11/03/2026
Negli ultimi anni diversi studi hanno portato nuove evidenze sulla trombolisi nell’ictus ischemico, e alcune di queste sono già state recepite nelle linee guida americane, delle quali facciamo una rapida overview.
È importante ricordare che si tratta di raccomandazioni statunitensi: le linee guida italiane non sono ancora state aggiornate, ma è probabile che molte di queste indicazioni vengano integrate nei prossimi aggiornamenti.
Una delle novità più rilevanti riguarda il tenecteplase. Studi randomizzati degli ultimi anni, hanno dimostrato che il tenecteplase alla dose di 0,25 mg/kg è non inferiore all’alteplase, rendendolo una valida alternativa nella trombolisi dell’ictus ischemico.
Un altro punto chiave riguarda la gestione dei minor stroke. Le nuove raccomandazioni sottolineano l’importanza di distinguere tra deficit disabilitanti e non disabilitanti, perché la decisione di eseguire la trombolisi dipende soprattutto dall’impatto funzionale del deficit e non solo dal punteggio NIHSS.
Nei pazienti con deficit minori non disabilitanti, con livello di evidenza 1A, viene raccomandata la doppia terapia antiaggregante. In più viene definito il ruolo del ticagrelor, soprattutto nei pazienti con stenosi intra- o extracranica, dove può rappresentare una strategia terapeutica molto rilevante.
Infine, una novità importante riguarda la gestione della pressione arteriosa. Non si parla più solo di evitare valori troppo elevati — mantenendo la pressione sotto 185/110 prima della trombolisi e sotto 180/105 dopo — ma anche di evitare l’ipotensione, introducendo per la prima volta il concetto di range pressorio da garantire per un’adeguata perfusione cerebrale.
Nel complesso, queste novità riflettono come la trombolisi stia diventando sempre più guidata dalle evidenze e sempre più personalizzata nella selezione dei pazienti.
Recap iconografico ad opera di .rubbio