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Robin williams ha passato anni a visitare ospedali, recitava per i bambini, per i malati e pagava conti a sconosciuti…co...
21/12/2025

Robin williams ha passato anni a visitare ospedali, recitava per i bambini, per i malati e pagava conti a sconosciuti…così 🧡

Nell'estate del 1966, i The Doors erano la band di punta del Whisky a Go Go di Los Angeles, ma soffrivano di una grave m...
20/12/2025

Nell'estate del 1966, i The Doors erano la band di punta del Whisky a Go Go di Los Angeles, ma soffrivano di una grave mancanza: non avevano abbastanza canzoni originali. Jim Morrison, che fino a quel momento aveva scritto quasi tutti i testi, era esausto e chiese agli altri membri della band di provare a comporre qualcosa. Il chitarrista Robby Krieger tornò a casa e decise di scrivere un brano che parlasse dei quattro elementi, concentrandosi infine sul fuoco.
Krieger mise insieme una sequenza di accordi insolita per il rock dell'epoca, influenzata dalla sua passione per il flamenco e il jazz. Quando presentò il brano alla band, Morrison aggiunse la strofa sull'imminente morte del tempo ("our love become a funeral pyre"), trasformando una canzone d'amore in un inno oscuro e sensuale. Tuttavia, il pezzo mancava ancora di un'identità sonora definitiva.
Fu l'organista Ray Manzarek a compiere il miracolo creativo. Durante le prove, improvvisò un'introduzione circolare e ipnotica al suo organo Vox Continental, ispirata alle strutture delle fughe di Johann Sebastian Bach. Quell'intro barocca, unita al ritmo incalzante della batteria di John Densmore, elevò il brano oltre i confini del pop radiofonico.
Durante la registrazione per l'album di debutto, la band decise di lasciare spazio a lunghe improvvisazioni strumentali centrali, rendendo il pezzo lungo oltre sette minuti. Quando la casa discografica pretese una versione più corta per la radio, i membri della band inizialmente si opposero, non volendo tagliare i soli di organo e chitarra che consideravano il cuore del brano. Alla fine cedettero, ma la versione integrale rimase quella che consacrò il loro mito.
Il successo di "Light My Fire" portò i Doors all'Ed Sullivan Show nel 1967. I censori chiesero a Morrison di cambiare la parola "higher" in "better", temendo riferimenti alla droga. Jim accettò a parole, ma durante la diretta cantò il testo originale guardando dritto nell'obiettivo della telecamera. Quella sfida aperta all'autorità, unita al calore esplosivo del brano, trasformò una semplice canzone di Robby Krieger nel simbolo definitivo della rivoluzione sessuale e culturale di quegli anni.

Provided to YouTube by Rhino/ElektraLight My Fire (2017 Remaster) · The DoorsThe Doors℗ 1967 Elektra Entertainment. 2017 Remastered by Rhino EntertainmentAud...

19/04/2025

I giapponesi hanno un termine per definire l'arte di accumulare libri senza leggerli: "tsundoku". Ma forse non dovresti sentirti in colpa per quella pila crescente sul comodino.

Umberto Eco, uno dei più grandi intellettuali italiani, possedeva una biblioteca personale di ben 30.000 volumi. La cosa sorprendente? Non li aveva letti tutti, e ne era orgoglioso.

Quelle pile di libri non sono simbolo di procrastinazione, ma costituiscono quella che gli esperti chiamano "antibiblioteca": una collezione che rappresenta non ciò che sappiamo, ma ciò che ancora non conosciamo.

Eco considerava i suoi scaffali stracolmi un costante promemoria della propria ignoranza. Ogni libro non letto era una possibilità, un territorio ancora da esplorare, una conoscenza da acquisire.

La prossima volta che guarderai quella pila di libri che ti fissa accusatoria, ricorda: non è un fallimento, ma una mappa dei tuoi futuri viaggi intellettuali. I libri che non abbiamo ancora letto ci parlano di un mondo di possibilità che ci attende.

SPAZIO CINEFILOThe Substance, diretto da Coralie Fargeat.Giovedì 20 marzo, h 21:00.Il film lancia dei messaggi important...
18/03/2025

SPAZIO CINEFILO

The Substance, diretto da Coralie Fargeat.

