08/09/2026
Non possiamo evitare di parlare del nuovo rapporto dell'UNEP (Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente), che dovrebbe essere la notizia di apertura di ogni telegiornale da oggi in poi.
Il rapporto, intitolato "Limiting Overshoot" e pubblicato il 2 settembre 2026, ci mette di fronte a una realtà inequivocabile: il superamento della soglia di 1,5°C non è più evitabile, ma la sua durata e la sua intensità sì. La realtà è spaventosa, ma esistono strategie concrete per limitare l'"overshoot" (il superamento temporaneo). Ecco i 7 messaggi più importanti del report:
🌡️ 1. Superare 1,5°C porterà nuovi rischi estremi
L'aumento della temperatura globale supererà probabilmente gli 1,5°C nei prossimi anni. Ogni frazione di grado in più intensifica i danni: eventi estremi, innalzamento dei mari, perdita di ecosistemi e un calo fino al 14% della produzione alimentare globale entro il 2050. Si rischia inoltre di innescare "punti di non ritorno" irreversibili, come il collasso della calotta glaciale o della foresta amazzonica.
📉 2. La via del "superamento, picco e declino"
È la migliore opzione rimasta per riportare le temperature sotto 1,5°C entro fine secolo. Servono tagli rapidi e netti alle emissioni (incluso il metano) per raggiungere lo zero netto, seguiti da emissioni nette negative. La rimozione dell'anidride carbonica sarà necessaria, ma non può sostituire la riduzione delle emissioni.
⏱️ 3. Serve un'azione rapida e globale
Un picco di riscaldamento più basso e di durata più breve riduce i rischi, abbatte i costi per affrontarli e aumenta le probabilità di tornare a temperature più sicure. Agire subito riduce i rischi legati ai punti di non ritorno e porta benefici collaterali immediati: aria più pulita, salute migliore, costi energetici inferiori.
⚖️ 4. Equità e giustizia al centro
La transizione deve proteggere le persone vulnerabili. I Paesi con maggiori responsabilità storiche devono agire con più forza e rapidità. Le nazioni più colpite devono essere protagoniste delle decisioni globali. L'azione spetta a questa generazione, non solo a quelle future.
🔄 5. Mitigazione e adattamento devono viaggiare insieme
Sono strategie interconnesse che si rafforzano a vicenda. Vanno privilegiate le soluzioni che raggiungono entrambi gli obiettivi, come il raffreddamento passivo. Una mitigazione debole aggraverà gli impatti, dirottando i fondi verso le sole risposte di emergenza.
🌳 6. Il ruolo (e i limiti) della rimozione della CO₂
Rimuovere carbonio dall'aria — tramite rimboschimento o tecnologie dedicate — sarà necessario in aggiunta alla riduzione delle emissioni, ma comporta compromessi e rischi da gestire con attenzione. Anche nello scenario più ottimistico, le temperature scenderanno solo di qualche decimo di grado nel corso di questo secolo, ed è uno scenario credibile solo se il picco di riscaldamento resterà ben al di sotto dei 2°C.
⚠️ 7. Un ritorno incerto e danni irreversibili
Il ritorno sotto la soglia di 1,5°C non è garantito. Anche riuscendoci, molte comunità dovranno affrontare perdite irreversibili e cambiamenti permanenti: comunità trasferite, mezzi di sussistenza persi. Servirà una nuova governance inclusiva per affrontare le perdite e i danni, e per garantire i diritti e la sovranità dei piccoli Stati insulari, anche nel caso in cui i loro territori dovessero scomparire.
Leggere questi dati genera spesso una reazione difensiva, quasi di rimozione: di fronte a una minaccia che sembra troppo grande per essere affrontata, la mente tende a distanziarsene. È un meccanismo comprensibile, non un limite morale di chi legge. Ma è proprio questo il momento in cui va riconosciuto e superato, perché i prossimi anni contano più di ogni dichiarazione d'intenti fatta finora: non decidono se supereremo 1,5°C — lo faremo comunque — ma quanto in alto arriveremo, e per quanto tempo ci resteremo.
Tradotto in pratica, per ciascuno di noi significa quattro cose, da subito:
- Smettere di derubricare l'urgenza: non è più un problema delle prossime generazioni, è un problema dei prossimi anni.
- Pretendere dalla politica che l'affrontare questa crisi diventi una priorità reale, non un capitolo tra tanti.
- Accettare che le fonti rinnovabili diffuse sul territorio, differenziate per fonte e tecnologia, non sono un'opzione tra le tante ma l'unica strada percorribile per contenere l'overshoot nei tempi che restano. Le rinnovabili distribuite sono anche un'ottima arma di adattamento per le comunità, perché prevengono interruzioni diffuse dell'elettricità a seguito di eventi estremi.
- Prepararsi concretamente agli eventi estremi che possono colpire il proprio territorio, perché l'adattamento non è più una misura precauzionale ma una necessità immediata. Non è più tempo di scegliere se agire. È tempo di scegliere come.
𝑆𝑡𝑒𝑓𝑎𝑛𝑜 𝑅𝑎𝑚𝑝𝑖𝑛𝑜
𝑃𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑅𝑖𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝐶𝑁𝑅
Fonte: UNEP, "Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return" (2 settembre 2026) — key messages ufficiali su wedocs.unep.org