Francesco briganti d.i.

Francesco briganti d.i. produzione e vendita di apparecchiature elettro medicali per l'uso specialistico e generico nei campi della medicina, della biologia e della nutrizione

… il sabato del villaggio …Ovvero: il  “ board office “ (1) o siamo chi siamo e conoscersi e riconoscersi è un dovere!Pr...
21/02/2026

… il sabato del villaggio …
Ovvero: il “ board office “ (1) o siamo chi siamo e conoscersi e riconoscersi è un dovere!

Premessa breve ma sostanziale. La “gente” diventa massa informe quando rinuncia a pensare e accetta di essere gregge osservato da un pulcioso cane che non guida ma controlla.
Esistono invece e di contro verso le “persone”, esseri rari che ascoltano oltre il sentire e vedono oltre il guardare, decisi a vivere da autori la propria esistenza e capaci di riconoscere agli altri lo stesso diritto.
Nel dialetto partenopeo, scrivere un aggettivo prima o dopo un sostantivo ad esempio: “ un cane pulcioso ” o “ un pulcioso cane ” cambia prospettiva: nel primo caso è una condizione diffusa e sostanzialmente innocente, nel secondo esiste una responsabilità individuale per scelte precise, siano esse consapevoli o figlie di un divenire tra cause ed effetti a precederle.

E’ una strana notte questa. E’ una di quelle in cui, in questa val di Nievole, nella brezza di un febbraio più marzolino che fedele a sé stesso, io sento stranamente forte il profumo di quel mar Tirreno che, pure, è troppo lontano per essere reale.

E’ una di quelle notti in cui se guardi al cielo, ti viene da pensare che quelle stelle a ricambiare il tuo sguardo, sono le stesse che hanno osservato gli orrori di Treblinka, di Mathausen , di Auschwitz ed allora, improvvisamente ti accorgi che “ aggettivare “ qualcuno o qualcosa tipo l’attività di un uomo, di un governo, di un intero paese ad essere: sospeso/i tra istinto e coscienza, tra paura e libertà, tra bisogno di appartenenza e desiderio di protagonismo è giusto, ma solo se figlio di un’esperienza, di una storia, di un vissuto!

Le persone dovrebbero guardarsi negli occhi, finestre dell’anima che rivelano sincerità e rispetto.
Io ho, sin troppe volte immaginato la morte, stanco del rumore del mondo, lasciando che i pensieri si cullassero in fantasticherie oscure, quasi una resa anticipata al peso dell’esistenza in questo “ luridolercioschifodipaese (crasi eccetera eccetera) “.
Poi, alzando lo sguardo, le stelle mi sono parse preghiere sospese, memoria silenziosa delle tragedie che attraversano la storia e delle indifferenze che abitano le nostre case, i nostri tribunali morali quotidiani, le nostre coscienze distratte.

Ho provato paura: per me, per la famiglia, per chi nascerà in un mondo incerto e già ferito prima ancora di essere compreso. Gli Ulivi del mio intorno, mossi dal vento, sotto una pioggia minacciata ed un vento ad essere quasi una vendetta, nel buio a sembrare infinito mi hanno reso una sensazione come fossero il cammino verso una fine annunciata.
In quella paura ho voluto credere in un dopo capace di giudicare, perché senza giustizia nulla avrebbe senso e l’uomo resterebbe un animale ignaro di sé. E questa che fanno le mie notti insonni: con il loro silenzio rumoroso, restituiscono le domande che il giorno nasconde e che la politica sempre più spesso evita.

Avvicinandomi a questa tastiera ho voluto sperare che il dialogo prevalga sulla vendetta e che la parola possa ancora salvare ciò che la violenza distrugge.
La paura si è attardata e trasformata in una speranza: pentimento dei colpevoli e respiro agli innocenti, che si possa almeno raccontare a quelle che sono sempre le vittime designate.

È in questa fragile speranza che si dovrebbe inserire il dibattito su nuove iniziative internazionali di pace, tra cui il cosiddetto “ board of peace “ evocato come possibile spazio di negoziazione e confronto, ma selettivo e selezionato laboratorio imperfetto di umanità prima ancora che strumento geopolitico.

Ed invece a me resta sempre un dubbio e delle domande a rifinirlo: “ chi ne sono i protagonisti? “; “ qual’è il loro scopo palese o recondito fosse, a muoverli veramente? “. C’è una risposta oggettivamente possibile a queste prime domande? “.

