Matematica

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https://www.youtube.com/user/marcellopedone Tutto quello che riguarda la matematica e le scienze.

Le finalità della pagina consistono nel proporre questioni di interesse matematico ( o che abbiano qualche legame con la matematica) e nell'avviare discussioni nelle quali si confrontano opinioni o soluzioni di problemi. Applicazioni e filmati presenti nel web e alcune prodotte da Marcello Pedone. https://www.youtube.com/user/marcellopedone/about
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Vladimir Makononov (Naxçıvan, 27 agosto 1904 – Baku, 2 gennaio 1993) è stato uno scacchista russo (sovietico dal 1922).G...
08/06/2026

Vladimir Makononov (Naxçıvan, 27 agosto 1904 – Baku, 2 gennaio 1993) è stato uno scacchista russo (sovietico dal 1922).
Giocatore sconosciuto ai più, anche perché non lasciò mai l’Unione Sovietica e partecipò solo a tornei e campionati interni. Ma rispettato in patria per la sua forza e la sua determinazione, viste le vittorie ottenute in partite con personaggi poi diventati famosi quali Botvinnik, Smyslov (entrambi arrivati ad essere incoronati con il massimo alloro scacchistico), Bronstein, Geller, Keres ed altri ancora.
Ma una cosa interessante è che lui, come fatto sempre riferimento da Riccardo, fosse un insegnante di matematica di base, tra l’altro molto stimato dai colleghi, tanto che Lev Landau, suo ex compagno di università e futuro premio Nobel in Fisica, lo invitò a raggiungerlo a Leningrado avendo di Vladimir un’alta opinione come matematico, ma lui declinò l’invito, cosa di cui ebbe a rimpiangere successivamente. Quindi di nuovo un forte giocatore di scacchi dedito alla matematica, come Max Euwe, al quale il nostro Blog ha dedicato un trittico: “Euwe, il professore di matematica campione del mondo!”
Vista la schiera di giocatori che sono stati dei matematici, quali i campioni del mondo Lasker ed il menzionato Euwe, per arrivare a tempi più recenti agli Inglesi Nunn, Speelman e Mestel, tutti laureati in matematica (e chiedo venia per gli altri non menzionati), la domanda sorge spontanea: se ci sia qualcosa di più di una semplice coincidenza sul fatto che molti matematici siano stati anche degli ottimi giocatori di scacchi. Di sicuro dei punti di contatto tra scacchi e matematica ci sono, ed è sufficiente vedere una scacchiera con la numerazione delle case per capirlo visivamente: un piano cartesiano dove i punti (in questo caso le caselle bianche e nere della scacchiera), sono identificati da coordinate rappresentate da numeri (le ordinate) e lettere (le ascisse), dove attraverso il movimento dei pezzi viene introdotta l’equazione della retta e la relativa pendenza. Per passare poi ad altri esempi, tra quelli fantasiosi dei chicchi di grano da posizionare sulle caselle in maniera definita (raddoppiandone la quantità di casa in casa fino alla sessantaquattresima), per ricompensare l’inventore del gioco, che troviamo nella novella dei chicchi di grano di Sessa, al problema classico del “Salto del Cavallo” di Eulero. Ma più che la partita di scacchi vera e propria, che ha spesso dei risvolti psicologici dei due contendenti, è il problema scacchistico, con la sua formulazione univoca e rigorosa, che più si avvicina ad un problema matematico e viene spesso utilizzato per introdurre elementi di logica e sviluppare il pensiero laterale.
E questo ci può far immaginare un Makogonov intento a sviluppare il suo insegnamento della matematica tramite un sistema più divertente rispetto a quelli classici, quale l’utilizzo del gioco degli scacchi e la risoluzione dei relativi problemi associati a risvolti matematici. Mentre lui poi era intento ad esercitarsi a sviluppare varianti e piani logici per mettere in difficoltà gli avversari. Cosa che lo porterà ad essere ricordato, oltreché per la variante della Grünfeld sopra citata, per la variante dell’Est Indiana sempre con il suo nome che si ha dopo le mosse 1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.Cc3 Ag7 4.e4 d6 5.h3, e la variante del gambetto di Donna rifiutato nella quale però deve condividere il nome in coabitazione con altri, perché denominata “Tartakower, Makogonov, Bondarevsky” dove ognuno dei tre diede il proprio corposo contributo e che si ha dopo le mosse 1.d4 d5 2.c4 e6 3.Cc3 Cf6 4.Ag5 Ae7 5.e3 00 6.Cf3 h6 7.Ah4 b6.
Peccato poi non aver potuto assistere ad una partita, o meglio ad un match, tra lui ed Euwe, l’altro suo coetaneo matematico che riuscì a divenire Campione del Mondo pur non avendo mai abbandonato la professione di professore di matematica, per il fatto che mai Makogonov uscì fuori dai confini russi privandoci di uno scontro tra menti, per quanto mi riguarda, decisamente superiori!
https://unoscacchista.com/2026/06/07/r-di-nuovo-il-binomio-scacchi-e-matematica-vladimir-makogonov/

