27/08/2025
Il 4 luglio del 1054 una nuova luminosissima stella apparve nel cielo presso il c***o sinistro della costellazione del Toro. Brillante come Venere, fu possibile vederla in pieno giorno per oltre tre settimane prima che la sua luminosità cominciasse a scemare. Rimase comunque visibile nel cielo notturno per quasi due anni. La testimonianza della sua apparizione ci viene da cronache cinesi e arabe dell’epoca. In Occidente l’insolito e sconcertante fenomeno non fu ritenuto degno di essere tramandato da alcun testo scritto, probabilmente a causa dell’erronea credenza che il cielo delle cosiddette stelle fisse fosse, e dovesse rimanere, immutabile.
Molti secoli dopo, grazie all’invenzione del telescopio, si scoprì che nella posizione in cui nel 1054 era apparsa quella brillantissima stella c’era una nebulosità, che l’astronomo francese Charles Messier inserì al numero 1 del suo famoso catalogo di oggetti celesti che, osservati con gli strumenti dell’epoca, somigliavano a comete ma non erano comete. Oggi sappiamo che Messier 1 o, più brevemente M1, è il resto di una supernova. Quello che raggiunse la Terra circa un millennio fa fu il bagliore di una spaventosa catastrofe cosmica: una stella molto più massiccia del Sole, una massa forse superiore a 1,9 masse solari — l’equivalente di oltre 600.000 Terre — finì racchiusa in una sfera di appena 10–14 km di raggio. Con una densità centrale dell’ordine di 2,7×10¹⁷ kg/m³ (270 milioni di miliardi di chilogrammi per metro cubo), elettroni e nuclei atomici si fusero formando una “pasta” iperdensa di neutroni. Giunta alla fine della propria vita dopo aver esaurito le riserve di combustibile nucleare, esplose con inimmaginabile potenza, disperdendo i suoi strati esterni nello spazio circostante. Per l'articolo completo scrivere a [email protected]