IMEM CNR - Green Energy Materials and Technologies

IMEM CNR - Green Energy Materials and Technologies GreEnTech is the Research Group of IMEM-CNR Institute in Parma, Italy. LTPED is an ideal technology for Building Integrated Photovoltaics (BIPV).

Staff and instruments are dedicated to the study and development of 3 main themes: photovoltaics, energy storage/harvesting and magnetic refrigeration. Within the Energy sector a crucial research activity of IMEM are devoted to photovoltaics and is carried out by the "Materials and Technologies for Green Energy" Unit. Among the key achievements of this research unit is a new low-cost technology fo

r the fabrication of thin film solar cells and modules called "Low Temperature Pulsed Electron Deposition" (LTPED). Efficient solar cells based on CuInGaSe2 (CIGS) thin films have been obtained on a variety of different substrates and the technology is being scaled up for industrial applications.

Non possiamo evitare di parlare del nuovo rapporto dell'UNEP (Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente), che dovr...
08/09/2026

Non possiamo evitare di parlare del nuovo rapporto dell'UNEP (Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente), che dovrebbe essere la notizia di apertura di ogni telegiornale da oggi in poi.

Il rapporto, intitolato "Limiting Overshoot" e pubblicato il 2 settembre 2026, ci mette di fronte a una realtà inequivocabile: il superamento della soglia di 1,5°C non è più evitabile, ma la sua durata e la sua intensità sì. La realtà è spaventosa, ma esistono strategie concrete per limitare l'"overshoot" (il superamento temporaneo). Ecco i 7 messaggi più importanti del report:

🌡️ 1. Superare 1,5°C porterà nuovi rischi estremi

L'aumento della temperatura globale supererà probabilmente gli 1,5°C nei prossimi anni. Ogni frazione di grado in più intensifica i danni: eventi estremi, innalzamento dei mari, perdita di ecosistemi e un calo fino al 14% della produzione alimentare globale entro il 2050. Si rischia inoltre di innescare "punti di non ritorno" irreversibili, come il collasso della calotta glaciale o della foresta amazzonica.

📉 2. La via del "superamento, picco e declino"

È la migliore opzione rimasta per riportare le temperature sotto 1,5°C entro fine secolo. Servono tagli rapidi e netti alle emissioni (incluso il metano) per raggiungere lo zero netto, seguiti da emissioni nette negative. La rimozione dell'anidride carbonica sarà necessaria, ma non può sostituire la riduzione delle emissioni.

⏱️ 3. Serve un'azione rapida e globale

Un picco di riscaldamento più basso e di durata più breve riduce i rischi, abbatte i costi per affrontarli e aumenta le probabilità di tornare a temperature più sicure. Agire subito riduce i rischi legati ai punti di non ritorno e porta benefici collaterali immediati: aria più pulita, salute migliore, costi energetici inferiori.

⚖️ 4. Equità e giustizia al centro

La transizione deve proteggere le persone vulnerabili. I Paesi con maggiori responsabilità storiche devono agire con più forza e rapidità. Le nazioni più colpite devono essere protagoniste delle decisioni globali. L'azione spetta a questa generazione, non solo a quelle future.

🔄 5. Mitigazione e adattamento devono viaggiare insieme

Sono strategie interconnesse che si rafforzano a vicenda. Vanno privilegiate le soluzioni che raggiungono entrambi gli obiettivi, come il raffreddamento passivo. Una mitigazione debole aggraverà gli impatti, dirottando i fondi verso le sole risposte di emergenza.

🌳 6. Il ruolo (e i limiti) della rimozione della CO₂

Rimuovere carbonio dall'aria — tramite rimboschimento o tecnologie dedicate — sarà necessario in aggiunta alla riduzione delle emissioni, ma comporta compromessi e rischi da gestire con attenzione. Anche nello scenario più ottimistico, le temperature scenderanno solo di qualche decimo di grado nel corso di questo secolo, ed è uno scenario credibile solo se il picco di riscaldamento resterà ben al di sotto dei 2°C.