[Nella foto di apertura, da sinistra a destra: V. Chekhover, V. Makogonov, I. Pogremyssky, I. Bondarevsky]

R I S T A M P A (Antonio Monteleone) Makogonov, “Una vita fortunata”, scrive Riccardo nel suo post di ieri, “E la fortuna prosegue: a pochissimi altri giocatori, forse a nessuno, abbiam…

Che voto ha preso il ministro Valditara all'esame di Maturità.L'esame di Maturità è sempre più vicino: ecco con quale vo...
08/06/2026

Che voto ha preso il ministro Valditara all'esame di Maturità.
L'esame di Maturità è sempre più vicino: ecco con quale voto era uscito il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara nel 1979.
Mentre il conto alla rovescia per la prima prova di Maturità sta per concludersi, migliaia di studenti hanno gli ultimi giorni per prepararsi tra ripassi, ansie e aspettative sul voto finale. Un’esperienza che li accomuna alle precedenti generazioni di maturandi, compresi molti personaggi diventati noti negli anni.
Tra questi c’è anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che, molti anni fa, si è seduto davanti a una commissione d’esame per ottenere il diploma. Ma che voto ha preso alla Maturità? La risposta potrebbe sorprendere molti studenti.
Il ministro Valditara è l’esempio di come l’impegno e la dedizione possano far ottenere risultati importanti al di là del voto finale ottenuto all’esame di Maturità. Ci sono infatti molteplici fattori da tenere in considerazione per valutare le capacità di uno studente e che vanno oltre al semplice voto numerico. Sorprendentemente, infatti, il Capo del MIM non ha ottenuto il massimo dei voti. Lo ha raccontato in diverse occasioni, condividendo la propria esperienza scolastica.
Alla Maturità, Valditara ha preso 56/60 al liceo Classico. Un voto che, tradotto nel nuovo ordinamento, equivale a 93/100.
Valditara, da studente, amava la storia, la letteratura latina, greca, italiana, e la storia dell’arte, ma non era così per la matematica. Sebbene sia del tutto normale avere preferenze per le materie in cui ci si sente più portati, nel suo caso la poca voglia di studiare matematica (sapendo già che non sarebbe stata oggetto d’esame finale) gli ha fatto correre il rischio di non essere ammesso all’esame di Maturità.
"A scuola studiavo soprattutto quello che mi piaceva. Ho rischiato di non essere ammesso alla Maturità perché a febbraio – cosa da non fare – dopo un’interrogazione di algebra ho chiuso il libro e non ho più studiato", aveva raccontato nel 2024 mentre era ospite del convegno "L’Italia dei conservatori: Europa, futuro, libertà" a Roma.
"Due settimane prima dello scrutinio, la prof di matematica mi ha interrogato in geometria e in due settimane ho dovuto studiare il programma di un quadrimestre", ha aggiunto al racconto il ministro, che ha svelato che per anni ha fatto vari incubi sognando di dover ripetere per intero l’università per non aver sostenuto l’esame.
Giuseppe Valditara è nato il 12 gennaio del 1961 da genitori originari della bassa novarese. Come indicato all’interno del suo curriculum pubblicato sul sito ufficiale del MIM, nel 1979 ha ottenuto la Maturità Classica presso il Liceo Berchet di Milano.
Una volta diplomato, si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano, dove si è laureato nel 1984. Lui stesso ha ammesso che all’università era "secchionissimo". Il suo impegno l’ha portato ben presto alla carriera accademica: nel 1985, a un anno dalla discussione della tesi di laurea, ha vinto il concorso di dottorato di ricerca in Diritto romano e Diritti dell’antichità, con sede a Bologna.
Dal 1989 è stato ricercatore in Diritto romano presso l’Università Statale di Torino, per poi iniziare a insegnare come professore associato in Istituzioni di Diritto Romano presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino.