A me, e sia sinceramente detto, pare proprio di no. La Storia passata e soprattutto recente dei protagonisti: quasi tutti esponenti di governi e fare delle libertà individuali sempre più delle vane speranze, e, soprattutto, per ciò che ci riguarda, le attività, le caratteristiche e la storia di questo governo a comandare: giacché governare è davvero un’altra faccenda!, mi lasciano decisamente perplesso.

Così la riflessione personale si apre al piano collettivo. La pace non è una parola retorica da spendere per nascondere un intento affaristico e comunque prevaricatore, ma è fatica quotidiana, esercizio di ascolto e riconoscimento reciproco, scelta controcorrente rispetto alla seduzione della forza.
Sperare diventa gesto politico prima ancora che morale, essendo l’unica resistenza al cinismo più dilagante e diffuso!
Restare persone tra la gente significa non rinunciare al dubbio, alla compassione e alla responsabilità, anche quando il mondo sembra correre verso la propria stanchezza morale. Al momento è solo una speranza dunque! Altrimenti fosse che altro resterebbe se non continuare a credere

che l’uomo deve ancora scoprire sé stesso o sarà solo una corsa all’ultima definitiva notte?
Francesco
continua domani

Foto: Quotidiano Nazionale

… Essere ed Apparire  (fine) ...ovvero: spero, promitto e iuro reggono l’infinito futuro! Funzioneranno, fun zio ne ran ...
20/02/2026

… Essere ed Apparire (fine) ...
ovvero: spero, promitto e iuro reggono l’infinito futuro! Funzioneranno, fun zio ne ran NO!

Una cantilena; una di quelle che ti restano in testa come pubblicità molesta, imparata tra verbi latini e interrogazioni punitive. Sperare, promettere, giurare. Tre verbi che oggi suonano come colonna sonora del pre‑referendum, rimbalzando tra piazze svuotate, studi televisivi saturi e social trasformati in fogne semantiche. Cambia il palcoscenico, mutano le alleanze, si aggiornano gli slogan, ma la grammatica del potere resta quella dell’infinito futuro. Si giura responsabilità mentre si alimenta il conflitto, si promette chiarezza in mezzo alla nebbia istituzionale, si spera che il popolo si alieni abbastanza da confondere propaganda e realtà!

Fateci caso: Giorgia Meloni giura che il referendum sarà un esercizio di sovranità popolare, promette stabilità e spera che la parola “ riforma ” continui a suonare come soluzione universale, analgesico istituzionale buono per ogni mal di sistema.
Matteo Salvini promette semplicità, giura difesa degli italiani e spera che il voto diventi plebiscito identitario, referendum trasformato in derby permanente tra paure e slogan.
Tajani (chi?) lo hanno spedito in America così potranno dire che la Costituzione non é stata violata giacché in quel continente, in realtà ed in fondo, non è andato nessuno!

Fateci caso: tutti loro evocano il popolo come reliquia sacra e mentre alle Europee invitavano a disertare i seggi, adesso dicono che il popolo è sovrano e che votare è un dovere! Persino quel senatore La Russa che vanta l’orgoglio e l’amore per un vigliacco che fuggiva travestito da tedesco, adesso giura su quegli stessi bronzi che chi si astiene è solo uno sporco comunista!
Ed ecco che, di nuovo ed a convenienza, il popolo viene invocato come giuria, utilizzato come scenografia, celebrato come mito fondativo, ma solo perché ADESSO E’ ANCORA TEMUTO come una variabile incontrollabile.

E quindi’ il referendum! L’oracolo laico Di una Repubblica stanca! La scheda che diventa confessionale politico, la matita copiativa elevata a bisturi costituzionale, la croce trasformata in atto di fede civica in un paese che della fede vera diffida visto che: il Vaticano suggerisce di votare NO e questo non è tollerabile! Ed allora si promette semplificazione,ma si produce complessità, si giura partecipazione, ma si coltiva disaffezione, si spera coinvolgimento, ma si alimenta l’odio fratricida.

E così il dibattito pubblico implode. I talk show ringhiano, i social urlano, gli esperti pontificano e i co****ni si gonfiano, generando un rumore di fondo che ha già trasformato la democrazia parlamentare in un karaoke di decreti la cui urgenza é come quella di chi davanti ad una fontana continuasse a dire che muore di sete! Questo SONO: nuovi tribuni, ma vecchi notabili IN CAMICIA NERA A giurare stabilità mentre praticano opportunismo come fosse una disciplina olimpica; SONO tecnocrati convinti che meno si capisce più li si accetta!

