Fotovoltaico Mantova

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Azienda specializzata nella realizzazione di impianti fotovoltaici ad alta efficienza, Car Port energetici, Pompe di calore, Impianti di Climatizzazione industriale su Mantova, provincia e limitrofi

ITALIANUOVA POTENZA FOTOVOLTAICA INSTALLATA  Tra Gennaio e Giugno il Fotovoltaico raggiunge i 259 MW con una crescita de...
01/12/2020

ITALIA
NUOVA POTENZA FOTOVOLTAICA INSTALLATA

Tra Gennaio e Giugno
il Fotovoltaico raggiunge i 259 MW con una crescita del + 12%

Nonostante i mesi di marzo ed aprile siano stati colpiti da una battuta d'arresto, sicuramente da ricondurre agli effetti del lockdown, il fotovoltaico torna in forte crescita con 69 MW di nuove installazioni a maggio (+ 47%) e 71,6 MW a giugno (+ 62%).
La nuova potenza installata ha segnato un incremento del 14%.



Da inizio anno le installazioni di potenza inferiore ai 20 kW hanno coperto il 42% del totale, mentre il 67% dei nuovi impianti è di taglia uguale o superiore ai 10 kW. Le taglie da 500 kW a 1 MW registrano un +80,3%, e le taglie da 200 kW a 500 kW un +66%.

30/11/2020

Viaggiare è qualcosa di veramente personale, ci sono tanti modi di muoversi, così come tante sono le anime che amano viaggiare!
Questo ragazzo ha preso una vecchia bici e l'ha trasformata in elettrica !! Poi ha preso un rimorchietto e l'ha fatto diventare ..... beh guardate voi stessi :)
La rivoluzione inizia dentro di noi !!!!
E pensavo di essere un duro 😜😂
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Cercatelo
Vi auguro tanto sole nel vostro cuore 🌞

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Traveling is something truly personal, there are so many ways to move, just like there are so many souls who love to travel!
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The revolution begins within us !!!!
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29/06/2020

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La nuova Ferrari SF90 Stradale è una vettura estrema in ogni sua parte e rappresenta una svolta epocale perché offre livelli di prestazioni finora mai visti ...

20/04/2020

Emissioni globali: il 2020 registra un crollo, ma non possiamo ancora esultare
Aprile 15, 2020
Secondo Faith Birol (IEA), se i governi non adottassero le giuste misure per includere il sostegno all’energia pulita nei nuovi pacchetti di stimolo economico, la riduzione delle emissioni globali potrebbe essere facilmente spazzata via nel post-pandemia.

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Emissioni globali
Credits: JuergenPM da Pixabay
Una ricerca del Guardian prevede un taglio delle emissioni globali di 2,5 miliardi di tonnellate per il 2020
(Rinnovabili.it) – Le restrizioni senza precedenti di viaggi, lavoro e industria dovute al coronavirus potrebbero portare ad una riduzione delle emissioni globali di carbonio dell’industria fossile pari a 2,5 miliardi di tonnellate. Si tratterebbe di un taglio del 5%, dovuto principalmente alla diminuzione del consumo di petrolio, gas e carbone nel corso del 2020.

La ricerca, commissionata dal Guardian, indica che questo sarebbe il più grande calo delle emissioni globali mai registrato nel settore dei combustibili fossili, facendo scomparire con un colpo di mano le “crisi di carbonio” innescate dalle più grandi recessioni degli ultimi 50 anni messi insieme.

Leggi anche Industria petrolifera: ora la crisi riguarda lo stoccaggio

Gli esperti del clima si aspettavano che le emissioni globali di carbonio aumentassero nel 2020, superando la cifra di circa 36,8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica raggiunta lo scorso anno. Tuttavia, Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), ha messo in guardia dal vedere il brusco calo come un trionfo climatico. “Questo declino si sta verificando a causa del tracollo economico in cui migliaia di persone stanno perdendo il proprio sostentamento, non a causa delle giuste decisioni dei governi in termini di politiche climatiche“, ha sottolineato.

L’analisi, condotta da Rystad Energy (società norvegese di consulenza energetica), insieme alla diminuzione delle emissioni globali ha riscontrato una forte contrazione del PIL che, insieme alla brusca interruzione dei voli e alla riduzione della guida, potrebbe causare un calo della domanda mondiale di petrolio di oltre cinque volte il calo della domanda innescato dalla crisi del 2008.

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20/02/2020

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07/01/2020

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17/12/2019

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Energia, in Francia la prima centrale nucleare pulita e senza scorie che aiuterà a salvare il climaCi sono 1,2 miliardi ...
12/12/2019

Energia, in Francia la prima centrale nucleare pulita e senza scorie che aiuterà a salvare il clima
Ci sono 1,2 miliardi di euro di tecnologia italiana nella centrale nucleare del futuro. Un impianto per generare energia basato sulla fusione termonucleare.