⚠️ 7. Un ritorno incerto e danni irreversibili

Il ritorno sotto la soglia di 1,5°C non è garantito. Anche riuscendoci, molte comunità dovranno affrontare perdite irreversibili e cambiamenti permanenti: comunità trasferite, mezzi di sussistenza persi. Servirà una nuova governance inclusiva per affrontare le perdite e i danni, e per garantire i diritti e la sovranità dei piccoli Stati insulari, anche nel caso in cui i loro territori dovessero scomparire.

Leggere questi dati genera spesso una reazione difensiva, quasi di rimozione: di fronte a una minaccia che sembra troppo grande per essere affrontata, la mente tende a distanziarsene. È un meccanismo comprensibile, non un limite morale di chi legge. Ma è proprio questo il momento in cui va riconosciuto e superato, perché i prossimi anni contano più di ogni dichiarazione d'intenti fatta finora: non decidono se supereremo 1,5°C — lo faremo comunque — ma quanto in alto arriveremo, e per quanto tempo ci resteremo.

Tradotto in pratica, per ciascuno di noi significa quattro cose, da subito:
- Smettere di derubricare l'urgenza: non è più un problema delle prossime generazioni, è un problema dei prossimi anni.
- Pretendere dalla politica che l'affrontare questa crisi diventi una priorità reale, non un capitolo tra tanti.
- Accettare che le fonti rinnovabili diffuse sul territorio, differenziate per fonte e tecnologia, non sono un'opzione tra le tante ma l'unica strada percorribile per contenere l'overshoot nei tempi che restano. Le rinnovabili distribuite sono anche un'ottima arma di adattamento per le comunità, perché prevengono interruzioni diffuse dell'elettricità a seguito di eventi estremi.
- Prepararsi concretamente agli eventi estremi che possono colpire il proprio territorio, perché l'adattamento non è più una misura precauzionale ma una necessità immediata. Non è più tempo di scegliere se agire. È tempo di scegliere come.

𝑆𝑡𝑒𝑓𝑎𝑛𝑜 𝑅𝑎𝑚𝑝𝑖𝑛𝑜
𝑃𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑅𝑖𝑐𝑒𝑟𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝐶𝑁𝑅

Fonte: UNEP, "Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return" (2 settembre 2026) — key messages ufficiali su wedocs.unep.org

🌍 Un grande riconoscimento internazionale per la nostra ricerca sulle energie rinnovabili! ☀️La prestigiosa testata pv m...
26/08/2026

🌍 Un grande riconoscimento internazionale per la nostra ricerca sulle energie rinnovabili!

☀️La prestigiosa testata pv magazine ha dedicato un approfondimento ai risultati del nostro ultimo lavoro, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Solar Energy.

Il focus dell'articolo sono i moduli fotovoltaici in silicio cristallino sviluppati dal nostro team: ultra-leggeri, flessibili e realizzati completamente senza vetro (glass-free) attraverso un innovativo processo di laminazione roll-to-roll.

Questo importante traguardo, che apre nuove e interessanti prospettive per il fotovoltaico del futuro, è il frutto del lavoro di squadra e della stretta sinergia tra il nostro istituto, il CNR-IMEM di Parma, e il Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Padova. I colleghi di Padova, infatti, hanno curato con successo l'estesa validazione dei dispositivi, sottoponendoli ad avanzati test di caratterizzazione termomeccanica ed elettrica in esterna.

Un bellissimo esempio di come la collaborazione scientifica nazionale possa guidare l'innovazione verso soluzioni sempre più versatili, leggere e sostenibili! 🔋🌿

👇 Trovate l'articolo completo di pv magazine a questo link:

Researchers have developed a glass-free flexible crystalline-silicon module architecture based on commercial IBC cells and a PET/EVA stack manufactured via roll-to-roll hot lamination. The 2 × 2 mini-module retained 96.12% of its initial efficiency after 672 hours of outdoor testing at a fixed bend...

𝐈𝐥 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨: 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐠𝐧𝐞𝐭𝐨 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐮𝐠𝐥𝐢𝐞𝐬𝐞Durante queste settimane...
06/08/2026

𝐈𝐥 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨: 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐠𝐧𝐞𝐭𝐨 𝐚𝐠𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐮𝐠𝐥𝐢𝐞𝐬𝐞

Durante queste settimane di perpetua ondata di calore, stiamo finalmente iniziando ad affrontare il tema dell'adattamento delle nostre città ad un clima sempre più torrido.

