28/07/2026
𝗠𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝗯𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲 — 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 "𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮" 𝗹𝗲 𝗻𝗮𝘃𝗶, 𝗦𝗮𝗻𝘁'𝗔𝗻𝘁𝗶𝗼𝗰𝗼 (𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮)
Si chiama Mangiabarche, e il nome non è un vezzo: nasce dai tanti naufragi che questo scoglio, al largo di Calasetta, in Sardegna, ha causato nei secoli. Viste da lontano, le rocce affioranti sembrano davvero denti pronti a richiudersi su chi si avvicina troppo. Da qui la leggenda del mostro marino, custode di queste acque.
C'è un dettaglio che in pochi conoscono: quello che tutti chiamano "faro" tecnicamente non lo è. Per guadagnarsi questo titolo servirebbe una portata di almeno 15 miglia nautiche, ma il Mangiabarche si ferma a 11. È un fanale, a tutti gli effetti, ma il nome popolare ha vinto da tempo sulla classificazione tecnica.
Dal 1987 funziona a pannelli fotovoltaici, con un tamburo diottrico in cristallo e una lampada da 100 W, con il GPL tenuto solo come riserva. E lo fa da solo: nessun guardiano ha mai vissuto su quello scoglio ad accendere la luce alla sera. Solo un sistema che lavora in autonomia, da decenni.
Sospeso tra cielo e mare, isolato su quel piccolo scoglio, il Mangiabarche ha un fascino che va oltre la sua funzione: è una delle immagini più fotografate e riconoscibili della Sardegna. Non stupisce che riviste internazionali lo abbiano inserito tra i 15 fari più belli al mondo. Ma dietro la cartolina c'è oggi anche una nota meno lieta: la struttura versa in condizioni di degrado, e l'associazione Il Mondo dei Fari ha lanciato la campagna "Salviamo la sua luce" per sollecitarne il restauro. (𝘩𝘵𝘵𝘱𝘴://𝘸𝘸𝘸.𝘪𝘭𝘮𝘰𝘯𝘥𝘰𝘥𝘦𝘪𝘧𝘢𝘳𝘪.𝘪𝘵/2025/12/19/𝘪𝘭-𝘧𝘢𝘳𝘰-𝘮𝘢𝘯𝘨𝘪𝘢𝘣𝘢𝘳𝘤𝘩𝘦-𝘶𝘯-𝘧𝘢𝘳𝘰-𝘥𝘢-𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢𝘳𝘦/)
Da decenni, quello scoglio manda lo stesso segnale, con la stessa costanza, senza bisogno di presidio. È lo stesso obiettivo che ci poniamo con i sistemi Paytec: tecnologia affidabile che lavora in autonomia, pagamento dopo pagamento.