Ecco con quale voto era uscito all'esame di Maturità il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara nel 1979 e perché rischiò di non essere ammesso.

Una lettera di un professore di matematica pensionato ai socialCari Social,vi scrive un vecchio professore di matematica...
07/06/2026

Una lettera di un professore di matematica pensionato ai social

Cari Social,

vi scrive un vecchio professore di matematica, ormai in pensione da qualche anno. Ho passato una vita tra lavagne impolverate, gessetti consumati e studenti che cercavano di capire perché una x sconosciuta potesse essere più interessante di una risposta già pronta.

Vi osservo ogni giorno. Siete veloci, brillanti, rumorosi. In pochi secondi fate il giro del mondo, mentre io impiegavo un'intera lezione per spiegare un teorema e spesso non bastava.

Non vi scrivo per condannarvi. Sarebbe troppo facile. Ogni epoca ha avuto i suoi strumenti e i suoi timori. Quando arrivarono le calcolatrici, molti pensavano che nessuno avrebbe più imparato a fare i conti. Eppure la matematica è sopravvissuta.

Vi scrivo, invece, per chiedervi una cortesia.

Lasciate un po' di spazio al dubbio.

La matematica mi ha insegnato che quasi tutte le verità importanti richiedono passaggi intermedi. Nessun teorema serio si dimostra con uno slogan. Nessuna equazione complessa si risolve saltando i calcoli. Eppure, nei vostri corridoi digitali, vedo persone convinte di aver capito tutto dopo aver letto tre righe.

Lasciate che qualcuno dica: "Non lo so".

Lasciate che una domanda valga più di una risposta affrettata.

Lasciate che la complessità non sia considerata una debolezza.

Per quarant'anni ho corretto compiti. Gli errori non mi hanno mai spaventato. Mi preoccupavano di più le risposte copiate, quelle che sembravano perfette ma non erano state pensate. Oggi vedo milioni di persone condividere opinioni come se fossero formule già dimostrate, senza fermarsi a verificarle.

In matematica, quando un risultato sembra troppo bello per essere vero, lo si controlla una seconda volta.

Forse dovremmo farlo anche con le notizie, con le indignazioni e con le certezze.

C'è un'altra cosa che vorrei dirvi.

Non confondete la popolarità con il valore.

Ho avuto studenti silenziosi che impiegavano dieci minuti per alzare una mano e fare una domanda straordinaria. E ho avuto studenti molto rumorosi che parlavano sempre senza dire nulla. I numeri dei "mi piace" assomigliano a certe statistiche: sono utili, ma raccontano solo una parte della storia.

La qualità di un'idea non è una funzione diretta della sua diffusione.

Infine, permettetemi una piccola nostalgia da vecchio insegnante.

Mi mancano le pause. Mi manca il tempo necessario per riflettere. Mi manca il momento in cui uno studente fissava un problema per mezz'ora e poi, all'improvviso, sorrideva perché aveva capito.

Quel sorriso non era immediato.

Era il premio della pazienza.

Se potete, cari Social, insegnate ogni tanto anche questo: che non tutto deve essere istantaneo, che alcune verità maturano lentamente e che il pensiero, come una dimostrazione elegante, ha bisogno di tempo.

Con rispetto e una punta di preoccupazione,

Un professore di matematica in pensione.

07/06/2026

sin(x)+cos(x)=0
x=?

Una pagina dell’”Introduzione alla matematica", testo del 1911 di Alfred North Whitehead (1861-1947)
07/06/2026

Una pagina dell’”Introduzione alla matematica", testo del 1911 di Alfred North Whitehead (1861-1947)

A= Absolute minimum point
07/06/2026

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