11/08/2026
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Sabato notte Antonio è uscito di casa per andare a lavorare.
Aveva 34 anni. Faceva l'addetto ai servizi di controllo in un locale di Sangineto, sulla costa tirrenica cosentina. Un lavoro che nessuno racconta mai: stare sulla porta, contare le persone, capire in tre secondi se una discussione sta per diventare qualcos'altro. Mettersi in mezzo. Sempre, per mestiere, mettersi in mezzo.
Quella notte si è messo in mezzo un'altra volta.
È uscito dal locale ed è stato raggiunto. Poi lo hanno riaccompagnato a casa, perché sembrava niente. Sembrava una di quelle sere che finiscono e basta. Invece ha cominciato a star male. L'ospedale di Cetraro, poi la rianimazione a Cosenza. È morto ieri mattina alle sei e mezza.
Antonio faceva un lavoro che serve a far tornare a casa gli altri. Lui a casa non è tornato.
Ci sono migliaia di persone come lui. Sulle porte dei locali, ai concerti, agli stadi, nelle fiere. Hanno requisiti fissati per legge, formazione obbligatoria, iscrizione a un elenco della Prefettura. Lo Stato chiede loro di svolgere una funzione di sicurezza. Poi, quando li aggrediscono mentre la svolgono, li tratta come un passante qualunque.
Non serve un altro minuto di silenzio. Servono due norme.
La qualifica di incaricato di pubblico servizio, perché chi tutela la sicurezza collettiva sia tutelato dall'ordinamento.
La bodycam in dotazione, con regole rigorose sulla privacy, perché nessuno debba più ricostruire una notte a partire da un corpo in rianimazione.
Ad Antonio non servono più. Ai suoi colleghi, che stasera saranno di nuovo su quelle porte, sì.
Alla sua famiglia, il nostro abbraccio.
AISS — Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria