16/08/2026
Preso dal web
Il lusso romano? Una finestra che ti rompe il portafoglio.
Siamo nel I secolo d.C., e sì: a Pompei.
Intorno al 79 d.C., l’eruzione del Vesuvio fa da “cassaforte” e ci lascia esempi perfetti di finestre con vetro soffiato.
Prima, però, la finestra era un buco furbo: Egizi e Mesopotamici usavano fessure nei muri per luce e ventilazione, coperte con pelli o stoffe.
Nelle case comuni, quei buchi stavano in alto nei muri spessi, per privacy e per difendersi da polvere e sabbia.
E per il freddo? Tende di legno o pelli unte di grasso: isolamento stile “arrangiati”.
E qui arriva il bello.
I Romani iniziano a mettere lastre sottili di vetro ottenute col metodo del soffio: il mastro vetraio gonfia il vetro fuso come una bolla, la appiattisce in una lastra irregolare e poi la taglia.
Quelle pezze di trasparenza finiscono in telai di piombo flessibile, multipannello e a più battenti, così le puoi aprire come persiane moderne.
Sì, sembra banale. Ma era roba da élite.
Il vetro era fragilissimo e costoso da produrre, quindi a Pompei solo il 10–20% delle domus se lo poteva permettere; i plebei restavano alle imposte di legno.
Alla Casa del Fauno, per dire, si citano vetri verdastri spessi 3–5 mm: trasparenti quel tanto che basta per far entrare luce senza “offrire” la stanza agli elementi.
Comunque, non immaginarti il vetro piatto di oggi.
Era ondulato e pieno di bolle: la vista si distorceva, tipo caleidoscopio antico, e con urti o sbalzi termici si rompeva facile.
Eppure quel vetro “storto” resta uno standard per secoli, fino al vetro piano del XVII secolo.
Spoiler: non rimase a Pompei.
Questo trucco romano viene esportato in tutto l’Impero, dalla Britannia alla Siria, e prepara il terreno alle vetrate medievali e gotiche.
A Pompei, intanto, si parla di oltre 500 esempi archeologici confermati: non più “buchi funzionali”, ma status e design. 🪟
Morale secca: la trasparenza, prima di essere comodità, è stata privilegio.
Pompei conserva esempi di finestre romane grazie al 79 d.C. (Vesuvio).
Vetro soffiato: bolla → lastra irregolare → taglio, montata su telai di piombo a più battenti.
Casa del Fauno: vetri verdastri 3–5 mm; lusso per pochi (10–20% delle domus).
Prima si usavano fessure coperte da pelli/stoffe; plebei con imposte di legno.
Vetro ondulato e fragile, ma standard fino al vetro piano del XVII secolo.