Pensiamo però che anche l'agricoltura vada ripensata per adattarsi a questo nuovo clima. In particolare, nel caso del vino, il cambiamento climatico non minaccia solo le rese agricole, ma sta letteralmente cambiando il suo sapore.

Le proiezioni indicano che entro fine secolo oltre il 70% delle aree viticole mediterranee potrebbe diventare inadatta ai vini di qualità attuali, per un motivo preciso: più caldo significa maturazione anticipata, troppi zuccheri, acidità che crolla — la ricetta per vini sbilanciati.

⚡ Un nuovo studio dell'Università di Bari (Pitardi et al., 2026, Scientia Horticulturae, link nei commenti) su un 𝒗𝒊𝒈𝒏𝒆𝒕𝒐 𝒂𝒈𝒓𝒊𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂𝒊𝒄𝒐 a Laterza (TA), varietà Primitivo, in gestione asciutta (senza irrigazione), mostra cosa succede mettendo i pannelli sopra le viti:

🍇 Resa: più che raddoppiata sotto i pannelli (nella zona a ombra leggera) grazie a una maggiore fertilità delle gemme

💧 Stress idrico: nettamente ridotto — le viti ombreggiate mantengono un potenziale idrico migliore, un dato non banale in un vigneto non irrigato

🍯 Zuccheri: più contenuti sotto i pannelli (22,9–24,4 °Bx contro 25,8 °Bx in pieno sole) — la maturazione rallenta, evitando l'eccesso di zuccheri (e di conseguenza di alcol) tipico delle estati sempre più calde

🍋 Acidità: preservata meglio sotto ombreggiamento, a tutto vantaggio dell'equilibrio del vino

Il punto di equilibrio migliore, secondo i ricercatori, è l'ombra leggera (tra le file di pannelli): resa alta, buon contenuto zuccherino, e persino i polifenoli più elevati di tutte le condizioni testate.

Insomma: l'agrivoltaico qui non è un compromesso tra energia e agricoltura, è un alleato tecnico per continuare a fare vino di qualità in un clima che cambia.

𝑃.𝑆. 𝐿𝑜 𝑠𝑡𝑢𝑑𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑢 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑎 𝑎𝑛𝑛𝑎𝑡𝑎 (2024) 𝑒 𝑢𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑠𝑖𝑡𝑜: 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑖 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑒𝑟𝑚𝑒 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑖𝑒𝑛𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑟𝑒 — 𝑚𝑎 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑐ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎 𝑒 𝑐𝑜𝑒𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑖 𝑠𝑢𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑎.

Stefano Rampino - Ricercatore CNR - IMEM

  🌍 𝐒𝐚𝐩𝐞𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨, 𝐟𝐮𝐫𝐠𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐢𝐨𝐧 "𝐝𝐢𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐨" 𝐛𝐞𝐧 𝐢 𝐃𝐔𝐄 𝐓𝐄𝐑𝐙𝐈 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚?È ...
03/08/2026



🌍 𝐒𝐚𝐩𝐞𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨, 𝐟𝐮𝐫𝐠𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐢𝐨𝐧 "𝐝𝐢𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐨" 𝐛𝐞𝐧 𝐢 𝐃𝐔𝐄 𝐓𝐄𝐑𝐙𝐈 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐭𝐫𝐨𝐥𝐢𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚?

È un numero impressionante, ma la soluzione è a portata di mano.

💡 Secondo i dati di Ember, centrare gli obiettivi europei al 2030 sui veicoli elettrici (EV) porterebbe a risultati straordinari:

🛢️ Eviteremmo di bruciare 190 milioni di barili di petrolio in più ogni anno.

💶 Risparmieremmo qualcosa come 12 MILIARDI di euro all'anno!