Giovedì 20 marzo, h 21:00.

Il film lancia dei messaggi importanti, i più evidenti contro l’assurdo accanimento sulla bellezza e giovinezza a tutti i costi, imposto prevalentemente al genere femminile per uso e consumo di un volgarissimo, crudele, detestabile e superficiale genere maschile. Oltre a questo, però, c’è anche l’accusa verso le donne di accettare le regole di questo “gioco a perdere,” quando, sebbene non sia possibile cambiare la società, si possono cambiare le proprie priorità. La protagonista, pur avendo vissuto una vita da star, non è riuscita a costruire nulla di concreto (cosa piuttosto insolita, in realtà): non ha né amici né famiglia; l’unica cosa che per lei conta è la fama e l’ammirazione del pubblico. Tuttavia, l’amore della massa è volubile ed effimero, proprio come la bellezza esteriore su cui la protagonista ha basato la sua vita. Pertanto, inseguirla a tutti i costi non può portare a un lieto fine. L’insistenza delle sequenze sul corpo femminile (esibito, scrutato, esaltato nelle riprese tv e negli spot), non impedisce all’autrice (sue regia e sceneggiatura), dal curriculum ancora limitato, di rendere omaggio ai maestri come Kubrick, Lynch, De Palma. Alla fine, però, non c’è gloria per nessuno: gli uomini sembrano pericolosi idioti dediti ai soliti giochi meschini, la società pare piegarsi ai voleri dello show system, la stessa protagonista accetta che la “versione migliore si sé” sia quella più deteriore e stereotipata.

SPAZIO CINEFILO Giovedì 13 marzo, h 21:00 Don’t look up, diretto da Adam MckayMolte aspettative, tutte confermate. Cast ...
08/03/2025

SPAZIO CINEFILO

Giovedì 13 marzo, h 21:00

Don’t look up, diretto da Adam Mckay

Molte aspettative, tutte confermate. Cast impeccabile, ma soprattutto un plauso ad Adam Mckay che con la sua ironia tagliente riesce a far risaltare tutti i problemi di oggigiorno. I social, il consumismo sfrenato, la voglia di avere tutto e subito anche quando ci accorgiamo di avere già tutto. La cometa è solo un background per far emergere la divisione del popolo, i complottismi e la narcotizzazione di ognuno di noi, che davanti alla fine del mondo se ne frega e pensa ad altro. Finale senza sconti. La realtà è qualcosa che continua a esistere là fuori, anche se smettiamo di crederle. A conti fatti non siamo più intelligenti dei dinosauri, cancellati allo stesso modo. Loro, almeno, con l’innocenza di non sapere.

Per capire davvero che grande attore sia Viggo Mortensen bisogna avere la pazienza, vedendo Captain Fantastic, di aspett...
26/02/2025

Per capire davvero che grande attore sia Viggo Mortensen bisogna avere la pazienza, vedendo Captain Fantastic, di aspettare il sottofinale. Ben Cash, il padre interpretato da Mortensen, è alla guida del pullman, in quel momento è solo. E piange. Un piano sequenza molto lungo (circa 50 secondi), senza stacchi, con la macchina da presa che sta incollata agli occhi, impassibili ma bagnati dalle lacrime. Lo sguardo dell’attore è fisso sulla strada, solo una volta si tocca il naso con il pollice e l’indice della mano. C’è il pianto, e nient’altro. Questo momento è il climax liberatorio di tutto il film, l’attimo in cui la costitutiva ambiguità del personaggio si ricompone e trova una sintesi che lo restituisce alla sua umanità.
Anche quando va in crisi, anche quando i suoi figli mettono sotto accusa il suo metodo lui incassa, non reagisce, non aggredisce. Vorrebbe farlo, lo si intuisce da quasi impercettibili movimenti dei muscoli facciali, ma si trattiene, si frena. Sa che i suoi figli che lo contestano sono la sua più grande vittoria. E allora accetta anche di essere messo radicalmente in discussione. Il regista Matt Ross gli chiede di far scontrare la sua utopia educativa con le difficoltà che incontra e le contraddizioni che genera nel mondo “civile”. Mortensen è davvero superbo. Poteva ridurre il suo personaggio all’ennesima incarnazione del buon selvaggio o farne la versione adulta del protagonista in fuga di Into the Wild. Invece fa un’altra scelta. E riesce a coniugare realismo e utopia, mettendoli d’accordo nel paesaggio dipinto sul suo volto in primo piano.