Il risultato è un referendum raccontato come resa dei conti, venduto come svolta epocale e vissuto come routine elettorale da un paese emotivamente esausto. E poi noi. Noi che quella cantilena la conosciamo da sempre. Noi che sappiamo come sperare sia umano, promettere sia politico e giurare sia teatrale. Noi che entriamo nella cabina elettorale con la rassegnazione di chi ha visto troppe promesse evaporare e troppi giuramenti dissolversi nel primo compromesso utile.
Ecco perché: spero, promitto e iuro reggono l’infinito futuro! Ma la democrazia sopravvive solo nel presente indicativo. E questo presente dice che il referendum non è redenzione, non è rivoluzione, non è resa dei conti finale: è semplicemente uno strumento, e come tutti gli strumenti dipende da chi lo usa da come si usa e da come lo si racconta.

Ora che ancora si può, conservate la memoria, diffidate dell’enfasi, pesate le parole ed i silenzi. Contate le promesse, annotate i giuramenti, smontate le illusioni prefabbricate. Perché la vera posta in gioco non è la vittoria del sì o del no, ma la sopravvivenza di politica e sociale di chi è capace di distinguere: tra politica e marketing, riforma e slogan, futuro e pubblicità del futuro!
Perché stavolta non è questione di fiducia, ma di lucidità. Non è fede, ma responsabilità più che parole vuote e senza conseguenze! E soprattutto non è promessa, ma una memoria salvifica a dirci che se vince il SI’, saremo solo all'ultimo passo a mancare ad una RESTAURAZIONE FASCISTA! Dunque: Meloni sì/MELONI NO! Questo è il succo di tutto!

Perciò smettiamola di mettere le mani avanti temendo la vittoria del SI'; smettiamola giacché è ora di dirci e di decidere che in quel caso saremo tutti chiamati A DIFENDERE QUESTA DEMOCRAZIA! Giacché se cosi non fosse, già da ora saremmo degli inutili quacquaracquà a cianciare del nulla cosmico! Giacché:

“ ... Mattarella ha ragione, dobbiamo tutti abbassare i toni, ma io sono Giorgia Meloni: la donna, la madre, la cristiana ed ancora ho visto delle ZECCHE ROSSE a Palermo sentenziare che IO, dea trampiana, devo risarcire una ONG che salva dei miserabili, sporchi migranti, di ben 76.000 EURO; quindi che: il signor Presidente si fotta pure!, tanto è solo una questione di tempo; poi e com’è giusto che sia ...

ve la do io la vera democrazia liberale altro che quei due buffoni a farmi da compagnia! “.
francesco

Foto: Youtube

… ESSERE O APPARIRE (2) …ovvero:  quando il troppo è davvero TROPPO ed occorre dire BASTA!In undici anni del proprio man...
19/02/2026

… ESSERE O APPARIRE (2) …
ovvero: quando il troppo è davvero TROPPO ed occorre dire BASTA!

In undici anni del proprio mandato il nostro Presidente della Repubblica non era mai andato a presiedere una riunione ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura. Ebbene, in questo nefasto giorno per la nostra Repubblica NATA DALL’AZIONE PARTIGIANA, il Presidente Mattarella in apertura della detta riunione è STATO COSTRETTO a richiamare all’ordine, alla civiltà ed al rispetto TUTTE LE ISTITUZIONI dello STATO ITALIANO a mantenere il RISPETTO CIASCUNA per OGNUNA DELLE ALTRE che siano: L’Esecutivo (il Governo); il Legislativo (il Parlamento); il Giudiziario (la Magistratura).

Questa Sua dichiarazione: non esplicitamente dichiarata altrimenti, era, è stata, ed è conseguenza assoluta delle dichiarazioni che il ministro Nordio: che non mi pare fosse ubriaco nel dirlo, ha fatto nell’affermare che la Magistratura è “ una ASSOCIAZIONE PARAMAFIOSA “ IVI COINVOLGENDO LO STESSO Presidente Mattarella.

