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La mozzarella è un latticino, ovvero un derivato non stagionato del latte che conserva quantità misurabili di lattosio. ...
10/08/2020

La mozzarella è un latticino, ovvero un derivato non stagionato del latte che conserva quantità misurabili di lattosio. Più nel dettaglio, la mozzarella è un formaggio fresco a pasta filata e molle che si presta al CONSUMO IMMEDIATO.

Bianca, lucente e senza crosta, si caratterizza per la consistenza gradevolmente fibrosa ma soffice, l'aroma di latte ed il sapore che trasmette una leggera sfumatura acidula. Per queste sue caratteristiche e l'estrema versatilità in cucina, la mozzarella è molto gradita da parte dei consumatori.

I tipi di mozzarella più conosciuti sono la mozzarella di bufala (quella campana è l'unica che possiede anche il marchio di origine in deposito), la mozzarella fior di latte (o mozzarella vaccina), quella mista e quella affumicata; la burrata risulta parecchio simile ma, per la tipica composizione molto grassa, non è sovrapponibile ad una mozzarella qualsiasi. Si trovano anche mozzarelle di varie forme: sferica (tonda), con la testa, a bocconcini o a ciliegina, a treccia ecc., nonché di diversa composizione chimica: mozzarella light, mozzarella a basso contenuto d'acqua (per pizza) ecc.

Alcuni sostengono che la mozzarella, inizialmente prodotta solo da latte di bufala, abbia origini di gran lunga antecedenti la nascita di Cristo; i reperti sono difficilmente interpretabili ma pare che i primi allevamenti di bufale furono introdotti dai Greci. Altri imputano l'avvento di questi animali ad etnie come i Longobardi o i Normanni; quel che è certo è che la diffusione massiva della mozzarella sul territorio è riconducibile al XX secolo, con la diffusione degli allevamenti peninsulari (anche se prevalentemente al sud) e l'esportazione della tecnica casearia all'estero.
La mozzarella "classica" è senz'altro quella campana di bufala, zona nella quale ha acquisito un'ulteriore pregio gastronomico come ingrediente fondamentale della "pizza margherita". Attualmente, in Italia, la mozzarella viene prodotta in gran parte al meridione su scala artigianale o semi-industriale, mentre nelle regioni settentrionali è presente un'importante produzione a livello industriale; anche in altri paesi vengono prodotti ed esportati formaggi simili. Fortunatamente, da qualche anno alla mozzarella è stata conferita l'attestazione di tipicità (STG, CEE) fondata sulla descrizione presente nella scheda UNI 10537.

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Il Parmigiano è un formaggio grana, prodotto con latte vaccino (proveniente da animali alimentati con foraggio di prato ...
26/07/2020

Il Parmigiano è un formaggio grana, prodotto con latte vaccino (proveniente da animali alimentati con foraggio di prato ed erba medica), con pasta dura e semigrassa.

È un prodotto preparato esclusivamente nelle provincie di Reggio Emilia,Parma, Modena, Mantova, alla destra del Po,e Bologna, alla sinistra del Reno. Le forme di parmigiano sono rotonde (46 cm di diametro e 23 cm di spessore) e hanno un peso che si aggira intorno ai 35 chili e la stagionatura va da 1 a 3 anni.

Oltre che come ottimo formaggio da tavola, è un eccellente formaggio da grattugiare e viene usato per arricchire e insaporire moltissimi piatti della nostra tradizione.

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Il tarallo ha probabilmente origine negli ambienti contadini, da protagonista dei momenti di aggregazione veniva solitam...
18/07/2020

Il tarallo ha probabilmente origine negli ambienti contadini, da protagonista dei momenti di aggregazione veniva solitamente consumato vicino al focolare con un buon bicchiere di vino. Il famoso proverbio “finire a tarallucci e vino” rimanda, infatti, proprio ad un clima amichevole e, se letto in un’ accezione negativa, alla risoluzione di un problema in maniera superficiale. Ancora oggi, spesso, si offre agli ospiti in visita nelle proprie casa, ed è un ottimo snack principalmente all’ora della merenda e dell’aperitivo. Controversa anche la sua provenienza, motivo per cui le varie ed orgogliose dispute tra chi ne attribuisce la nascita in Campania e chi in Puglia non si esauriranno mai: esistono, infatti, un’infinità di varianti e tipologie in tutta Italia (anche se prevalentemente al Sud), tanto che il tarallo è stato inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tipici italiani.