Il mondo è così totalmente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna, è arte allo stato puro. (René Mag...
25/02/2025

Il mondo è così totalmente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna, è arte allo stato puro. (René Magritte)

SPAZIO CINEFILO Giovedì 27 febbraio, h 21:00 Perfetti sconosciuti, diretto da Paolo Genovese.A differenza della cinemato...
25/02/2025

SPAZIO CINEFILO

Giovedì 27 febbraio, h 21:00

Perfetti sconosciuti, diretto da Paolo Genovese.

A differenza della cinematografia statunitense, quella italiana tende ad analizzare la famiglia sgretolandola. Invece di essere un “gruppo di famiglia in un interno” (Luchino Visconti) questa pellicola mostra un “gruppo di famiglie in un interno”, seguendo oramai quel consolidato filone filmico, come “Cena con amici”, “Il nome del figlio”, e “Bisogna parlare”, in cui l’ambientazione è in un appartamento ove si svolge l’intera azione scenica. Una raffinata analisi introspettiva e psicologica dei personaggi, un ritmo narrativo incalzante e una recitazione molto buona di attori italiani di ottimo livello (Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastrandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak), catturano lo spettatore dal primo ciak alla fine.

SPAZIO CINEFILOGiovedì 6 febbraio, h 21:00Irrational man, scritto e diretto da Woody AllenIl grande woody non ha perso i...
01/02/2025

SPAZIO CINEFILO

Giovedì 6 febbraio, h 21:00

Irrational man, scritto e diretto da Woody Allen

Il grande woody non ha perso il vezzo di interrogarci sul senso della vita e delle cose tutte che ci circondano. Vezzo intellettuale e qui più che mai in questo irrational man, un laico interrogativo che sfocia nel metafisico incontro tra filosofia e senso pratico della vita, in una sequela di paradossi tra le ragioni della vita da vivere e la salvezza nella morte che il nostro prof di filosofia protagonista del film, profonde in pensieri sragionati , più che irrazionali. Il film del grande Woody, è gradevolmente impegnato, affronta i temi esistenziali soliti ma giustamente ripetendo come ogni autore, sempre la stessa opera. Tutti gli eventi della vita determinano effetti a catena imprevedibili, una vincita , una scelta, potrà illuminare una soluzione efficace di salvezza.
Ci sono principi etici insormontabili che non possono consentire soluzioni di comodo anche se apportano vantaggi personali, in questo caso trovare una f***e soluzione alla propria insoddisfazione che coinvolge la vita o la libertà di qualcun’ altro . Esiste una Morale Universale che consente di vivere nel
rispetto dell’altro, e che nessuna tesi filosofica può alienare…
Altrimenti si finisce Nell’ IRRAZIONALE…

SPAZIO CINEFILOIl Marchese del Grillo, diretto da Mario MonicelliGiovedì 23 gennaio, h 21:00Metti assieme uno dei più gr...
20/01/2025

SPAZIO CINEFILO

Il Marchese del Grillo, diretto da Mario Monicelli

Giovedì 23 gennaio, h 21:00

Metti assieme uno dei più grandi registi italiani ed uno degli attori migliori che hanno calcato le nostre scene, mischi il tutto e non può che uscirne un capolavoro. Abituato a vedere i film ambientati sulla Roma papalina firmati da Magni, questo invece di Monicelli si pone non a fianco, ma ad un livello anche superiore, eppure Magni aveva fatto dei film bellissimi! Su Sordi, anche lui magnifico interprete dei film di Magni, non si può aggiungere nulla: solo che questo personaggio è da lui interpretato in maniera divina, anzi, Sordi è Il Marchese del Grillo!Un film la cui comicità non è mai fine a se stessa, ma, anzi, si pone sempre l'obiettivo di mandare un messaggio ben costruito attorno alle vicende paradossali che si susseguono per tutta la durata della pellicola.
La famosa frase "Ah, me dispiace. Ma io so' io e voi non siete un c***o!" risulta divertente, ma allo stesso tempo attualissima e a tratti terrificante se analizzata nel contesto in cui viene detta.