Quindi e venendo al s**o del problema ricordiamo che il bel paese era una terra come tante altre: ma ad essere in più, colma di riferimenti storici ed artistici e caratterizzata: come ogni altra terra al mondo, dai propri vizi e dalle proprie virtù. Uno di questi vizi è sempre stato una spiccata tendenza all’incoerenza ed una fattuale “ corta memoria “ a permetterle sia i gesti del più grande eroismo, ma anche le più meschine vergogne! Ognuna acclarata e riconosciuta nell’intero orbe terracqueo essendo esecrate, sconfitte e condannate dalla storia!

Una di queste vergogne é stato il fascismo che nato da un socialista che prometteva “ … la terra ai contadini … “ poi si vendeva alla proprietà terriera ed a quella Monarchia Sabauda le cui caratteristiche principali erano state fino a quel momento “ il trasformismo e l’adattabilità politica che poi l’ha portata all’esilio. Fu infatti il re “ VITTORIO EMANUELE III “ che convinse il gran consiglio del fascismo a tradire il proprio profeta!
Profeta che, poi, aggiunse vergogna alla vergogna di aver provocato una guerra civile; quella di essere catturato dai partigiani mentre FUGGIVA IN SVIZZERA per di più travestito, da quel vigliacco che era, da soldato tedesco!

Io sono, quindi, una persona cerca di fare buon uso della propria memoria e quanto sopra era la premessa doverosa a quanto leggerete da qui in poi! Giacché: c’è un rumore di fondo che attraversa l’Italia contemporanea. Non è il frastuono di una crisi improvvisa, ma il suono continuo e logorante di uno scontro politico che sembra non concedersi tregua.
Ogni giorno il dibattito pubblico si accende di toni ultimativi, come se ogni questione fosse definitiva e ogni compromesso una resa. In questo clima, la politica smette di essere spazio di composizione e diventa arena permanente. E mentre i contendenti alzano la voce, una parte crescente del Paese abbassa lo sguardo e si allontana.

L’astensione elettorale non è soltanto un dato statistico: è un segnale emotivo e culturale. È il gesto silenzioso di chi non si sente rappresentato, di chi osserva la distanza tra promesse e realtà allargarsi fino a diventare una frattura speriamo ancora sanabile! Quando il cittadino percepisce che la propria partecipazione incide poco o nulla, la democrazia entra in una zona buia. Non si tratta di disaffezione improvvisa, ma di un lento raffreddamento del legame tra individuo e istituzioni, una stanchezza che si deposita come polvere sulle coscienze civili.

Dentro questa distanza cresce un nervosismo sociale difficile evidente e facile da avvertire. È presente nei discorsi quotidiani, nelle paure economiche, nella sensazione diffusa di precarietà. A esso si accompagna, quasi per paradosso, una rassegnazione composta: una forma di adattamento che consente di procedere, ma che rischia di trasformarsi in ignavia collettiva. Quando la tensione non trova sbocchi costruttivi e la rassegnazione smorza l’iniziativa, il tessuto sociale si fa più fragile. La comunità continua a esistere, ma fatica a riconoscersi come progetto condiviso ed in evoluzione!

In questo contesto si inserisce il tema della criminalità comune, spesso evocato come sintomo e talvolta come capro espiatorio. Il disagio sociale non genera automaticamente violenza, ma può creare le condizioni in cui essa attecchisce con maggiore facilità. Le forme di microcriminalità riflettono fratture economiche e culturali che attraversano l’intera società, coinvolgendo cittadini italiani e immigrati in misura diversa ma dentro lo stesso quadro di vulnerabilità creduta come senza uscita! Ridurre il fenomeno a una contrapposizione identitaria sarebbe una semplificazione pericolosa: la sicurezza non può essere separata dalla coesione sociale e dalle opportunità offerte a chi vive ai margini.

Il punto, forse, non è stabilire chi abbia ragione nello scontro politico, ma interrogarsi su ciò che questo conflitto produce nel corpo vivo del Paese. Una democrazia che si abitua all’astensione e al disincanto rischia di perdere la propria energia vitale. Ricostruire, perciò, la fiducia richiede un linguaggio pubblico meno ossessionato dalla vittoria immediata e più attento alla durata delle soluzioni. Significa riconoscere che la stabilità sociale non nasce dal silenzio delle tensioni, ma dalla capacità di affrontarle senza trasformarle in guerre permanenti.