Spesso la transizione ecologica viene raccontata solo in termini ambientali, ma questi numeri dimostrano che passare all'elettrico rappresenta un'enorme opportunità economica e ci libera dalla dipendenza dai combustibili fossili. 🌿⚡️

Nel contesto del percorso della nostra Città verso la neutralità climatica, questa non è solo una statistica europea, ma una vera e propria mappa strategica per il nostro territorio.

In una Pianura Padana che soffre cronicamente per la qualità dell'aria, accelerare verso una mobilità a zero emissioni non è solo un dovere per la salute pubblica: è un'esigenza ambientale che si traduce in un reale vantaggio economico per la collettività.

"Eppure, la realtà non negozia. Possiamo smettere di parlarne, ma la CO2 resta in atmosfera per secoli. Possiamo cambiar...
31/07/2026

"Eppure, la realtà non negozia. Possiamo smettere di parlarne, ma la CO2 resta in atmosfera per secoli. Possiamo cambiare argomento, ma le infrastrutture costruite per il clima del Novecento non reggono il clima del XXI secolo. Possiamo irridere gli “ambientalisti da salotto”, ma intanto i pronto soccorso, le assicurazioni, gli agricoltori, i sindaci e le famiglie sono travolti."

da 𝐎𝐦𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐂𝐥𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚: il lucido editoriale di Nicola Armaroli su Sapere Scienza

Il nuovo editoriale di Nicola Armaroli su cambiamenti climatici e omertà dei media: da leggere per rompere la barriera del silenzio.

 La domanda del giorno:𝙄 𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙞 𝙞𝙢𝙥𝙞𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙨𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙨𝙘𝙖𝙡𝙙𝙖𝙣𝙤 𝙞𝙡 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙤? 𝘼𝙣𝙖𝙩𝙤𝙢𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙠𝙚 𝙣𝙚𝙬𝙨(Circola online l'allar...
23/07/2026



La domanda del giorno:

𝙄 𝙜𝙧𝙖𝙣𝙙𝙞 𝙞𝙢𝙥𝙞𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙨𝙤𝙡𝙖𝙧𝙞 𝙨𝙘𝙖𝙡𝙙𝙖𝙣𝙤 𝙞𝙡 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙤? 𝘼𝙣𝙖𝙩𝙤𝙢𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙠𝙚 𝙣𝙚𝙬𝙨

(Circola online l'allarme sulle "Isole di Calore Fotovoltaiche". Ecco come la disinformazione usa concetti scientifici reali per trarre conclusioni completamente sbagliate)

🏗️ 1. Il trucco del "cemento":
I testi allarmistici affermano che i campi vengono coperti da "silicio, metallo e cemento". È un salto logico indebito: un tipico impianto fotovoltaico a terra non cementifica né impermeabilizza il suolo. I moduli sono sollevati su pali infissi direttamente nella terra; lo spazio sotto e tra le file resta terreno naturale e permeabile.

🌱 2. La scomparsa della vegetazione non è un obbligo:
Si dice che i pannelli azzerino l'evapotraspirazione (il raffreddamento garantito dalle piante). In realtà, la scomparsa del verde in un parco solare non è la norma.
In molti impianti ben progettati l'inerbimento spontaneo viene mantenuto tra e sotto le file di pannelli, spesso senza pesticidi né arature per decenni: il raffreddamento naturale continua così a funzionare. Anzi, l'ombra proiettata dai pannelli riduce la temperatura del suolo fino a 7°C rispetto al sole diretto, limitando l'evaporazione dell'acqua. Questo crea un microclima fresco e umido che in estate protegge la vegetazione dalla siccità e può trasformare l'impianto in un rifugio per insetti impollinatori e fauna locale.
Nell'agrivoltaico, dove sotto i pannelli si coltivano vere colture agricole (e restano quindi necessarie le normali pratiche colturali), lo stesso beneficio microclimatico si traduce in una maggiore resistenza delle colture allo stress idrico.