La fusione termonucleare è la reazione naturale che alimenta il sole e tutte le stelle: un processo pulito che non genera scorie. Si tratta di una frontiera tecnologica su cui molti paesi – tra cui l’Italia con Enea e i suoi partner – concentrano la loro ricerca da anni e che si è concretizzata nel 2007 in un progetto internazionale da 20 miliardi di dollari battezzato Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor). La settimana scorsa è stato inaugurato in Francia l’edificio destinato ad accogliere il reattore sperimentale. E nel 2025 i partecipanti – Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Russia, Usa, Ue e Svizzera – attiveranno a Cadarache la prima centrale a fusione termonucleare al mondo, con dimensioni paragonabili a quelle di una centrale elettrica convenzionale. Affiancata alle fonti rinnovabili, la fusione termonucleare potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Anche se bisognerà attendere il 2035, quando dopo 10 anni di test il progetto si chiuderà e potranno partire le centrali commerciali.

La fusione nucleare è considerata altamente efficiente e pulita perché la sua fonte di partenza è l’acqua e non genera scorie. Ma rappresenta una vera sfida scientifica e ingegneristica, coinvolgendo campi come la superconduttività, la criogenia e il vuoto spinto. L’Italia sta dando un contributo fondamentale: abbiamo superato la soglia degli 1,2 miliardi di euro di contratti acquisiti per la realizzazione del progetto, sottolinea la rivista Enea Energia Ambiente e Innovazione. Considerando solo le componenti ad alto contenuto tecnologico, le imprese italiane hanno fornito materiali per il 60% del valore dei bandi di Fusion for Energy (F4E), l’Agenzia dell’Unione europea che gestisce il contributo Ue alla costruzione di Iter, sottolinea Aldo Pizzuto, responsabile dipartimento Fusione e Tecnologie per la sicurezza nucleare di Enea e coordinatore del Progetto DTT. Il dipartimento e i Centri di Ricerca di Frascati e del Brasimone fanno di Enea il punto di riferimento italiano nel progetto.

Iter è in pratica un reattore deuterio-trizio (due isotopi dell’idrogeno) dove la reazione nucleare avviene grazie a un plasma (gas ionizzato che fa da combustibile) confinato in una macchina chiamata Tokamak dove si crea un potentissimo campo magnetico. Lo scopo principale di Iter è dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia, raggiungendo una reazione di fusione stabile. La prima reazione (ignizione del primo plasma) è prevista nel 2025 e la durata di Iter sarà di dieci anni. Gli scienziati di Enea sono stati tra i primi a realizzare impianti per lo studio dei plasmi a confinamento magnetico e macchine per la fusione come il Frascati Tokamak e il Frascati Tokamak Upgrade. Nell’ambito del progetto Iter, il centro di ricerca di Enea a Frascati è stato scelto per ospitare il DTT o Divertor Tokamak Test facility finanziato con circa 500 milioni di euro di fondi privati e pubblici, tra cui 250 milioni di euro dalla Bei. Si tratta di un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio di 5 metri basato su tecnologie made in Italy e ideato da Enea in collaborazione con Cnr, Istituto nazionale di fisica nucleare, Consorzio Rfx, Consorzio di Ricerca per l’Energia, l’Automazione e le Tecnologie dell’Elettromagnetismo e diverse università. DTT dovrà testare il funzionamento di Iter: vi sarà confinato plasma portato a 100 milioni di gradi centigradi con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere e campo magnetico di 60mila Gauss circondato da una rete di oltre 40 km di cavi superconduttori che si troverà a -269 gradi.

La fusione nucleare è la reazione naturale che alimenta il sole e tutte le stelle, ma non è banale da ottenere sul pianeta Terra. Occorre portare gli ioni a temperature gigantesche e far prevalere le forze di attrazione nucleare rispetto a quelle di repulsione elettrica. Per questo si usano campi magnetici giganteschi o, spiega Pizzuto, la tecnica del “confinamento magnetico”: un contenitore con magneti superconduttori più temperature elevatissime che permettono di rompere la barriera elettrica, oltrepassata la quale le particelle si attraggono e si uniscono producendo energia. DTT (mettendo a frutto anche brevetti Enea) testerà questa tecnica mentre cercherà una soluzione alle questioni fondamentali che restano aperte: incanalare l’energia prodotta in modo efficiente (oggi sono necessari enormi spazi), mantenere la stabilità del sistema, abbassare i costi dell’intero processo di generazione per renderlo competitivo con le altre fonti e ottenere la stessa enorme efficienza in centrali di taglio piccolo. Per questo l’Italia continua a lavorare sui superconduttori più performanti che creano campi magnetici maggiori in volumi più piccoli.

Ma sulla percorribilità pratica del sistema i partner di Iter sono “molto fiduciosi”, afferma Pizzuto: l’elettricità da fusione termonucleare si farà. Le promesse sono entusiasmanti: la reazione è pulita perché non brucia combustibili fossili ed è sicura, non solo perché priva di scorie ma perché nel Tokamak, se i parametri vanno fuori range, il processo si spegne. Affiancata alle fonti rinnovabili, la fusione termonucleare potrebbe significativamente contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. Dopo il 2035.

Fonte:

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