L’Italia si trova davanti a una scelta che non è soltanto politica, ma culturale. Può continuare a consumarsi in un conflitto che alimenta distanza e sfiducia, oppure tentare la via più faticosa di un confronto capace di includere. In questa alternativa si gioca non solo l’efficacia delle istituzioni, ma la qualità stessa della convivenza civile. E forse il compito più urgente, oggi, è restituire senso alla partecipazione: ricordare, TUTTI, che una comunità esiste davvero E solo quando i suoi membri decidono di abitarla non da spettatori, ma …

da protagonisti consapevoli ED E’ questo che il 22/23 marzo votando NO!, TUTTI faremo.
francesco

Foto: Il Messaggero

… Post scriptum …Ovvero: lassù dove piove dal basso ed anche i Boss, a volte, piangono!Nella Costellazione del Cane Magg...
18/02/2026

… Post scriptum …
Ovvero: lassù dove piove dal basso ed anche i Boss, a volte, piangono!

Nella Costellazione del Cane Maggiore ad appena 5 o 6 parsec da Sirio il pianeta Furud gira lentamente attorno alla stella omonima con un orbita completa che di solito è di 14 maree, 2 maremoti, otto tsunami e qualche spicciolo di “ Onda alta “ che non guasta mai; il che, tradotto in tempo terrestre, equivale a 23 anni, 11 mesi, 30 giorni, 23 ore e 55 minuti; più spiccioli di secondi! Qualcuno penserà che deve essere una vita di m***a con tutto quel maltempo: ad esempio quando due polipi si danno un appuntamento cosa si dicono: “ … ci vediamo al bar di Mario a al primo maremoto e settimo tsunami? “ … Mah!!, meglio lasciar perdere!

Comunque sia, sono certo che Voi non avete dimenticato che su Furud l’unica vita intelligente è quella degli Octopus antropomorfi: i polpi come li chiamiamo noi ad essere la specie prediletta dal Boss: sempre sia lodato che non si sa mai! Ragione per cui: quello che per noi sarebbe un tempaccio difficile anche da tenerne il conto, per i polpi è uno spasso continuo.
Tutto quanto sopra era necessario per tre ragioni molto semplici: a) perché i polipi di Furud sono lo spasso maggiore del Boss: sempre sia eccetera eccetera che non si sa mai!; b) attorno a Sirio c’è una colonia penale ad essere una sorta di “ pre-inferno “ dal quale è impossibile scappare visto che non esistono mappe per arrivarci e/o ripartire se non con un miracolo del Boss: sempre sia eccetera eccetera; c) perché adesso io so che posso fare a meno di dirvi quali sono gli ospiti fissi a popolare quel limbo.

Questa storia nasce giacché in un momento di noia e frenesia di ammodernamento, il Boss (ecc. ecc.) ha trasformato quell’eden paradisiaco di Sua residenza ed al confine dello spazio tempo conosciuto, in una sorta di grattacielo di 250 universi tra paralleli e sovrapposti. La cosa, in realtà ha creato ( e mi pare una logica conseguenza) una certa confusione giacché e ad esempio, il destino di un universo finiva per sbaglio in un altro e così, e tanto per cambiare, succedeva che in quello dei cavallucci marini il tempo creava dei deserti mentre in quello di Furud piovevano meteoriti.

Uno di questi meteroriti, per sbaglio (?) ma ci credo poco visto il sorriso sotto la barba del Boss, sfiorava di striscio il Polpo Tentaculus Magnus che da quel momento cambiò il proprio nome in “ TRE TENTACOLI “ covando, in aggiunto, un estremo risentimento per il Boss al punto tale da attorniarsi di altri fortunati come lui nel dare origine ad una fronda decisamente contraria al Sistema. Il Boss, che sa sempre tutto e sempre sia eccetera eccetera, spedì, ex abrupto, i componenti della fronda sulla colonia penale in orbita attorno a Sirio. Ed allora:

Nel pre‑inferno orbitante attorno a Sirio la giornata iniziava sempre con la Sirena delle Lamentele, un suono lungo e straziante che ricordava a tutti i prigionieri che un’altra gloriosa sessione di espiazione stava per cominciare. Tre Tentacoli la odiava con tutte e otto le ventose. Non perché fosse particolarmente dolorosa, ma perché arrivava sempre cinque minuti prima del caffè, che nel pre‑inferno era una brodaglia grigia capace di far rimpiangere l’acqua di mare.