🏜️ 3. Citare gli studi fuori contesto:
Il fenomeno Photovoltaic Heat Island (PVHI) esiste. Lo studio più citato dai detrattori (Barron-Gafford, 2016) ha effettivamente misurato temperature notturne di 3-4°C superiori sopra i pannelli. Il dettaglio fondamentale che viene omesso? Lo studio era condotto 𝙣𝒆𝙡 𝙙𝒆𝙨𝒆𝙧𝒕𝙤 𝙙𝒆𝙡𝒍'𝑨𝙧𝒊𝙯𝒐𝙣𝒂, confrontando i moduli con la sabbia nuda — il tipo di terreno dove l'effetto è più marcato in assoluto.
Nei climi temperati il quadro cambia radicalmente, e non solo per intensità: cambia proprio la direzione dell'effetto. Uno studio di 12 mesi in un parco solare su prateria del Regno Unito ha misurato un raffreddamento estivo sotto i pannelli fino a 5,2°C rispetto alle aree di controllo. Un'analisi satellitare globale su 116 impianti, pubblicata nel 2024, conferma la stessa tendenza: raffreddamento medio di quasi mezzo grado di giorno, con l'effetto più debole in assoluto proprio sui terreni agricoli seminativi — il tipo di suolo più simile al contesto padano. Su tutti i casi studiati, solo il 19% ha mostrato riscaldamento invece di raffreddamento.
Quindi il confronto onesto non è "deserto arido vs pianura padana", ma piuttosto: il deserto è il caso peggiore misurato in letteratura, non la norma. Nel contesto agricolo europeo, gli stessi identici pannelli tendono a raffreddare il terreno sottostante, non a scaldarlo — l'esatto opposto di quanto sostenuto dai post allarmistici. E in entrambi i casi, l'effetto si dissipa comunque quasi completamente già a 300 metri dal perimetro dell'impianto.

⚡ 4. Elettricità "esportata" vs. calore trattenuto:
A differenza di un piazzale d'asfalto, che assorbe la luce solare e la restituisce quasi interamente sotto forma di calore, un pannello fotovoltaico trasforma una parte importante di quella stessa energia — il 20-25% nei moduli bifacciali di ultima generazione utility-scale — in corrente elettrica, che viaggia sui cavi e lascia definitivamente il sito, invece di restare sul posto e rirradiarsi come calore.

🏭 5. Il paragone sbagliato:
Se il timore è l'effetto termico locale, il confronto corretto non è tra l'impianto e un campo agricolo idealizzato, ma con le alternative reali di uso del suolo. Un capannone della logistica o un parcheggio della stessa estensione sono superfici completamente impermeabilizzate che generano un effetto termico locale nettamente maggiore.
La stessa città è un'isola di calore gigantesca (Urban Heat Island), capace di innalzare le temperature di svariati gradi su un'estensione di decine di chilometri quadrati. Eppure, queste vere e colossali alterazioni termiche non suscitano lo stesso allarme mediatico travestito da rigore scientifico.

𝘚𝘵𝘦𝘧𝘢𝘯𝘰 𝘙𝘢𝘮𝘱𝘪𝘯𝘰
𝘍𝘳𝘢𝘯𝘤𝘦𝘴𝘤𝘰 𝘗𝘢𝘵𝘵𝘪𝘯𝘪
𝘙𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘊𝘕𝘙-𝘐𝘔𝘌𝘔

Fonti:
- Armstrong et al. 2016 (Environmental Research Letters, UK)
- Xu et al. 2024 (Solar Energy, analisi satellitare globale)
- Lambert et al. 2023 (Frontiers in Environmental Science)

☀️ 𝐈𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐱 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨!Secondo i nuovi dati diffusi da Ember, nel mese di giugno 2026 l'energia s...
16/07/2026

☀️ 𝐈𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐨𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐱 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨!

Secondo i nuovi dati diffusi da Ember, nel mese di giugno 2026 l'energia solare ha prodotto 52 TWh di energia elettrica, un quarto dell'intero fabbisogno elettrico dell'Unione Europea. Con questo risultato il solare si conferma per il secondo mese consecutivo la singola fonte di energia più grande del continente.

Un dato impressionante se pensiamo che solo 5 anni fa, nell'estate del 2021, il fotovoltaico riusciva a coprire appena un decimo della domanda europea nel mese di massima insolazione.

Questa crescita vertiginosa non è casuale: è anche e soprattutto merito della ricerca scientifica, che negli ultimi anni ha lavorato incessantemente per rendere il fotovoltaico la fonte di energia più robusta ed economica in assoluto.

