22/01/2024
Cercando altro nel mio archivio, mi è uscito questo, del 4 maggio 2015: Design Driven Innovation in the Food Industry, durante Expo 2015 a Milano.
Al convegno eravamo decine, da tutta Europa e da più lontano, in buona parte designer ma anche un certo numero di decisori pubblici. Tante competenze, tutti animati dal desiderio ardente di cambiare il mondo in meglio, cominciando proprio dal tema del cibo, che non è esattamente un tema secondario. E fu un incontro denso, molto denso, di informazioni, racconti e confronto.
Sono passati otto anni abbondanti, con alcuni di quel giorno sono rimasto in contatto (purtroppo nessuno italiano) e ancora non mi capacito di vari perché: il primo riguarda in fatto che eravamo pochi italiani, il secondo che con quei pochi non è nato nulla negli anni successivi, in terzo è che a ben vedere è cambiato ben poco. E quel che è cambiato non sempre in meglio, anzi: tante norme, tanti regolamenti, ma di sostanza davvero poco.
Eppure, se c'è un paese al mondo che per un numero crescente di ragioni (tra le ultime quelle climatiche, alle quali dieci anni fa si pensava meno di oggi...) potrebbe e dovrebbe essere un laboratorio permanente sul cibo è proprio l'Italia. Il cibo inteso nella sua declinazione completa "from farm to fork" e molto oltre, oltre la masticazione e digestione intendo.
Ora rimetto quel foglio e gli appunti del convegno, che ho riletto con attenzione, nel loro raccoglitore. Ma lascio sulla mia scrivania l'elenco dei partecipanti: prestissimo faccio mente locale e provo a ricontattarli tutti.
Vediamo cosa ne esce, magari - voglio essere ottimista - un nuovo germoglio di qualcosa di buono. Anche buono da mangiare, magari, quando sarà cresciuto.