Studio Grafologico Gaudenzi

Studio Grafologico Gaudenzi Consulenze grafologiche peritali e relazionali;
Educazione del gesto grafico su bambini scolarizzati

28/05/2026

I SALUTI DEL PRESIDENTE

Cari Colleghi,

Grazie! Vi ringrazio per la fiducia che ancora mi avete dimostrato eleggendomi insieme alle Colleghe Angelini, Bentsik, Boato, Santoro, Ventre e Vita, per il prossimo triennio, al timone di questa Grande Associazione che è AGI.

Ringrazio, a nome mio e del nuovo Direttivo costituito, il Direttivo uscente per tutte le attività che finora ha promosso continuando le visionarie idee e le innovazioni del Past President Bartolini che a suo tempo aveva introdotto all’interno di AGI, e proponendo altre importantissime iniziative a livello istituzionale che il Presidente uscente, Incerti Caselli, ha portato avanti con onore, passione e forte spirito di dedizione.

Ringrazio, altresì, la perseveranza di Manlio Bolzani eletto nuovamente Revisore dei conti e i professionisti Letizia Biondo, Stefania Di Roberto e Antonio Mattiace, non facenti parte dell’Associazione, eletti nel Collegio dei Probiviri ribadendo la propria terzietà e la competenza relativa agli aspetti disciplinari.

Non trovo presso l’Ufficio in Ancona, la segretaria storica, Monica, che ha scelto altri indirizzi professionali ma ritrovo invece, con sincero apprezzamento, Claudia e la nuova collaboratrice di AGI, Giulia, che avrò modo di conoscere nei prossimi mesi.

È merito di tutti quello che oggi è diventata AGI, di tutti noi, soci, tesserati ma anche dei non soci come i Colleghi che fanno parte delle altre associazioni professionali presenti negli elenchi del MiMit e coloro che invece non sono associati ad alcuna Associazione.

Tutti voi che leggete siete il motore di questa Associazione. Il vostro sostegno, la vostra presenza e la vostra critica costituiscono un forte incentivo al fine di migliorare le attività dell’Associazione affinché tutte le specializzazioni abbiano medesima dignità davanti al fruitore finale, senza lasciarne nessuna indietro. Il compito non è facile perché laddove la Grafologia Forense cammina con proprie gambe, seppur ancor non correndo, le altre hanno ancora bisogno di un sostegno istituzionale molto forte.

Ma AGI è figlia della Grafologia italiana e non; una figlia che ha trovato, con i tempi della burocrazia e della politica, la sua Strada che, come base, necessita che i propri iscritti facciano la propria parte con professionalità, dignità e competenza sapendo di essere una colonna di un’associazione professionale che lavora esclusivamente per i diritti del Grafologo Professionista.

Non ricordo bene cosa ho scritto nella prima newsletter del mio mandato precedente. Quello che so con certezza è che ero inesperta. Negli anni scorsi ho superato molte prove come persona prima e come Presidente poi. Ho avuto scontri istituzionali che si sono rilevati costruttivi, ho avuto riscontri in termini di stima ma anche di furiosa disistima. Ma tutto ciò che ho vissuto mi ha portato nuovamente ad essere qui. Al vostro servizio insieme alla Colleghe elette con l’impegno di cercare di portare e dare il meglio delle nostre conoscenze, competenze e professionalità alla nostra Associazione a cui crediamo fermamente.

A tutti voi il mio sincero ringraziamento per la Fiducia che ci avete concesso a rappresentarvi. Grazie ancora.

Il Presidente
Eleonora Gaudenzi

26/05/2026

Era il pallone dei poveri.
Degli sfigati.
Di quelli che il pallone vero lo vedevano solo nelle vetrine dei negozi sportivi o ai piedi dei bambini più fortunati.
Il Super Tele costava poco, pesava niente e durava quel che durava.
Si tagliava facilmente, si sgonfiava, prendeva traiettorie assurde.
Ma era il nostro compagno di gioco.
Era il pallone delle estati nei cortili popolari, delle partite in mezzo alla strada, dei marciapiedi usati come fasce laterali e delle porte fatte con due felpe dopo scuola o con le ciabatte sulla spiaggia rovente!

E forse era proprio quello il suo segreto.
Il Super Tele non faceva sentire poveri.
Faceva sentire liberi.
Con lui tra i piedi diventavamo portieri della Nazionale, bomber di periferia, campioni immaginari sotto un sole che sembrava non tramontare mai.
Oggi magari lo guardiamo con un sorriso nostalgico.
Ma dentro quel pallone leggero e storto c’era un pezzo enorme della nostra infanzia.
Un’infanzia senza smartphone, senza social, senza niente…
tranne la fantasia, gli amici e un Super Tele che rotolava verso il tramonto.

23/05/2026
26/04/2026
25/04/2026

I Romani non usavano gli spazi tra le parole. Nessuno.