Ecco i dettagli del mix energetico di giugno:

Solare: 25%

Nucleare: 21%

Gas: 15%

Eolico: 14%

Idroelettrico: 12%

Carbone: 8%

Sempre più energia che passa dai cavi, e sempre meno che passa dai gasdotti!

𝘚𝘵𝘦𝘧𝘢𝘯𝘰 𝘙𝘢𝘮𝘱𝘪𝘯𝘰
𝘗𝘳𝘪𝘮𝘰 𝘙𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘊𝘕𝘙-𝘐𝘔𝘌𝘔

Fonte: ember-energy.org

- "𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐞𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐌𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢.." -(𝑆𝑝𝑜𝑖𝑙𝑒𝑟: 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒...
11/07/2026

- "𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐞𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨, 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐌𝐮𝐥𝐭𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢.." -
(𝑆𝑝𝑜𝑖𝑙𝑒𝑟: 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑜𝑟𝑖𝑟𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐ℎ𝑒...)

Se ultimamente vi siete imbattuti in un post con questo titolo o con questa figura, è normale porsi delle domande. Tuttavia, è importante distinguere tra dubbi legittimi e affermazioni prive di fondamento scientifico. Ecco un fact-checking puntuale dei punti sollevati nell'immagine, basato su dati fisici e ingegneristici.

1) Consumo di lubrificanti: l'immagine riporta un'affermazione del tutto falsa. L'infografica sostiene che ogni singola turbina necessiti di 30 tonnellate di lubrificante fossile all'anno. Una turbina eolica moderna da 3-5 MW, dotata di moltiplicatore di giri, contiene circa 700-1.500 litri (0,7-1,5 tonnellate) di lubrificante, sostituito ogni 1-5 anni a seconda del tipo di olio (i sintetici più recenti arrivano a intervalli fino a 7-10 anni). Le turbine gearless (a trasmissione diretta) ne usano ancora meno. L'affermazione di 30 tonnellate/anno è quindi sovrastimata di un fattore 20-40 volte rispetto alla realtà — non un semplice arrotondamento, ma un errore di quasi due ordini di grandezza.

2) L'impatto sull'avifauna esiste e va mitigato in fase di progettazione (tramite studi di posizionamento), ma va messo in prospettiva: le automobili, i gatti domestici e, soprattutto, i palazzi a specchio (che uccidono centinaia di milioni di uccelli all'anno solo negli USA) sono cause di mortalità infinitamente superiori. La tesi secondo cui "i suoni a bassa frequenza decimano la vita acquatica circostante", per di più a causa di impianti onshore (come quello mostrato), è pura invenzione: il suono di una turbina a terra non si propaga nell'acqua con un'intensità tale da avere alcun impatto sulla vita acquatica circostante. È una tesi priva di qualsiasi base fisica.

3) Il post parla di una fantomatica "Sindrome da Turbine Eoliche" che causerebbe gravissime patologie entro 2-3 km. È una tesi che si sente ripetere da anni negli ambienti no-FER, basata prevalentemente sul lavoro di una singola pediatra, Nina Pierpont (i partecipanti allo studio si sono autoselezionati rispondendo per telefono a un annuncio rivolto a chi già attribuiva i propri sintomi alle turbine, e senza alcuna visita clinica — un "bias di selezione" da manuale), mai confermato da alcuno studio indipendente. Le principali istituzioni mediche e sanitarie mondiali (OMS e organizzazioni mediche australiane, canadesi e britanniche) concordano sul fatto che non esistono prove credibili di un impatto diretto sulla salute umana dovuto agli infrasuoni delle turbine eoliche a distanza di legge. L'infrasuono è inaudibile ed è presente ovunque nell'ambiente naturale (vento negli alberi, onde del mare). In studi controllati, quando l'esposizione è inaudibile, non si sono mai verificati effetti fisiologici diretti. L'eventuale "nocebo" (un fastidio psicologico che può portare a stress) è l'unico effetto documentato, spesso legato all'orientamento ideologico dell'individuo.

4) Sostenere che l'elettricità eolica costerebbe "quasi quattro volte di più" di quella generata dal carbone è un'affermazione che inverte la realtà del mercato energetico attuale. Le principali analisi economiche (IEA, Lazard, IRENA) mostrano che l'LCOE (costo medio di produzione dell'energia per la vita dell'impianto) dell'eolico onshore è oggi tra i più bassi in assoluto — nel 2025 tra 37 e 86 $/MWh, contro 71-173 $/MWh del carbone — molto più economico di nuove centrali a carbone e, in molti mercati, persino più economico di centrali a carbone esistenti a causa dei costi dei combustibili e della CO2. Eolico e solare sono oggi le fonti meno costose, altro che il quadruplo più care.

5) È vero che le fondamenta delle turbine richiedono tonnellate di cemento (solitamente una piastra di ~20 metri di diametro). Ma questo è comune a qualsiasi grande opera infrastrutturale, da un ponte a un grande palazzo o, per rimanere in tema energetico, a una centrale a carbone (che ha una massa e un'impronta strutturale molto superiore per MW). Dire che un'infrastruttura usa cemento è banale; dire che è "massiccio" senza un confronto è un'argomentazione priva di contesto.

Questa infografica è un esempio perfetto di un meccanismo consolidato nella comunicazione No-FER: il bias di conferma applicato alla pseudoscienza. Si prendono affermazioni isolate, spesso obsolete o derivate da aneddoti (come i lubrificanti), e le si ripete all'infinito per confermare una tesi preconcetta contro le rinnovabili, ignorando l'evoluzione tecnologica e i dati scientifici solidi. In sociologia si chiama anche "𝘌𝘧𝘧𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘞𝘰𝘰𝘻𝘭𝘦": un'osservazione debole o isolata viene citata così tante volte da trasformarsi in una verità apparentemente inattaccabile, creando una narrazione che alimenta una realtà alternativa non scientificamente veritiera. Prima di condividere un post allarmistico, vale sempre la pena controllare la fonte e la data dei dati — non solo il titolo.

𝘚𝘵𝘦𝘧𝘢𝘯𝘰 𝘙𝘢𝘮𝘱𝘪𝘯𝘰, 𝘗𝘳𝘪𝘮𝘰 𝘙𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘊𝘕𝘙-𝘐𝘔𝘌𝘔

- "𝐋𝐨 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐠𝐚𝐧𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐟𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢?" -(𝘚𝘱𝘰𝘪𝘭𝘦𝘳: ...
10/07/2026

- "𝐋𝐨 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐠𝐚𝐧𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐟𝐢𝐜𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐢𝐜𝐢?" -
(𝘚𝘱𝘰𝘪𝘭𝘦𝘳: 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘢𝘴𝘴𝘰𝘭𝘶𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘤𝘪𝘦𝘯𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦)

Se nelle prossime ore sulle vostre bacheche apparirà un post con questo titolo o con titoli simili, o forse è già apparso molte volte in passato, non vi preoccupate troppo per gli uccelli. È una conclusione derivata da uno studio, ma successivamente ridimensionata dagli stessi autori in tempi molto brevi.

L'osservazione sul comportamento degli uccelli migratori in presenza di parchi fotovoltaici nasce da uno studio californiano (Kosciuch et al. 2024), ma omette un dettaglio metodologico fondamentale emerso successivamente in letteratura: l'intera ipotesi dell'"effetto lago" si regge su una distorsione statistica.

Una revisione critica degli stessi Kosciuch, Riser-Espinoza e Mitchell nel 2025 (Environmental Research Letters) ha mostrato che l'allarme sulla mortalità dell'avifauna si basa in larga parte sui dati di un singolo impianto fixed-tilt, obsoleto e privo di rivestimenti antiriflesso (ARC), risalente al 2013: quei dati, usati in 8 studi successivi, sono stati poi citati oltre 400 volte dai 14 paper su 16 che discutono il fenomeno. Una tecnologia ormai marginale (l'11,8% della capacità fotovoltaica installata negli USA nel 2023) continua di fatto a orientare tutta la narrazione scientifica sul tema.