Tre Tentacoli era il capo riconosciuto e autoproclamato della Fronda anti sistema, un gruppo di prigionieri di Furud convinti che da qualche parte esistesse una scappatoia burocratica per uscire da quel non luogo realmente irreale! Il loro quartier generale era una cella comune arredata con tre sgabelli rotti e un tavolo storto, che loro chiamavano con orgoglio “Sala Strategica”.
“ Compagni di sventura, “ esordì Tre Tentacoli battendo un tentacolo sul tavolo, che rispose staccandosi da un lato. “ Il prossimo miracolo del Boss è imminente … “ Lasciando tutti a bocca aperta e con il fiato sospeso al punto che il Boss stesso dovette emettere un brontolio diffuso affinché, causa distrazione di massa, nessuno soffocasse per inerzia.

Il Boss quindi: e sempre sia lodato e protocollato, governava l’universo con l’efficienza di un ufficio pubblico cosmico. Nessuno lo vedeva quasi mai, ma le sue circolari arrivavano puntuali sotto forma di fenomeni inspiegabili e modulistica infinita. Coma ad esempio ed in quel momento, le due figure che attraversavano i corridoi del pre‑inferno con l’aria di ispettori in visita. Erano il Francé, angelo dalla faccia tosta e dal sorriso pericolosamente e diplomaticamente sfottente, che camminava accanto a Pietro che reggeva il registro dei buoni e pessimi: leggi iI furudiani, spesso e rispettivamente tanti quanto quanto l’enciclopedia “ Trepulci “ in voga su Beteljeuse A.
“ Ricordati, “ borbottò Pietro, “ siamo qui solo per un controllo di routine.” “Certo,” rispose il Francé. “ Ed io sono qui solo per fare amicizia con eventuali rivoluzionari .. “.

Quando entrarono nella Sala Strategica, trovarono la Fronda nel pieno di una discussione accesa su come evadere usando una catapulta costruita con lenzuola e ottimismo. “ … Interessante … “ commentò il Francé applaudendo piano. “ Un progetto decisamente ambizioso … “ Tre Tentacoli lo fissò sospettoso. “ Chi siete? “. “ Negoziatori del Boss … “ disse Pietro con tono ufficiale. “ … Siamo qui per annunciare un evento straordinario senza precedenti e volevamo essere sicuri che tutti sarebbero stati attenti alla cosa …. “ concluse chiosando maliziosamente.
Come a confermare le sue parole, il pre‑inferno tremò leggermente. Dal soffitto scese una campanella dorata appesa a un modulo timbrato. Il Francé la prese con cautela
“ Istruzioni? “ chiese rivolgendosi ad uno spazio tempo senza tempo e senza spazio mentre dal modulo che fluttuava leggero usciva una voce burocratica, sottilmente ironica e platealmente sardonica: “ Suonare solo in caso di necessità assoluta e previa compilazione del modulo B‑612 in triplice copia ”.

La Fronda esplose in proteste. “ Non abbiamo moduli! “ gridò qualcuno. Tre Tentacoli sentì un brivido percorrergli i suo 5 monconi “ Questa è la nostra occasione. Se il miracolo richiede burocrazia, allora possiamo sabotarla! “ Il Francé sorrise: “ Oppure potremmo collaborare. Il Boss apprezza le iniziative creative … “. Quindi alzò la campanella mentre Pietro preparava il timbro ufficiale e l’intero pre‑inferno tratteneva il respiro e tutt’intorno si sparge va un profumo di primule andromediane che su tutti gli altri pianeti dell’universo puzzavano come una fogna scoppiata nel mese di agosto su Beteljeuse B.
“ Il Boss non si smentisce mai … “ Pensò il France un attimo prima di vomitare il panino integrale alle 5 mosche mangiato solo due tempeste e tre tsumani prima!
“ È indetto il Grande Referendum Cosmisco,” annunciò una voce proveniente da un foglio timbrato. “ Votazione obbligatoria. Quesito: approvate la ristrutturazione definitiva del pre-inferno? ”

Il progetto fu distribuito in copie illeggibili. Prometteva efficienza, ordine e modernità. In allegato, una nota tecnica prevedeva corridoi più stretti, sirene più lunghe e una razionalizzazione del caffè che lo rendeva teoricamente infinito e praticamente imbevibile.
La Fronda studiò il testo per ore. Tre Tentacoli osservava in silenzio. “ Ci dicono,” disse infine, “ che il nuovo sistema eliminerà il caos. Ma il caos attuale almeno lo conosciamo. Un disastro familiare è preferibile a uno sperimentale.”
Seguì un dibattito acceso. Alcuni temevano di perdere l’occasione di migliorare; altri ricordavano con precisione statistica l’ultima riforma. Il Francé ascoltava divertito, mentre Pietro preparava i timbri con la serietà di un sacerdote. Il giorno del voto, il pre-inferno si trasformò in un seggio ordinato. I prigionieri sfilarono davanti allo sportello. Ognuno usciva con un’espressione pensosa, come se avesse appena firmato un trattato con sé stesso.