Virgilio, Cicerone, le leggi dell'Impero: tutto scritto in un unico flusso ininterrotto senza spazi, senza punteggiatura, senza distinzione tra maiuscole e minuscole.

Una stringa come ILVECCHIOSENATOMANDA poteva essere letta "il vecchio senato manda" — oppure "il vecchio se ne tomanda". Senza spazi, entrambe le letture erano ugualmente valide.

Non era un problema tecnico. Era semplicemente come funzionava la scrittura: la scriptura continua era la norma assoluta nel mondo romano. I testi non erano pensati per essere letti con gli occhi. Erano pensati per essere letti ad alta voce.

E qui arriva il punto che cambia tutto.

Leggere in silenzio — quello che stai facendo adesso — non era la norma. Era un'abilità così rara, così difficile da padroneggiare, che chi ci riusciva veniva osservato con stupore. Se aprivi un rotolo e le tue labbra non si muovevano, la gente si girava a guardarti.

Nel IV secolo, Sant'Agostino descrisse nelle Confessioni il momento in cui osservò il vescovo Ambrogio di Milano leggere in silenzio. Lo descrisse come qualcosa di degno di nota, quasi di straordinario. Ambrogio teneva gli occhi sul testo e la sua voce taceva. Per Agostino era un fatto abbastanza insolito da meritare di essere scritto.

Spoiler: la soluzione al problema non arrivò dall'Impero, né dalla grande Roma, né dai centri intellettuali del Mediterraneo.

Arrivò dai monasteri irlandesi, tra il VII e l'VIII secolo d.C. Monaci ai margini del mondo conosciuto, che copiavano testi in una lingua — il latino — che non era la loro madrelingua. Per loro la scriptura continua era un ostacolo concreto: senza spazi, copiare correttamente era quasi impossibile.

Allora introdussero gli spazi tra le parole.

Una piccola modifica. Una scelta tecnica fatta per sopravvivenza, non per rivoluzione. Eppure è quella scelta — presa in un'isola atlantica da monaci che lavoravano al freddo — che ha reso possibile leggere in silenzio, accelerare la comprensione, e alla fine costruire tutto ciò che chiamiamo cultura scritta moderna.

Lo spazio tra le parole non è mai esistito nella scrittura romana. Esiste da circa 1.300 anni. Ed è stato inventato ai confini dell'Europa da persone che copiavano in una lingua straniera.

La cosa più ovvia che conosci ha un inventore, una data, e un motivo.

In breve:
I Romani scrivevano tutto in scriptura continua: nessuno spazio, nessuna punteggiatura
Leggere ad alta voce era l'unico modo per capire il testo — leggere in silenzio era una rarità degna di stupore
Gli spazi tra le parole furono inventati dai monaci irlandesi nel VII-VIII secolo d.C. per copiare il latino, che non era la loro lingua

21/04/2026

Sul litorale salentino c'è una parete di roccia che migliaia di persone hanno usato come diario collettivo per tremila anni.

Non un muro di pietra costruito da qualcuno. Una grotta naturale, aperta sul mare, dove chiunque passasse lasciava il proprio segno. E il risultato, oggi, è una superficie di 600 metri quadrati interamente coperta di iscrizioni.

Siamo a Roca Vecchia, nel Salento, a pochi chilometri da Lecce. La grotta si apre sul mare Adriatico e per millenni è stato il primo — spesso l'unico — punto di approdo sulla costa. Non c'era altro: nessun porto, nessun villaggio, nessuna acqua potabile nei dintorni. Solo questa grotta, con una sorgente d'acqua dolce all'interno.

E allora ci si fermava.

Navigatori fenici, mercanti greci, pellegrini messapici, soldati romani. Chiunque sbarcasse su quella costa entrava nella grotta, beveva dalla sorgente, e prima di ripartire incideva qualcosa sulla roccia. Un nome. Una dedica. Un simbolo. Una preghiera alla divinità del mare che i messapici chiamavano Taotor Andirahas, che i romani avrebbero poi ribattezzato Tutor.

Aspetta.

Le iscrizioni più antiche risalgono al XVII secolo avanti Cristo. Quelle più recenti, al II secolo dopo Cristo. In mezzo: tremila anni di voci sovrapposte, in almeno tre lingue diverse — messapico, greco, latino — che si accavallano sulla stessa parete come strati di un palinsesto mai cancellato.

E qui arriva il bello.

Nessuno sapeva che esistesse. La grotta è rimasta fuori dalla conoscenza scientifica fino al 1983, quando l'Università del Salento ha avviato le prime indagini sistematiche. In quarant'anni di scavi, è diventata uno dei principali monumenti epigrafici dell'intero Mediterraneo antico — un titolo che in Europa condivide con pochissimi altri siti, nessuno dei quali raccoglie su una superficie così concentrata scritture di tre civiltà diverse nell'arco di trenta secoli.

La sorgente d'acqua dolce, nel frattempo, è finita sott'acqua. Il mare nel II secolo d.C. ha inghiottito quella parte della grotta. Quello che per millenni era stato il motivo per cui ci si fermava — l'acqua — oggi è irraggiungibile.

Rimangono le iscrizioni.

Tremila anni di persone che hanno detto: sono passato da qui.

In breve:
A Roca Vecchia (Lecce) una grotta con 600 mq di iscrizioni in messapico, greco e latino
Frequentata dal XVII sec. a.C. al II sec. d.C. come santuario marino con sorgente d'acqua dolce
Scoperta solo nel 1983, è oggi uno dei principali monumenti epigrafici del Mediterraneo

09/03/2026

Ti ricordi quando a scuola ci insegnavano che la scrittura è nata in Mesopotamia? Beh, preparati a dimenticare tutto quello che credevi di sapere.

Nel fango di un lago greco, gli archeologi hanno fatto una scoperta che sta letteralmente riscrivendo i libri di storia. Una tavoletta di legno. Niente di speciale, potresti pensare.

Ma aspetta.

Questa tavoletta ha 7300 anni. E quello che ancora più incredibile è che custodisce simboli incisi 2000 anni prima che i Sumeri inventassero la scrittura cuneiforme.

Pensaci un attimo: mentre tutti credevano che la civiltà scritta fosse nata in Mesopotamia, in una piccola comunità europea qualcuno stava già incidendo simboli su legno. Nel 5260 a.C.

La Tavoletta di Dispilio - così si chiama questa scoperta rivoluzionaria - è stata preservata perfettamente dal fango del lago Kastoria. Come una macchina del tempo che ci sussurra: "La storia che conoscete è incompleta".

Non è incredibile come una piccola tavoletta di legno possa costringerci a riconsiderare tutto quello che sappiamo sulle origini della civiltà umana? Forse i nostri antenati europei erano molto più avanzati di quanto pensiamo.

Chi sa cos'altro ci aspetta di scoprire nel fango dei laghi dimenticati.

06/03/2026

Sul petto di una donna morta 2.400 anni fa, qualcuno aveva ripiegato un foglietto d'oro quattro volte.

Non era un gioiello. Non era un amuleto.

Era un manuale di istruzioni per l'aldilà.

Marca 1969, Vibo Valentia. Durante i lavori nell'area dell'ex palazzo INAM, l'archeologo Ermanno Arslan apre la Tomba 19 — una sepoltura alla cappuccina di embrici, nella necropoli occidentale dell'antica Hipponion. Dentro c'è una donna, con un corredo di vasi e lucerne databili al V secolo a.C.

E sul suo sterno, ripiegata quattro volte su sé stessa: una sottilissima lamina d'oro.

Sopra ci sono 16 versi in esametri greci.

Il testo dice all'anima esattamente cosa fare una volta morta. Dove non andare: la fonte del Lete, l'acqua dell'oblio. Dove andare invece: la fonte di Mnemosyne, l'acqua della memoria. Cosa dichiarare ai custodi dell'oltretomba per passare: «Sono figlio della Terra e del Cielo stellato».

Una frase di riconoscimento. Un codice d'accesso all'eternità.

Aspetta.

Questa laminetta non è solo insolita. È la più antica tra le circa 40 lamine orfiche note in tutto il Mediterraneo, e l'unica che conserva il testo completo — senza lacune. Tutte le altre sono frammentarie. Quella di Hipponion è integra, leggibile, precisa. Un caso unico.

Il testo riflette la cosmogonia orfica: gli uomini nascono dalle ceneri dei Titani che divorarono Dioniso Zagreo. Chi viene iniziato ai misteri conosce questa origine divina e può rivendicarla davanti agli dèi dell'oltretomba.

La lamina era ripiegata per nascondere il contenuto ai non iniziati. Un testo riservato, custodito sul corpo per l'unico viaggio che conta.

Spoiler:

Le guide spirituali non le hanno inventate i medievali, né i monaci tibetani. La tradizione occidentale di scrivere istruzioni per i morti è documentata almeno dal 400 a.C., in una necropoli calabrese, su un foglio d'oro delle dimensioni di un biglietto da visita.

Oggi la laminetta aurea di Hipponion è conservata al Museo Archeologico Statale Vito Capialbi di Vibo Valentia, all'interno del Castello Normanno-Svevo. Ha lasciato la Calabria una volta sola — nel 2018, per una mostra temporanea al Museo di Paestum.

Dopodiché è tornata. Come da istruzioni.

In breve:
Nel 1969 a Vibo Valentia, Ermanno Arslan trovò sul petto di una donna una lamina d'oro ripiegata quattro volte con 16 versi greci.
Il testo orfico guida l'anima nell'aldilà: indica quale fonte bere, cosa dichiarare agli dèi e come rivendicare un'origine divina.
È la più antica e l'unica completa tra circa 40 lamine orfiche del Mediterraneo; è conservata al Museo Vito Capialbi di Vibo Valentia.

Indirizzo

Via Arnolfo 43
Florence
50121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+390553860403

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