10/07/2026
Inceneritori di Palermo e Catania, associazioni all'attacco: due maxi progetti con errori gravi, costi altissimi e rischi per la salute
Presentate le osservazioni contrarie agli impianti di Palermo e Catania: fumi non calcolati, fiumi di liquidi tossici senza una destinazione sicura e il rischio di bloccare per sempre la raccolta differenziata. Le associazioni chiedono l'apertura di un dibattito pubblico con i cittadini.
Due impianti fotocopia, inutilmente giganteschi e pieni di "punti bui" nei documenti presentati dalle società progettiste. È questo il cuore delle puntuali osservazioni presentate da Legambiente, Zero Waste e WWF, che hanno depositato due corposi documenti.
L'obiettivo delle associazioni è fermare un progetto che considerano pericoloso per la salute dei siciliani e per l'ambiente, un salasso per le tasche dei siciliani e contrario ai principi dell’economia circolare, basato su dati incompleti o, peggio, del tutto mancanti.
I due termovalorizzatori dovrebbero bruciare 600.000 tonnellate di rifiuti all'anno: una quantità enorme, calcolata ignorando sia il calo della popolazione che gli obiettivi europei che impongono di riciclare sempre di più. Il rischio concreto è quello di un vicolo cieco: per far funzionare gli impianti, la Sicilia sarà costretta a bruciare anche materiali che potrebbero essere riciclati, con costi enormi
per i cittadini siciliani — oltre 250 euro a tonnellata — che saranno coperti attraverso la tassa sui rifiuti. Non solo: per alimentare gli impianti verranno conferite circa 40.000 tonnellate all'anno di fanghi di depurazione, sottraendo fertilizzante naturale a un territorio già fortemente colpito dalla
siccità.
A Catania per esempio la situazione, secondo le associazioni, non sarebbe migliore. Viene denunciato il tentativo di imporre alle aziende il conferimento dei propri rifiuti speciali all'impianto previsto, in violazione delle norme europee sulla libera concorrenza. Anche all'ombra dell'Etna, aggiungono, i consumi
idrici e gli impatti sulle aree verdi protette sarebbero stati liquidati come "problemi minori", senza adeguate tutele per il territorio.