Quando toccò a Tre Tentacoli, il silenzio divenne quasi rispettoso. Posò il tentacolo sul pulsante del NO con la calma di chi preferisce la cautela all’entusiasmo. I membri della Fronda lo seguirono, non per ostinazione ma per memoria. Il risultato apparve sul display con un lampeggio sobrio: “ RIFORMA RESPINTA! L’ASSEMBLEA BOCCIA LA RIFORMA! “.
Nulla cambiò. I corridoi restarono storti, la sirena identica e il caffè irrimediabilmente grigio. Eppure nel pre-inferno si diffuse un sollievo inatteso. Avevano scelto di conservare un difetto noto invece di adottarne uno garantito. Tre Tentacoli sorrise ai compagni. “ Non abbiamo fermato il progresso, ” disse. “ Abbiamo solo chiesto di pensarci ancora.”
E da qualche parte, sotto la barba del Boss, si udì un ridacchiare sommesso e approvante: persino lui, custode di tutti i miracoli e sempre sia lodato sapeva bene che ...

a volte il gesto più rivoluzionario, prudente e ragionato E’ VOTARE UN SALVIFICO NO! ...
francesco

Foto: Skytg24

… Redde rationem (fine) …ovvero: “ Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ha espre...
17/02/2026

… Redde rationem (fine) …
ovvero: “ Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ha espresso critiche molto severe sul meccanismo di sorteggio proposto dalla riforma della Giustizia (referendum costituzionale), definendolo in particolare per i membri "laici" del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) come una "truffa" o "mezza truffa". Ecco la differenza sostanziale delineata da Gratteri tra le due tipologie di sorteggio:
Sorteggio Magistrati (Componente Togata): Gratteri sostiene che un vero sorteggio dovrebbe avvenire tra tutti i magistrati in servizio, garantendo la casualità.
Sorteggio Politici/Laici (Componente Laica - "Sorteggio Temperato"): Gratteri boccia il cosiddetto "sorteggio temperato".
Secondo il magistrato, la politica pre-seleziona un elenco ristretto di nomi (es. 50-100 nomi su migliaia di avvocati/professori) scelti sulla base di "provata fede" politica e proporzionalità dei partiti. Estrarre a sorte da questo gruppo pre-selezionato non è, per Gratteri, un sorteggio autentico, poiché chiunque venga estratto risponde comunque agli interessi della politica che ha stilato la lista.
In sintesi, la critica di Gratteri si concentra sul fatto che il sorteggio laico è "truccato" perché avviene su una rosa di nomi già scelti dal Parlamento (i "laici" sono nominati dalla politica), garantendo che i membri scelti rispondano comunque a logiche di potere e non alla pura casualità o al merito. (Google/it; ndr) “.

La memoria è una qualità preziosa. Non è solo l’archivio del passato, ma è supporto al e collaborazione del presente. Nei ricordi convivono le stagioni della nostra vita: l’infanzia luminosa, le inquietudini della giovinezza, le disillusioni e le scoperte dell’età matura. Quando la memoria si accende, ciò che è stato non ritorna come semplice nostalgia, ma come strumento di misura. Ci aiuta a valutare ciò che siamo diventati e, soprattutto, ciò che, ancora, stiamo per diventare.

Nei giorni di pausa e di festa, quando gli incontri sospesi nel tempo finalmente si realizzano, la memoria si fa carne viva. Un abbraccio, uno sguardo che riconosce, una parola detta senza difese bastano a riaprire sentieri che credevamo perduti. In quei momenti passato e presente si sovrappongono, e comprendiamo che la nostra identità non è una linea retta, ma un intreccio continuo di esperienze che ci interrogano, ma che spesso ci forniscono anche delle risposte!

