21/07/2026
Acqua e consorzi di bonfica in FVG. Invito alla lettura e ascolto.
Acqua 2. Consorzi e agricoltori: la guerra dei Roses
di Raffaele Testolin
Nella mia vita di docente di frutticoltura, ho avuto in passato violenti scontri con i responsabili dei consorzi di bonifica per la fornitura dell’acqua agli agricoltori.
A fine inverno, tra gennaio e marzo, ci sono frequenti periodi di siccità in Friuli tanto che ho avuto le mie difficoltà a spiegare ai viticoltori che mettevano a dimora le barbatelle di vite, che le viti erano morte non per colpa del vivaista che aveva fornito le piante, ma perché non erano state bagnate.
Ancora molti agricoltori non mi credono, ma è così.
Bene. Tornando ai consorzi di bonifica, alcuni gestori di questi consorzi sono convinti che in Friuli si coltivi solamente mais e che il fabbisogno di acqua in agricoltura inizi a giugno. Con questa strana idea, fino a giugno si soddisfano altre esigenze, si fanno le pulizia di Pasqua, prosciugando i canali per non annegare gli operai che lavorano dentro.
L’agricoltura in Friuli non è solo mais. C’è l’orticoltura, c’è chi coltiva le primizie sotto copertura, c’è chi coltiva vigneti e frutteti: tutte attività che hanno bisogno di acqua fin dai primi mesi dell’anno e tutte attività che hanno difficoltà a trovare udienza presso i gestori dei consorzi di bonifica. Ho definito la guerra dei Roses il conflitto continuo tra agricoltori che chiedono l’acqua, magari a domanda e non a turno, e i gestori dei consorzi.
Cosa dire. Ci sono certamente ragioni oggettive che rendono difficile la soluzione del problema, ma qualche attenzione in più nei confronti delle attività agricole, credo sia legittimo chiederla ai consorzi.
Nella puntata precedente abbiamo detto che le risorse idriche sono scarse e l’agricoltura fa la parte del leone. E allora, prima o poi, bisognerà ridurre ancora sensibilmente la coltivazione del mais, a favore di altre colture meno esigenti in termini di acqua, come girasole o sorgo e magari prendere il toro per le corna e risolvere lo spreco dei pozzi artesiani, che pescano dalla falda profonda 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e impoveriscono le disponibilità idriche delle falde sempre più difficili da riempire. Nessuno sa quanti siano questi pozzi in Regione ma si stima siano tra i 50 mila e i 55 mila. Non sarà arrivata l’ora di disciplinarli?
Termino con un accenno agli invasi artificiali. Sono una grande soluzione e, tutto sommato, semplice. Non si capisce perché ci voglia così tanto per progettarli e realizzarli.