolitici complessi.
La guerra, vista da lontano, è notizia.
Vista da vicino, anche solo per aver camminato in quei luoghi, assume un significato diverso.
Come ingegneri siamo chiamati a progettare strutture sicure, resilienti, capaci di resistere.
Ma restiamo prima di tutto uomini, consapevoli che dietro ogni infrastruttura ci sono vite umane.
In questi momenti non posso che pensare alle persone che lavorano lì, auspicando che prevalga sempre la diplomazia sulla distruzione.