Scrivere nasce da questa esigenza di interrogazione. È il mio modo di abitare il mondo senza subirlo passivamente. Quando la realtà appare opaca o contraddittoria, la pagina diventa uno spazio di respiro. Scrivendo penso, e pensando scopro che le domande contano spesso più delle risposte. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove stiamo andando? E soprattutto: perché scegliamo ciò che scegliamo?

Ogni società si fonda su decisioni collettive che riflettono una visione dell’uomo. Le leggi, le istituzioni, le regole condivise non sono entità astratte: sono il risultato di un patto implicito tra individui che accettano di convivere riconoscendosi diritti e doveri reciproci. Questo patto vive solo se i cittadini lo comprendono e lo custodiscono con vigilanza critica. La democrazia non è un automatismo; è un esercizio quotidiano di responsabilità: ma, soprattutto, NON E’ assoggetarsi ad un unico pensiero globale!

In questo senso, ogni referendum rappresenta un momento di verità. Non è soltanto una procedura tecnica, ma un atto di coscienza collettiva. Votare significa assumersi la responsabilità delle conseguenze, accettare che la libertà personale trovi compimento nella scelta informata. Dire “sì” o dire “no” non è mai un gesto neutro: è una dichiarazione di fiducia o di dissenso verso una direzione di marcia.

E’, perciò una scelta politica! Ricondurre il prossimo referendum ad un: “ Meloni sì/Meloni no “ diventa una scelta del e per il futuro!

Io guardo a questo passaggio con lo stesso spirito con cui osservo la mia vita: interrogandomi. Mi chiedo se la proposta in questione rafforzi davvero la dignità dell’individuo, se tuteli l’equilibrio tra libertà e giustizia, se apra spazi di partecipazione oppure li restringa. E nel pormi queste domande avverto il peso della memoria storica, delle esperienze accumulate da chi ci ha preceduti e che non possiamo permetterci di ignorare.

La storia insegna che ogni semplificazione eccessiva della complessità umana porta con sé il rischio dell’errore. L’uomo è creatura imperfetta, capace di slanci generosi e di cadute rovinose. Proprio per questo le regole comuni devono essere costruite con prudenza, rispetto e lungimiranza. Quando percepisco che una scelta collettiva potrebbe incrinare questo equilibrio, sento il dovere di oppormi.

Il mio invito al NO nasce da qui: non da una chiusura pregiudiziale, ma da una riflessione che intreccia ragione e memoria. Dire NO, in questo caso, significa chiedere tempo per capire meglio, significa difendere uno spazio di cautela contro la fretta delle decisioni irreversibili. È un atto di responsabilità verso noi stessi e verso le generazioni future.
E’ una pura e semplice difesa della nostra Costituzione giudicata urbi et orbi la più bella mai scritta al mondo!

Non credo nelle verità imposte dall’alto, né nelle soluzioni miracolose. Credo invece nella fatica del pensiero condiviso, nella discussione civile, nella possibilità di dissentire senza diventare nemici. Un NO espresso con consapevolezza non è un rifiuto sterile, ma un contributo al dialogo democratico. È la prova che la cittadinanza è viva e non delega ciecamente il proprio destino.

Pensare e scrivere di tutto questo non riempie le mie o le Vostre tasche, né risolve magicamente i problemi quotidiani. Tuttavia mi permette di restare fedele a una forma di coerenza interiore. Ogni parola tracciata è un tentativo di dare ordine al caos, di trasformare l’inquietudine in consapevolezza. E se anche questo sforzo producesse soltanto una maggiore chiarezza personale, sarebbe già un risultato non trascurabile.
Alla fine, ciò che conta è continuare a porsi domande. Una comunità che smette di interrogarsi è una comunità che rinuncia alla propria libertà. Per questo invito chi legge a non considerare il voto come un adempimento distratto, ma come un momento di riflessione autentica. Io, dopo aver pesato ragioni e timori, scelgo di dire NO. Lo faccio con rispetto per chi la pensa diversamente, ma con la convinzione che la democrazia viva proprio di queste scelte meditate.

A valle di tutto quanto sopra e se il mio pensiero può offrire anche e solo uno spunto di riflessione, allora la scrittura avrà compiuto ancora una volta la sua funzione: non quella di imporre certezze, ma di aprire spazi di coscienza; di controverso il pensiero: uniformato ed imposto come unico, uccide ogni mente! Quindi è proprio in questi spazi ...

fragili e preziosi, che una società libera deve trovare la propria forza per difendere sé stessa!
francesco

Foto: Ticinolive

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Uzzano
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