Oggi la stragrande maggioranza dei nuovi impianti utility-scale e agrivoltaici impiega pannelli con rivestimento ARC — la stessa tecnologia usata negli aeroporti per evitare l'abbagliamento dei piloti — che riduce sensibilmente la riflessione esterna. Lo stesso studio 2025 rileva che nessuno dei paper esaminati distingue, nell'interpretare i dati, tra impianti fissi e a inseguimento (tracker), né tra presenza o assenza di ARC: un limite metodologico non da poco.

A questo aggiungiamo un'osservazione tecnica: i nuovi parchi a terra e agrivoltaici adottano sempre più il tracking solare, che oltre a massimizzare la resa energetica riduce le condizioni in cui il vetro riceve luce con incidenze prossime all'angolo di Brewster — la condizione ottica che massimizza la polarizzazione responsabile dell'illusione "specchio d'acqua". È un fattore fisico che limita la riflessione polarizzata, non ancora quantificato in letteratura in modo specifico per i tracker, ma che andrebbe ad aggiungersi al ruolo già documentato dell'ARC.

Applicare acriticamente i dati di un singolo impianto vecchio e fisso alle installazioni moderne resta, comunque, scientificamente scorretto — come indicano gli stessi dati raccolti dagli autori dello studio del 2025. Quindi i "diversi studi" spesso propagano, di citazione in citazione, l'osservazione di un singolo caso non rappresentativo.

Questo è un caso da manuale di bias di conferma applicato alla comunicazione scientifica: si individua un singolo studio, magari isolato o riferito a una tecnologia ormai superata, e lo si ripropone di continuo perché conferma una tesi già decisa in partenza — ignorando le rettifiche successive o l'evoluzione tecnologica nel frattempo intervenuta. La ripetizione, più che il merito, finisce per creare l'illusione di un consenso scientifico solido, quando in realtà si tratta di un aneddoto non aggiornato.

Prima di condividere un post allarmistico, vale sempre la pena controllare la data e la tecnologia dello studio citato, e magari se lo studio è stato successivamente ritrattato o rettificato.

𝘚𝘵𝘦𝘧𝘢𝘯𝘰 𝘙𝘢𝘮𝘱𝘪𝘯𝘰, 𝘗𝘳𝘪𝘮𝘰 𝘙𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘊𝘕𝘙-𝘐𝘔𝘌𝘔

⚡️ Accelerazione Solare Globale: la capacità supera i 3 Terawatt!Ad aprile 2026, abbiamo raggiunto un traguardo storico:...
10/07/2026

⚡️ Accelerazione Solare Globale: la capacità supera i 3 Terawatt!

Ad aprile 2026, abbiamo raggiunto un traguardo storico: la capacità solare globale ha superato i 3 Terawatt (TW).

3 Terawatt sono 3'000'000'000 kW (9 Zeri!).
Per dare un'idea, è l'equivalente della potenza di circa un miliardo di classici impianti residenziali da 3 kW

Non è solo il numero a impressionare, ma la rapidità con cui il settore sta crescendo. L'analisi dei dati evidenzia un'accelerazione esponenziale nei tempi di installazione di ogni singolo Terawatt:

⏱️ Da 1 Gigawatt (GW) a 1 Terawatt (TW): ci sono voluti oltre 20 anni.
⏱️ Da 1 Terawatt a 2 Terawatt: ci sono voluti 33 mesi.
⏱️ Da 2 Terawatt a 3 Terawatt: in soli 19 mesi!

Questi 3 TW di solare, da soli, oggi sono in grado di coprire oltre il 13% della domanda elettrica dell'intero pianeta.

Ma non ci si ferma qui!

La transizione energetica sta correndo più veloce che mai. Questi dati confermano il solare come pilastro fondamentale del mix energetico mondiale del futuro.

Stefano Rampino
Ricercatore IMEM - CNR

Fonte: EMBER (https://ember-energy.org/)

Indirizzo

Parco Area Delle Scienze 37/A
Parma
43124

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 19:00
Martedì 08:30 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 19:00
Giovedì 08:30 - 19:00
Venerdì 08:30 - 16:30

Telefono

+390521269282

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