SPAZIO CINEFILOGiovedì 16 gennaio, h 21:008½, diretto da Federico FelliniIl punto più alto del cinema: la Rivelazione de...
03/01/2025

SPAZIO CINEFILO

Giovedì 16 gennaio, h 21:00

8½, diretto da Federico Fellini

Il punto più alto del cinema: la Rivelazione del Sè. Quello che Fellini mette in scena è molto di più della sua crisi creativa: in realtà a partire da questa si aprono interi squarci nell'inconscio del regista che consentono uno sguardo che trascende la dimensione personale x inoltrarsi nei territori enigmatici della memoria collettiva e degli archetipi. E' questo che fa di 8 e1/2 un'opera d'arte sublime che trascende la soggettività dell'autore per elevarsi verso una coscienza superiore. Per quanto ne sappia nessuno è riuscito come lui ad elevarsi così in alto nel cinema italiano: le immagini sembrano scaturire da sole, senza che vi sia alcun apporto cosciente del regista, che in questo caso è più che mai un medium. Ogni immagine, ogni inquadratura, ogni frase, ogni dettaglio, ogni faccia, ogni suono e musica, è "perfetto", non poteva che essere così, secondo delle alchimie imperscrutabili, che però riconosciamo subito come evidenti e le uniche possibili. Non voglio aggiungere altro se non che il film di Fellini è il più alto esempio di una coscienza al contempo lucida e transpersonale.
8 e 1/2 non è "un " film, ... è "IL" FILM, il punto più alto. Si potrebbero dire tante altre cose, Mastroianni, la magia di Nino Rota, la Cardinale, ma tutto è veramente troppo da trattare, ogni cosa meriterebbe un fiume di parole, e forse dinanzi a cotanta grandezza è meglio ora tacere.

SPAZIO CINEFILOGiovedì 9 gennaio, h 21:00La leggenda di Al, John e Jack, diretto da Aldo, Giovanni e Giacomo.Una gangste...
03/01/2025

SPAZIO CINEFILO

Giovedì 9 gennaio, h 21:00

La leggenda di Al, John e Jack, diretto da Aldo, Giovanni e Giacomo.

Una gangster comedy ambiziosa, esplosiva, sorretta da un soggetto marmoreo e da un umorismo raffinato, in linea con il contesto e con la vocazione del Trio. Insomma, qualcosa di molto originale. Fin dalla scena iniziale: un drive-in, La donna che visse due volte di Hitchcock (che farà da pretesto per la storia) e la colonna sonora di Andrea Guerra, che cita Morricone, tra classicità e sonorità jazz.
Un film debitore alla storia della Settima Arte, e profondamente legato al linguaggio artigianale.
Per non parlare poi dei comprimari (da Giovanni Esposito a Ivano Marescotti, fino ad Antonio Catania e Giovanni Cacioppo), dei costumi, delle location (le esterne del film sono state girate davvero a New York, per volere di Giacomo e di Massimo Venier, segnando così una delle produzioni più dispendiose dell'epoca) e, soprattutto, della soundtrack. Il montaggio, infatti, è strettamente legato al lavoro di consulenza musicale che, tra una scena e l'altra, alterna hit ad effetto: Nat King Cole con Almost Like Being in Love, Louis Prima con Sing Sing Sing, Billie Holiday con All of Me. Addirittura, c'è Marilyn Monroe che canta When I Fall In Love. Poche produzioni italiane possono vantare una soundtrack del genere, e pochi film italiani - tutt'ora - hanno spinto così tanto sulla tecnica e sulla qualità.

Indirizzo

Via Alba N° 8
San Giovanni Gemini
92020

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 09:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Venerdì 09:30 - 13:00
16:00 - 20:00
Sabato 09:30 - 13:00
16:00 - 20:00

Telefono

0922902173

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