In Puglia vengono preparati soprattutto nella provincia di Bari, e gli ingredienti base sono sempre gli stessi da svariati secoli a questa parte: acqua, farina, olio extra-vergine di oliva, sale (o zucchero, se si predilige la versione dolce all’anice); c’è chi ama aggiungere anche un pizzico di pepe nero e un po’ di vino bianco. Le dosi vengono adattate in base ai gusti personali e alla consistenza che si desidera, e spesso si aggiungono ingredienti per preparare ricette specifiche e più particolari. Dall’impasto s**o ed elastico, solitamente fatto riposare per qualche decina di minuti, si ricavano dei bastoncini le cui estremità verranno richiuse fino a formare degli anelli, che poi verranno bolliti appena e successivamente cotti in forno, fino a raggiungere la giusta croccantezza. La tipologia più comune in Puglia è quella dei taralli al fi*****io, che prevede appunto l’inserimento di questi semi all’interno dell’impasto tradizionale; se ne trovano sia di dimensioni piccole e di forma tondeggiante, che di più grandi e dalla forma allungata. Altre varianti molto amate nella regione sono quella al sesamo, all’anice, al peperoncino, alla pizzaiola, quella con la cipolla, i taralli neri con vincotto, allo zucchero, al cioccolato, all’albume d’uovo.

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Fin dall’antichità erano noti gli effetti e le proprietà della cannabis e venivano regolarmente coltivate.Le piante hann...
13/07/2020

Fin dall’antichità erano noti gli effetti e le proprietà della cannabis e venivano regolarmente coltivate.

Le piante hanno due tipi di fioritura completamente diversi tra loro: quella maschile presenta grappoli che si ingialliscono e muoiono subito dopo la fioritura; la femminile invece è caratterizzata da grappoli che restano verdi fino alla maturazione del seme e produce un’infiorescenza che contiene alti livelli di CBD.

La canapa light è ricavata dai fiori femminili della canapa sativa, ad alto contenuto di cannabidiolo (CBD) e povera di delta-9-tetraidrocannabinolo (THC).

Il CBD, a differenza del THC, non possiede particolari effetti che innescano i caratteristici processi di assuefazione e alterazione dello stato mentale: per questo motivo, in Italia, è legalizzata la vendita e l’utilizzo di tale prodotto se il contenuto di THC resta inferiore allo 0,2%.

Sicuramente la prima ed utile applicazione di questo prodotto è in campo medico.

Da sempre sono note le sue proprietà terapeutiche e per questo si sta cercando di creare delle nuove varianti con un contenuto di THC sempre più basso da poter utilizzare per tale scopo.

Esistono molteplici esperimenti ad oggi che dimostrano l’efficacia del cannabidiolo sull’organismo grazie alle sue proprietà.

I recettori umani del sistema endocannabinoide, infatti, vengono stimolati dal CBD, amplificando alcune funzioni.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato quindi che il CBD può essere utilizzato per le sue caratteristiche per i seguenti usi:

-ansiolitico
-antipsicotico
-antinfiammatorio
-anticonvulsivo
-antiossidante

Esso è stato testato anche in combinazione con diversi fitocannabinoidi per valutare la sua efficacia su diversi disturbi del sistema nervoso.

Alla ma*****na inoltre sono associati effetti rilassanti e distensivi e per questo assunta talvolta per alleviare lo stress e malesseri fisici ad esso legati.

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Il legno in pellet è un combustibile ricavato dal legno vergine, talvolta partendo da scarti di lavorazione (quali piall...
10/07/2020

Il legno in pellet è un combustibile ricavato dal legno vergine, talvolta partendo da scarti di lavorazione (quali piallatura, segatura, chips, ritagli) altre volte dal tronco intero. Può essere definito come "biocombustibile addensato, generalmente in forma cilindrica, di lunghezza casuale tipicamente tra 5 mm e 30 mm, e con estremità interrotte, prodotto da biomassa polverizzata con o senza additivi di pressatura". La norma UNI EN 17225-2 determina le specifiche e la classificazione del pellet di legno per uso industriale e non. La norma si riferisce solo al pellet di legno ottenuto dalle seguenti materie prime:

1) Bosco, piantagione e altro legno vergine;

2) Prodotti e residui dell’industria di lavorazione del legno;

3) Legno da recupero.

Non è incluso il legno derivante da demolizioni di edifici o di impianti di ingegneria civile, né quello trattato termicamente mediante il sistema di torrefazione.

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